Agostino Spataro
AGRIGENTO PRIMI ANNI ’70: LA TERRIBILE MINACCIA “FAREMO SALTARE I TEMPLI CON LA DINAMITE” I giovani devono sapere che nella fase difficilissima, torbida del dopo frana, oltre alla “rivolta” con i bulldozer contro il Genio civile, abbiamo dovuto fronteggiare vari tentativi d’intimidazione contro dirigenti del Pci e della Fillea-Cgil, le uniche forze che si opponevano alla valanga degli speculatori edilizi che strumentalizzavano settori di lavoratori disoccupati. A un certo punto, giunse la minaccia più grave, terribile: “faremo saltare i Templi (“sti quattru petri” così li chiamavano i fomentatori di disordini) con la dinamite. L’obiettivo dichiarato era far saltare i Templi e così “unire” (con altri tolli di cemento,) la città con S.Leone. Peggio dei Cartaginesi! Dai frequenti incontri con le autorità di polizia di Ag, sapemmo che la minaccia era ritenuta possibile, tant’è che la Questura di Agrigento, per diverso tempo (mesi e mesi), organizzò un servizio notturno di vigilanza ai Templi. Stavamo con il cuore in gola che potesse accadere un misfatto del genere. Aggiungo che la prima proposta per la realizzazione del Parco Archeologico (anche per difendere il perimetro del decreto Gui-Mancini) fu elaborata e presentata dai deputati del PCI all’ARS. Così come ci impegnammo nel Parlamento nazionale per realizzare la Scuola superiore di Archeologia e per un intervento adeguato (poi realizzato) per salvaguardare il costone orientale del Tempio cdi Giunone colpito da una ampia frana. Insomma, negli anni ’70 e ’80 il PCI mise in campo un poderoso sforzo politico e legislativo locale, regionale e nazionale per salvare i templi e la Valle circostante, mentre oggi a gestire questo grandioso patrimonio sono le forze discendenti da coloro che stavano dall’altra parte della barricata. Come dire: “aprile fa i fiori e maggio ne ha l’onore!”

