Mer. Mag 13th, 2026

CONFRONTO CANDIDATI SINDACI di Agrigento:post di Salvatore Moncada

Sintesi di un incontro (si suppone) elettorale.

Un teatro “partecipato” in cui la maggior parte erano candidati consiglieri e/o persone dell’entourage pronto ad applaudire il proprio beniamino (ma la cittadinanza interessata dove era?).

Giornalisti quasi “spaventati” a toccare i tasti più scomodi ma essenziali per comprendere il programma e le loro azioni ( e soprattutto fonti di finanziamento). Preciso che non tutti i giornalisti erano spaventati.

Infatti, qualcuno era pertinente mentre qualche altro era sempre pronto a fare da spalla alle polemiche (peraltro sterili) di qualche candidato.

Andiamo ai candidati.

C’è qualcuno con idee abbastanza chiare, la buona volontà dei dati alla mano ed oratoria abbastanza esercitata per cercare di convincere ( a parte qualche autogol di chi lo accompagna).

Un altro parla di come la città non sia stata amministrata bene ed ha la necessità di cambiare ma dimentica che la causa di tutto ciò è dei suoi compagni di viaggio.

Un altro ancora, nel tentativo di mostrare competenze nella contabilità degli enti locali, non ha chiarito bene quali siano i documenti necessari per avere i fondi da Roma.

(ah, a proposito di Roma: c’era aria di dejavu quando si è affermato sull’importanza dei politici di riferimento romani e palermitani per aver i fondi necessari ma ribadiamo che noi siamo liberi da ogni condizionamento perché la politica è uno strumento e noi non siamo strumenti della politica).

Infine, un altro, un super uomo, sempre pronto a polemizzare, con un colpo di scena in canna (scusate, ogni riferimento è puramente casuale) o meglio dire in “pene” ma che alla fine si è rivelato un boomerang.

Da questo super uomo ho compreso cosa non è la politica ed il politico: la polemica può essere una cosa giusta (Agostino di ippona diceva infatti: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle”), può raccattare voti ma, senza una visione e un chiaro modo di fare, non risolve i problemi reali.

Bella la lettura finale con il riferimento a Sturzo ed al pensiero di un grande prete sul voto libero ed incondizionato.

Tuttavia, mi rammarica che resterà lettera morta perché ad Agrigento avere qualcuno in politica o un riferimento politico “è cosa bona picchi nun si po’ sapiri mai, ca ni po serviri” (che poi in realtà quelli che “servite” o meglio che “serviamo” siete voi e siamo noi).

Sipario chiuso, spettacolo finito e “andate in pace”.

Ed io? Me ne vado riflettendo e pensando a quel foglietto scritto a macchina da Pirandello, seduto alla sua scrivania della casa di Via Bosio, quando i giornalisti l’ assediarono per una fotografia dopo la lettera di conferimento del Nobel.

Siamo nella fu Capitale della Cultura, penso ci siamo capiti.

Se no, memori della fu Capitale, vi invito a vedere questo foglietto nella casa di contrada Caos e mi capirete…

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