di Antonino Cangemi (Giornale di Sicilia)
Se un ragazzo o una ragazza ha letto Stendhal,
bacerà meglio il suo o la sua partner». Con
questa boutade si conclude la prima delle
conferenze – quella sui libri e sul valore della
lettura – che Matteo Collura ha raccolto in
«Detto in parole semplici. A tu per tu con personaggi
e fatti memorabili» (Rubbettino). Un
libro di gradevole e istruttiva lettura, condito
di dotte e intelligenti riflessioni, che si sofferma
su figure di assoluto rilievo della nostra
letteratura (Alessandro Manzoni, Luigi
Pirandello, Leonardo Sciascia) e della storia
(Napoleone Bonaparte) con incursioni su vicende
singolari ed emblematiche.
Come suggerisce il titolo, la chiarezza
espositiva è un tratto distintivo dell’ultima
fatica di Collura: lo è perché fa parte del dna
di un autore che, oltre un affermato saggista,
è un giornalista culturale di lungo corso e
perché le conferenze esigono vis comunicativa
e linguaggio semplice e diretto. Tuttavia,
il Collura conferenziere è tanto accattivante
quanto profondo e originale. I suoi giudizi,
meditati e articolati, non sono mai superficiali
e conformisti. La sua lettura de «I promessi
sposi» («un libro tutt’altro che consolatorio,
tutt’altro che confortante») diverge da
quella comune: nelle sue pagine, a suo dire, è
rappresentata l’Italia di ieri e di oggi con la
corruzione e gli abusi che la connotano e a
trionfare non è di certo la provvidenza. Pochi
conoscono Pirandello e Sciascia quanto Collura
che di entrambi ha scritto la biografia:
senza confronti quella dello scrittore di Racalmuto,
«Il maestro di Regalpetra». Del
drammaturgo agrigentino, nella conferenza
dedicatagli, sono messi in risalto, a parte il
genio creativo, la personalità complessa, il
folle amore per Marta Abba e il legame tra alcuni
suoi capolavori e la sua vita infelice; di
Sciascia è sottolineato il pessimismo della
ragione –acuitosi negli ultimi suoi anni–ac –
compagnato dall’ottimismo della volontà
senza il quale non sarebbero potuti nascere i
suoi romanzi carichi di tensione etica (l’os –
sessionò, soprattutto, il tema della giustizia)
e di passione civile. Ma Sciascia è presente,
come osserva Vito Catalano nella prefazione,
in tutti i testi del libro e non solo neiduea
lui specificamente riferiti. Non a caso Collura
chiude il volumetto col ricordo di un «giallo
» che nel lontano 1960 portò la sua Agrigento
agli onori (rectius, disonori) della cronaca:
il delitto del commissario Cataldo Tandoy
in cui la pista passionale camuffò quella mafiosa.
Un caso esemplare di come la verità, in
Italia e in Sicilia, viene oscurata. «Detto in parole
semplici» raccoglie le conferenze dell’autore con dotte riflessioni

