Ven. Ott 23rd, 2026

La chiarezza espositiva di  Matteo Collura

di Antonino Cangemi (Giornale di Sicilia)

Se un ragazzo o una ragazza ha letto Stendhal,

bacerà meglio il suo o la sua partner». Con

questa boutade si conclude la prima delle

conferenze – quella sui libri e sul valore della

lettura – che Matteo Collura ha raccolto in

«Detto in parole semplici. A tu per tu con personaggi

e fatti memorabili» (Rubbettino). Un

libro di gradevole e istruttiva lettura, condito

di dotte e intelligenti riflessioni, che si sofferma

su figure di assoluto rilievo della nostra

letteratura (Alessandro Manzoni, Luigi

Pirandello, Leonardo Sciascia) e della storia

(Napoleone Bonaparte) con incursioni su vicende

singolari ed emblematiche.

Come suggerisce il titolo, la chiarezza

espositiva è un tratto distintivo dell’ultima

fatica di Collura: lo è perché fa parte del dna

di un autore che, oltre un affermato saggista,

è un giornalista culturale di lungo corso e

perché le conferenze esigono vis comunicativa

e linguaggio semplice e diretto. Tuttavia,

il Collura conferenziere è tanto accattivante

quanto profondo e originale. I suoi giudizi,

meditati e articolati, non sono mai superficiali

e conformisti. La sua lettura de «I promessi

sposi» («un libro tutt’altro che consolatorio,

tutt’altro che confortante») diverge da

quella comune: nelle sue pagine, a suo dire, è

rappresentata l’Italia di ieri e di oggi con la

corruzione e gli abusi che la connotano e a

trionfare non è di certo la provvidenza. Pochi

conoscono Pirandello e Sciascia quanto Collura

che di entrambi ha scritto la biografia:

senza confronti quella dello scrittore di Racalmuto,

«Il maestro di Regalpetra». Del

drammaturgo agrigentino, nella conferenza

dedicatagli, sono messi in risalto, a parte il

genio creativo, la personalità complessa, il

folle amore per Marta Abba e il legame tra alcuni

suoi capolavori e la sua vita infelice; di

Sciascia è sottolineato il pessimismo della

ragione –acuitosi negli ultimi suoi anni–ac –

compagnato dall’ottimismo della volontà

senza il quale non sarebbero potuti nascere i

suoi romanzi carichi di tensione etica (l’os –

sessionò, soprattutto, il tema della giustizia)

e di passione civile. Ma Sciascia è presente,

come osserva Vito Catalano nella prefazione,

in tutti i testi del libro e non solo neiduea

lui specificamente riferiti. Non a caso Collura

chiude il volumetto col ricordo di un «giallo

» che nel lontano 1960 portò la sua Agrigento

agli onori (rectius, disonori) della cronaca:

il delitto del commissario Cataldo Tandoy

in cui la pista passionale camuffò quella mafiosa.

Un caso esemplare di come la verità, in

Italia e in Sicilia, viene oscurata. «Detto in parole

semplici» raccoglie le conferenze dell’autore con dotte riflessioni

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