Ven. Mar 13th, 2026

di Giuseppina Iacono Baldanza tratto dal libro “A mo’ di puisìa”

 Nei tempi dei tempi, i giorni che precedevano le elezioni politiche, si viveva nella nostra città una vera kermesse: i quartieri si animavano di cartoni-pubblicitari mezzo- busto. con volti sereni e rassicuranti, disposti a regalarti anche la moglie pur di far felice l’elettorato. Le segreterie, che fino allora avevano goduto di pace eterna, si ammassavano e si coniugavano a mo’ di verbi transitivi attivi dove, qualsivoglia richiesta, aveva per risposta “Non c’è problema”. Le halls degli alberghi o le sale dei ristoranti pullulavano di gente, invitata o non, in banchetti luculliani, organizzati da questo o quel candidato e, siccome si mangiava bene e molto, capitava sovente di vedere le stesse facce a tutte le cene o pranzi, strafottendosene del colore o dell’ideale politico.

Ma il vero “Scoop” lo riservavano gli stessi candidati i quali, per non lasciare niente d’intentato, andavano di porta in porta, a fare volantinaggio. Come dicevo, accadeva di tutto. Ecco, ad esempio, un dialogo reale di cui sono stata diretta testimone. La giornata volgeva al termine, quando sento scampanellare. Accompagnata dal mio segugio nano, apro la porta e sul pianerottolo mi trovo con persone in mano bigliettini e volantini. Dalle fotografie riconosco il candidato. Mi sento lusingata, il mio cane no! Con il suo persistente abbaiare, vorrebbe cacciare tutti. Lo calmo e quasi a scusarmi “questo è un cane di razza, – dico – ha addirittura il “pedicure”, parafrasando l’inesatto termine che i miei figli usavano per definire il nostro amico a quattrozampe. Il candidato guarda, sorride e risponde:

“Anch’io ne ho uno a casa col “pedicure”. Mi confondo. E se dicesse sul serio? Non oso pensare un cane col “pedicure” anziché col “pedigrèe. Di sicuro è tutta una strategia per convincermi al voto e non irritare, dunque, la mia suscettibilità.

Intanto, mentre uno di loro pigia il campanello del dirimpettaio, il candidato m’illustra il suo programma:

”Basta col clientelismo e l’illegalità! Anch’io sono stuffato e sdignato di vedere la nostra città sempre alla fine della graduatoria. Non c’è futuro e non c’è sviluppo. Non c’è neanche l’acqua e questa cosa mi fa ‘ncazzare!”

Trovo le sue frasi storpiate ma il programma è perfettamente condivisibile. Il mio spirito si rinfranca.

Si apre, intanto, l’altra porta; lo sguardo del mio coinquilino s’incrocia con quello del candidato. Dopo un

attimo di sgomento, i volti s’irradiano. I due si abbracciano, si baciano e si fanno festa.

“Carmiluzzu caro!” dice il dirimpettaio.

“Totoneddru beddru! Cu l’avisssi mai sospettato tuppiare alla porta e ritrovarti, doppu anni e anni, davanti

a mia. Scumparisti comu un fantasima! Però ddri beddri tempi ‘nsemmula cu si li scorda cchiù! Dimmi: cci nni sunnu figli a casa?”

“Dù, Carmilù!”

“Granni?”

“Granni, sì, e macari diplomati, ma travagliu nenti!”

“Patri scustumatu e snaturatu! Cu dù picciotti ca ti tampasianu casa casa, tu non vieni nella mia segreteria?

A ‘st’ura ti l’avissi sistemato!”

Alla parola magica “Sistemazione” la moglie, che si era tenuta nascosta nei reconditi meandri del focolare domestico, come per magia, appare sul pianerottolo, esordendo con allegria: “Che piacere questa venuta! Trasiti, trasiti!”

Tutto lo staff entra mentre io, stizzita, chiudo la porta, pensando al suo bel programma, alle sue buone  intenzioni e al suo patimento interiore per la nostra povera terra. Mi rammaricai per non averlo anch’io  informato sui miei figli da sistemare, compreso il cane col “pedicure”.

Acqua passata… Oggi, per le propagande elettorali, si fa gruppo tramite i social, disponibili su migliaia canali di internet, e poi… per un candidato di tale spessore politico e culturale, appena descritto, lo votiamo e basta! (Gallery di SATIRA AGRIGENTINA)

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