L’inferiorità mentale della donna di Giovanna Gra
regia di Giovanna Gra e Walter Mramor, con Veronica Pivetti
(di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)—L’inferiorità mentale della donna è uno spettacolo teatrale di Giovanna Gra che ne è anche regista insieme a Walter Mramor. Sul palco Veronica Pivetti tiene quasi da sola la scena, e il quasi è per l’aiuto che gli da Cristian Ruiz. La cantante si impegna in uno spettacolo di recitazione e canto, un ‘one woman show’ basato su dei fondamenti scientifici speciosi del maschilismo, soprattutto su un testo del neurologo tedesco Paul Julius Moebius e su qualche marginale assunto dell’antropologo criminale Cesare Lombroso. Quando si tratta di scrivere di patriarcato, di sessismo, di misoginia si rischia di uscire dal politicamente corretto se si osa introdurre qualche critica. Certamente non oseremmo mai considerare contrariamente qualsiasi attività che perori la giusta e perfetta parità di genere, ma noi è di teatro che scriviamo e se c’è qualche opinione o qualche giudizio da esprimere non dobbiamo sentirci legati o intimoriti da una devianza dal politically correct.
Un testo teatrale accusatorio e una recitazione ammiccante coinvolge parzialmente
Perché non basta per fare uno spettacolo di successo un trattato di un neurologo, quel Moebius appunto che sarebbe da considerare un Carneade se solo non avesse suscitato dure critiche al suo opuscolo sull’inferiorità delle donne. Non fanno scuola nemmeno alcune considerazioni della teoria Lombrosiana, che tratta di criminologia e solo marginalmente (a proposito della falsa testimonianza) della femminilità del criminale. Così come ci sembra “speciosa”, ma per lo spettacolo, il brano del giuramento di Ippocrate con il quale la Pivetti inizia lo spettacolo: “a tutela della salute fisica e psichica dell’uomo”. Crediamo fermamente che per uomo, il giuramento moderno intendesse la specie e non il genere. Assunti di inizio ‘900 e trattati tendenziosi sono portati come basi dell’irrisolta discriminazione di genere, mentre l’attualità è relegata a qualche canzone ritenuta maschilista e ad alcuni stralci di motivazioni di sentenze assolutorie di stupri.
Troppo poco dal punto letterario per una pièce teatrale di impegno civile e al contempo spettacolare.
L’approccio manicheo e l’opportunistico ammiccamento della Pivetti
La protagonista scende in platea a coinvolgere il pubblico, a cui propone di scambiare il cervello fra uomini e donne ma è quasi un invito rivendicativo più che all’immedesimazione. Torna sul palco a censurare testi maschilisti e misogini e lo fa con piglio della suffragetta, vorrebbe essere ironica ma a Veronica Pivetti non le riesce sempre. Certo non è facile fare umorismo quando più che alla disparità di trattamento il pensiero corre allo stupro o al femminicidio. C’è veramente poco da ridere, nemmeno quando arriva qualche battutina con doppio senso, perfino a sfondo sessuale.
La musica, le canzoni ben interpretate da Veronica Pivetti sollevano lo spettacolo
A salvare lo spettacolo da un testo che a volte appare sconclusionato e balzellante nei periodi storici, c’è la colonna sonora e gli arrangiamenti di Alessandro Nidi. Fra letture di spezzoni di manuali secolari e asserzioni fuori tempo, Irene Pivetti si esibisce in canzoni che dovrebbero avere il filo comune del maschilismo, ma al di la della tematica le interpretazioni dell’attrice sono originali e apprezzabili. Malafemmina, Ti pretendo, Sei bellissima fanno risuonare di applausi il teatro. È quasi alla fine che la platea si scalda, tributando applausi anche a Cristian Ruiz che dopo aver fatto da ‘amplificatore’ rumoristico e percussionistico alle parole di Pivetti, si esibisce in una personale versione del brano degli U2 With you or without you. E infine l’inevitabile bis per il saluto alla protagonista di uno spettacolo che ci ha lasciati abbastanza perplessi: per l’inadeguatezza del testo su una tematica così rilevante.

















