(di Gaetano Aronica)—È tempo di bilanci al Teatro Regina Margherita di Racalmuto. Stasera un meraviglioso e suggestivo spettacolo, “The night of candles”, chiude la prima mini stagione 2025, miracolosamente creata dal nulla, con un budget quasi inesistente ma tanta voglia di riaprire i battenti di una istituzione gloriosa, ala ricerca di un’identità che sappia, debba incidere nella società civile e da essa trarre linfa. C’è stata una grande sintonia con l’Amministrazione comunale che mi ha sostenuto senza riserve. Abbiamo fatto il massimo di ciò che di poteva fare nelle condizioni in cui eravamo. Abbiamo creato un’idea di programmazione, abbiamo dato spazio ai giovani e alle realtà siciliane che non hanno deluso le aspettative. Abbiamo fatto i soldout e abbiamo avuto anche spettacoli con mezza sala o appena un centinaio di spettatori. Ma noi non ci nascondiamo dietro facili entusiasmi perché siamo dei professionisti, non dei dilettanti allo sbaraglio, questo è il nostro lavoro,sappiamo che possiamo, dobbiamo crescere e vogliamo farlo insieme al pubblico, vincere ogni resistenza, ogni sospetto per entrare insieme nel mondo meraviglioso della bellezza, dell’armonia, dell’arte. Vorrei che il Teatro Regina Margherita di Racalmuto diventasse un polo alternativo, si caratterizzasse per il coraggio della sperimentazione anche non facile, si rivolgesse alle nuove generazioni, anche a chi non è mai entrato in un teatro, raccogliendo l’eredità di ciò che a mio avviso ha rappresentato in Italia e nel mondo il suo nome tutelare: Leonardo Sciascia. In una parola, vorrei nascesse nel nostro sud del sud, un TEATRO ERETICO, NUOVO, DIVERSO, APERTO E CORAGGIOSO, IN GRADO DI OSPITARE GLI EVENTI PIÙ ORIGINALI E INNOVATIVI.
Aspetto proposte veramente originali, senza alcun limite. Le valuteremo e creeremo un’Officina sperimentale dove gli artisti si sentano a casa loro. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo e di molte risorse. Non possiamo permettere che una realtà culturale così importante venga ignorata dalle istituzioni. Lotteremo per darle la visibilità e la continuità che merita, per avere le risorse che merita. Non ci fermeremo al primo successo né alla prima sconfitta. Considereremo il rischio come qualcosa di connaturato alla nostra e speriamo vostra idea di Teatro. Ameremo i nostri errori perché in Arte valgono più delle chimere. Ameremo il rischio, non daremo al pubblico “ciò che il pubblico vuole” per tenercelo amico, ma progetteremo insieme un’idea di cambiamento, lo renderemo partecipe delle nostre scelte, in direzione ostinata e contraria, ma dritta verso il futuro.

