Come si può pretendere di conoscere l’opinione dei cinque deputati regionali della Lega sulla crisi del loro partito che rischia di scomparire, stritolato dalla perdita d’identità e dal cannibalismo di Vannacci?
Laccoto, Sammartino, Figuccia, Geraci e Turano stanno lì, in silenzio e quasi mimetizzati. Sanno di non contar nulla. Non dico che si vergognino di quell’appartenenza, certo non la ostentano. Un po’ di senso dell’ironia l’hanno pure mantenuto non partecipando mai al raduno di Pontida con le corna sulla testa. Qualche anno fa sono saliti su quel torpedone che sembrava solido e capiente ed era guidato da un capitano borioso che pretendeva perfino di diventare premier. E questi nostri bravi compatrioti sono finiti in un partito che addirittura si chiama “Prima l’Italia – Lega per Salvini premier”.
Naturalmente non hanno mai capito per primi loro il senso di questa pomposa definizione, né hanno mai preteso di avere un solo elemento politico per giustificare quella scelta. In fondo serviva solo un mezzo di locomozione per arrivare alla stazione del potere. Poi, strada facendo, il torpedone si è ridotto ad un catorcio con le ruote sgonfie e il gran capitano è stato dimensionato al ruolo di caporal maggiore.
Cosa fare per i nostri? Stanno in silenzio, riservati, non hanno neppure il ruolo di claque, capiscono perfettamente di non essere graditi a quelli che vogliono far tornare la Lega nel pilotto del Nord e probabilmente nelle loro orecchie torna l’eco di “Forza Etna” e dei “meridionali che puzzano”.
Certo, è duro guadagnarsi il pane. In molti di loro sono adusi alla fatica, scendendo e salendo più volte per le altrui scale, spinti sempre dalla necessità di conquistare un posticino nell’agone di quella che con una forzatura linguistica evidente si chiama politica.
Ora comunque potrebbero avere il problema di saltare su un altro torpedone. E ce n’è uno solo, ormai, uscito di fresco dalla fabbrica del populismo e della nostalgia fascista, che scorrazza alla ricerca di anime perse. È quello di Vannacci.
Forse sarebbe dura, almeno per quelli dei cinque nostri deputati che mantengono memoria magari lontana della loro militanza democristiana, saltare su questo nuovo mezzo di trasporto.
Ci vorrebbe un supplemento davvero considerevole di adattamento e di assenza di rispetto per se stessi.
Non si sa mai, comunque.

