Il 17 agosto di centodieci anni fa si concludeva la VI battaglia sull’Isonzo. Nei piani dell’esercito italiano erano previsti la liberazione di Gorizia, definita “la città maledetta” per avere causato un’infinità di morti e feriti all’esercito italiano, e l’occupazione degli altopiani carsici che avrebbero permesso di sfondare le difese austro-ungariche. La strategia prevedeva l’utilizzo principalmente della 2a Armata dove operava il VI° Corpo d’Armata composto dalla 45a Divisione (Brigata Toscana- Brigata Trapani- Brigata Campobasso); dalla 24a Divisione (Brigata Abruzzi- Brigata Lambro: 205° reggimento e 206°); di riserva l’11a (Brigata Cuneo e Brigata Treviso) e la 12a (Brigata Casale- Brigata Pavia). Dopo un bombardamento iniziato alle 7 del mattino del 6 agosto e concluso alle ore 16 vi fu l’attacco. I soldati della 45a dopo uno scontro furioso riuscirono a conquistare il monte Sabotino in mattinata mentre quelli della 24a riuscirono solo in serata ad arrivare da quota 133 a sud di Oslavia a quota 188/ Dosso Bosniaco.
Ricordare l’evento rimanda alla storia dell’eroe favarese ten. colonnello Giuseppe Stuto che durante la battaglia ricopriva il grado di maggiore.
Grazie al suo dettagliato, preciso diario di guerra abbiamo testimonianze dirette degli eventi. La figura di Giuseppe Stuto emerge chiaramente come comandante del 3° battaglione del 205° reggimento fanteria. Per l’eroismo dimostrato ebbe la seconda medaglia d’argento al valore militare: ”Quale comandante di u un battaglione di seconda schiera, con calma, perizia e valore personale, concorreva a tempo opportuno alla conquista di una posizione vincendo una difficile situazione tattica e la tenace resistenza nemica. Ispirandosi costantemente al concetto di manovra del suo superiore primo fra tutti, trascinava ancora più avanti le sue truppe esultanti alla conquista di una seconda posizione e fermava la sua marcia vittoriosa solamente quando gli era ordinato”.
Ma procediamo con ordine riportando quanto scritto nel suo diario da Giuseppe Stuto, pluridecorato con tre medaglie d’argento.
“È imminente la VIa battaglia sull’Isonzo nota col nome di Gorizia. Il 205 nella notte sul 28 luglio sostituisce sulle trincee del “Lenzuolo Bianco” – una posizione tristemente famosa a migliaia di combattenti… 5 agosto… domani si darà l’attacco. L’artiglieria tirerà dal mattino alle 16 con certi intervalli e modalità. Alle 16 avanzeranno le fanterie. Il 2° battaglione che è in trincea sarà avanti. Il 3° sarà di rincalzo. Il 1° battaglione va in Val Peuma. Alle 21 si dovrebbe partire per prendere posizioni assegnate; invece la distribuzione del rancio al 1° battaglione ritarda e l’enorme traffico e l’affollamento di truppe per la strada del Lenzuolo Bianco ci fa arrivare a destinazione all’alba.
“6 agosto: alle 6 comincia il bombardamento. È grandioso vedo la cima e le falde del Sabotino è un vulcano, è una sola nube; più nulla si vede. Sul tardi chiamato dal colonnello vado alla caverna Milano; che caldo! Ho l’ordine di iniziare il movimento alle 16. Io avevo già dato ordini precisi per affluire alle trincee di sinistra per i camminamenti e i fanghi, avendo piovuto alquanto. All’ora stabilita avanzo: la fucileria tira, arriva qualche granata da quota 188. Sono arrestato dall’8a compagnia che mi precede… Spingo avanti. La confusione! Riesco andare in trincea, ma dov’è il 2° battaglione? Nessuno lo sa. Vado su quota 188 soldati andar su: sono nostri che assaltano o nemici che fuggono? Veggo plotoni fra le macerie scendere e prendere posizione e sparare. Momento difficilissimo e critico. Il col. Rognoni. Comunico il mio pensiero di sportami a destra. Faccio aprire un varco; un ufficiale della 12 Giannuzza e 6 tagliafili feriti. La sera sono alla Madonnina. Col. Rognoni e gen. Grazioli. Ordini di avanzare a qualunque costo. Il rinforzo del 206. Dispongo per l’avanzata. Si viene a conoscere che il 2° plotone è a quota 188 con parte delle truppe”.
“7 agosto: All’alba. Il mio battaglione e quello del ten. col. Fossati del 206 perla destra della Madonnina. Carponi: quanta roba si perde! La gara fra due battaglioni. A sbalzi di corsa sotto il fioco nemico. Il nemico si sgomenta. Si arrende! L’incontro col cap. Calendi della 6a… Si è oltre q.188. Al secondo costone dopo quota 188 fermo il reparto e comincio a rafforzare… Qualche palla mi fischia all’orecchio. Mi sgolo a far lavorare i soldati e a farli stare larghi. Tutti vanno nelle caverne e nei camminamenti austriaci. Finalmente sistemo la linea. Giunto il maggiore Siliprandi del 206°, si divide il fronte. Da Savoia e zappatori faccio scavare trincee sul cocuzzolo… Vado al comando del 206° e trovo il col. Rognoni. Verso sera arriva la Brigata Etna… L’avanzata, lo slancio, il bombardamento, ritirata. Il gen. Grazioli, comandante della Brigata nel corso della battaglia non si stanza di incitare i soldati.
8 Agosto: Non ho dormito! Sostando in piedi tentenno e sonnicchio. La sistemazione difensiva, l’attacco del 58°. La riunione dei prigionieri, le mazze ferrate che loro mostro! La raccolta dei materiali, il seppellimento dei morti, la processione dei feriti. Sono stanco, ho tanto sonno. Verso le 14 l’ordine di attacco… Vedo partire i miei rimango con la 5a e la 9a . Verso sera mi danno gli esploratori col cap. Paoloni… Mangio e dormo nella caverna.
12 Agosto… la caduta dei baluardi del Podgora e del Sabotino ha fatto passare il seconda in seconda linea la soglia di Gorizia, le ormai famose alture di Oslavia, Calvario ecc… Pure credi, nostro dovere s’è fatto… La Brigata Lambro si è fatto veramente onore”.
Nonostante il valore dimostrato dal 205° Reggimento ed il conseguimento della seconda medaglia al valore militare di Giuseppe Stuto nessun riferimento lodevole fu espresso nella relazione al Comando da parte del col. Fossati, “comandante interinale del 206°”.
Giuseppe Stuto aggiunse il sentimento dell’onore, della verità storica e della giustizia per i combattenti del 205° Reggimento. L’eroe favarese Giuseppe Stuto senza pensarci due volte, chiese al comandante della Brigata Lambro, gen. Grazioli, che venisse fatta giustizia per fare emergere la verità storica e rendere gli onori militari ai soldati del 205°.
La mancata citazione nella relazione del ten. colonnello Fossati era una offesa inaccettabile considerato il valore dimostrato dai soldati ed il sacrificio nel conquistare i baluardi del Podgora, del Sabotino, delle alture di Oslavia, del monte Calvario.
La relazione del magg. Cav. Giuseppe Stuto, ritenuta veritiera e doverosa nel richiedere giustizia per ristabilire la verità, fu condivisa pienamente dal gen. F. Grazioli che inviava al comandante Rognoni di mettere in evidenza anche il valore ed i sacrifici eroici compiuti dai soldati del 205° non espresso nella relazione del “comandante interinale del 206°”.
Ecco la copia della lettera trascritta dal maggiore Stuto.
Giuseppe Stuto divenuto nel tempo ten. colonnello fu ferito nel tentativo di arrestare con la sua 9a Compagnia del 282° reggimento del quale era il comandante l’avanzata di Rommel nello sfondamento di Caporetto. Si sacrificava per garantire l’allontanamento delle truppe italiane ancora incolonnate. Nel corso dello strenuo combattimento ferito alla fronte cadde e, fatto prigioniero, morì in un ospedale nemico il 19 novembre 1917 a Sigmundherberg.
Per il suo valore e sacrificio gli fu concessa la terza medaglia d’argento al valore militare. (Gerlando Cilona)

