(di Gian Joseph Morici)—-Povera pista mafia-appalti. Doveva essere la causa regina della strage di Via D’Amelio e magari pure di Capaci, e invece, dopo la pietra tombale messa dal giudice con l’archiviazione per totale assenza di prove, esce dall’audizione di ieri in Commissione antimafia con le ossa rotte. Una bella retrocessione dalla serie A in serie minore, ridotta al massimo a semplice e marginale concausa in un quadro enormemente più grande.
Ne scriverà il Corriere Forense dello Sport?
Potete stare tranquilli che su questa clamorosa disfatta non sentirete mezza parola né dall’allenatore Chiara Colosimo, né dal Capitano Mario Mori. Non ce ne vorrà Mori se da Generale lo citiamo come Capitano, non è una retrocessione, è che i generali di solito non giocano in campo come ha fatto lui con i tentativi di fare nominare i consulenti, è il Capitano la figura di riferimento della squadra in campo e il tramite tra i calciatori, l’allenatore e la società. Silenzio radio, conferenza stampa annullata e giocatori e Capitano negli spogliatoi, facendo finta di niente.
Anzi, a dire il vero proprio finta di niente no, perché anziché guardare il pallone che è finito fuori campo, hanno ben pensato di puntare tutti i riflettori sul giocatore Scarpinato.
A farci la cronaca di quanto accaduto sul terreno di gioco ci pensano direttamente le dichiarazioni del procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca.
Il procuratore ha spiegato chiaro e tondo che la pista nera resta aperta, mentre la pista seguita a suo tempo dalla Procura Generale di Palermo, guidata proprio dall’attuale senatore Scarpinato riguardo a Stefano Delle Chiaie e basata sulle parole di Maria Romeo e presunte uscite di Alberto Lo Cicero, in sede investigativa vale meno di zero, anzi rappresenta il gelo più totale.
De Luca ha poi ribadito, rinfrescando la memoria a tutti con il conto delle precedenti tre audizioni, del comunicato stampa e di quanto nero su bianco nelle carte d’archiviazione, che la faccenda mafia e appalti va considerata solo una concausa per Capaci e Via D’Amelio, senza chiudere la porta a ben altri moventi e retroscena.
Insomma, mafia e appalti resta una concausa, mentre le partite si stanno ancora giocando su altri campi: massoneria, agenda rossa e pista nera. Il procuratore ha precisato di non essere certo venuto a fischiare la fine dei giochi, dato che sul fronte di Paolo Bellini il lavoro da fare è ancora parecchio. Per ora è stata avanzata richiesta di archiviazione, ma con la porta apertissima a riaprire tutto non appena dovessero spuntare fuori nuovi elementi utili su cui far decidere il giudice.
In altri termini un derby che si conclude con un clamoroso zero a zero e palla al centro.
Sul terreno di gioco, intanto, si è scatenata una vera e propria rissa verbale. Il deputato Michele Gubitosa ha denunciato di essere stato aggredito a parole dalla presidente Colosimo e dalla maggioranza solo per aver fatto una domanda evidentemente sgradita al procuratore De Luca, mettendo il dito nella piaga di una palese e grave violazione del Codice di Procedura Penale da parte della Procura di Caltanissetta.
Capito dove si andava a parare, la Colosimo ha buttato lì un’osservazione fuori luogo cercando di zittirlo e facendo praticamente da scudo umano al procuratore. Gli ha persino detto che la Commissione non è un’aula d’interrogatorio e di essere stupita dalle sue doti da PM, facendo finta di dimenticare che quella stessa Commissione ha gli stessi identici poteri della magistratura inquirente e che ogni commissario ha il pieno diritto di fare le domande che ritiene opportune. Se le domande sono scomode, la presidente se ne facesse una ragione.
Nel dettaglio, Gubitosa ha chiesto a De Luca se gli sembrasse normale intercettare per quindici mesi un parlamentare, trascrivere per filo e per segno tutte le sue conversazioni riservate e politiche senza che c’entrassero nulla con le indagini, e poi farne un uso extraprocessuale impacchettandole e spedendole direttamente alla Commissione Antimafia. Per quale strano motivo – si chiede Gubitosa – cinquantacinque parlamentari, consulenti, giornalisti e curiosi vario titolo dovrebbero leggere i commenti di Scarpinato sulle visite in carcere a Cospito o le tattiche politiche riservate per l’elezione della presidenza?
Gubitosa ha poi rinfrescato la memoria a De Luca ricordandogli che, quando Scarpinato ha chiesto di cancellare dalle trascrizioni i pezzi estranei all’inchiesta, il procuratore ha risposto picche sostenendo che le regole del Codice di Procedura Penale valgono solo quando le intercettazioni servono nei processi, e non per l’uso extraprocessuale. La volontà di farne un uso extraprocessuale era quindi chiarissima.
Eppure, De Luca se ne è uscito sostenendo di non capire quale sia stato questo presunto uso extraprocessuale. Forse si è scordato di aver passato tutte le trascrizioni alla Colosimo, finite poi puntualmente sui giornali per alimentare la solita cagnara politica. E anziché dare una risposta seria e giuridica da uomo delle istituzioni, il procuratore ha pensato bene di buttare la palla in fallo laterale invitando sarcasticamente Gubitosa a fare un bell’esposto contro la Procura, aggiungendo che finirebbe dritto nella collezione. Una provocazione che Gubitosa ha promesso di raccogliere, pur di fare chiarezza sulla condotta dei PM di Caltanissetta.
Vi ricordate Blowin’ in the wind di Bob Dylan?
How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.
Gian J. Morici

