(di Salvatore Petrotto)—C’è una certezza nella vita del cittadino italiano che supera di slancio la scadenza delle bollette, il rialzo dei mutui e il ritardo cronico dei treni regionali: il martedì sera, a reti unificate, Giorgia Meloni cresce nei sondaggi. Crolla la borsa? Un decimale in più per Fratelli d’Italia. La sanità pubblica è al collasso e le liste d’attesa ricordano le ere geologiche? La fiducia nella Premier guadagna uno zero-virgola. Persino se domani un asteroide minacciasse di polverizzare la penisola, gli istituti demoscopici di riferimento registrerebbero un “solido e patriottico gradimento per la gestione dell’emergenza interplanetaria”.
Davanti a questo fenomeno si aprono due strade: gridare al miracolo della fede popolare o, più laicamente, analizzare il trionfo della statistica applicata all’istinto di sopravvivenza dei media.
👉L’algoritmo di Viale Mazzini.
Il cuore pulsante di questa narrazione risiede nella serenità di chi commissiona le rilevazioni e, soprattutto, nella televisione di Stato. In quella RAI oggi affettuosamente ribattezzata dai critici “Tele-Meloni”, l’indipendenza giornalistica è stata sostituita da un più rassicurante istinto di autoconservazione. I direttori dei telegiornali non si limitano a leggere i dati dei sondaggi: li accarezzano, li cullano, li offrono al pubblico come una ninnananna istituzionale per garantire sonni tranquilli a Palazzo Chigi.
Se per puro errore un algoritmo impazzito dovesse mostrare un segno meno sul gradimento del governo, l’infografica viene immediatamente affidata a grafici tridimensionali acrobatici, dove la perdita di consenso somiglia a una rampa di lancio verso il successo. Dopotutto, mettere in discussione il gradimento della Premier in prima serata è considerato il modo più rapido e indolore per vedersi assegnare la conduzione di un programma di archeologia industriale su Rai Sport, in diretta da un capannone abbandonato alle tre del mattino.
👉La stampa libera (dal digiuno) e l’omaggio ai Ministri.
Ma il capolavoro della strategia comunicativa brilla soprattutto nella galassia della carta stampata e dei siti web d’informazione. Come convincere editori e direttori a vedere il mondo rigorosamente color rosa-patriottico? Ricordando loro che lo stomaco vuoto cattura poco segnale. Grazie a una generosa e provvidenziale pioggia di fondi e sovvenzioni statali, l’editoria ha riscoperto il valore della flessibilità della colonna vertebrale. Davanti all’assegno pubblico, il fiero cane da guardia della democrazia si scopre spesso un mansueto barboncino da riporto. La regola d’oro è diventata calare la testa, incassare il contributo e ringraziare.
Così, la cronaca si adegua. Se un Ministro decide di fermare un treno ad alta velocità per scendere a un casello privato, i quotidiani d’area titolano: “Innovazione nei trasporti: il Ministro sperimenta la fermata on-demand”. Se il Ministro della Cultura scivola su una gaffe storica da matita rossa, la grancassa risponde: “Una provocazione intellettuale contro il pensiero unico”. I sondaggi, puntuali, confermano che “l’80% degli italiani approva la nuova narrazione epica del Paese”.
👉Il consenso a colpi di “Reel”.
Se la TV e i giornali mettono l’ingessatura, il colpo di grazia alla logica lo danno i social media. La legittimazione del potere non passa più dai dati economici, ma dai Reels di Instagram e dai video di TikTok prodotti direttamente dagli uffici di Palazzo Chigi. Una musica pop incalzante in sottofondo, inquadrature dal basso per dare slancio eroico, e la Premier che cammina decisa nei corridoi internazionali guardando l’orizzonte come se stesse salvando l’Europa da se stessa.
Non importa se dietro quell’inquadratura l’economia reale arranca; il video accumula milioni di visualizzazioni guidate dall’algoritmo, i bot inondano i commenti di cuori tricolori e gli istituti demoscopici corrono a tradurre quei “like” automatizzati in intenzioni di voto reali.
👉Interviste a campione.
Fonti vicine agli istituti di ricerca svelano il segreto dei campionari telefonici. Le domande poste agli intervistati sono capolavori di retorica: “Lei preferisce l’inflazione moderata sotto la guida ferma della Meloni o l’immediata invasione delle cavallette?”. Se l’intervistato risponde accennando al costo della vita o ai salari fermi, la linea cade misteriosamente per un “problema tecnico”. Se risponde “Io voto Giorgia perché lo dice il telegiornale”, il voto viene registrato nella categoria “giovani entusiasti e informati”.
Non siate scettici, dunque, davanti al prossimo +0,5% settimanale somministrato a reti unificate. È tutto vero, tutto scientifico, tutto certificato da un mondo dell’informazione che ha deciso di barattare la verità cronachistica con la tranquillità dei propri bilanci aziendali. E se la realtà si ostina a non coincidere con i sondaggi trionfali del governo, poco male.
E si va avanti così, di male in peggio, con buona pace della libertà di informazione e della nostra pallida democrazia che, gradatamente, di sondaggio in sondaggio, si trasforma sempre di più in una democratura.

