Mer. Ott 21st, 2026

GIOVANI CORAGGIOSI A CAMPOBELLO DI LICATA

(di Salvatore Petrotto)—Un compleanno festeggiato in piazza con l’ospite d’onore, ma con il sapore amaro dell’ennesima occasione mancata per la Sicilia che soffre. La visita di Pier Luigi Bersani a Campobello di Licata, sbandierata come il culmine del progetto del movimento giovanile PattoxRestare, si è rivelata nei fatti un’operazione ovattata, distante anni luce dai drammi quotidiani dell’economia reale dell’entroterra.

Mentre in piazza XX Settembre andava in scena un copione apparentemente preconfezionato, intriso di una nostalgica autocelebrazione con i soliti ex politici di lungo corso e “dinosauri” di un passato ritenuto glorioso schierati in prima fila, a pochi metri di distanza si consumava il vero strappo: quello con i produttori della terra.

👉Il muro del silenzio sul dramma dell’agricoltura.

Il momento che avrebbe dovuto fare da ponte con la realtà è stato un fallimento. L’atteso incontro tra Bersani e la delegazione degli agricoltori – guidata da Franco Calderone di AGRI.SA.T. e supportata dall’Associazione Italiana Agricoltori (AIC) – si è trasformato in un monologo sterile. Come denunciato duramente dallo stesso Calderone in un’intervista rilasciata al giornalista Davide Sardo, non c’è stata alcuna utile interlocuzione.

I rappresentanti dei produttori hanno esposto dati drammatici: il gasolio agricolo alle stelle, i costi della filiera fuori controllo e la svendita forzata dei prodotti sotto i costi di produzione. Bersani ha ascoltato, ha incassato le rivendicazioni, ma non ha dato alcuna risposta operativa o politica, lasciando gli operatori del settore con un profondo senso di delusione e abbandono.

L’illusione della “Restanza” contro l’economia reale

Ai meravigliosi e coraggiosi giovani che hanno organizzato la manifestazione evocando il “diritto a restare”, bisognerebbe dire la verità cruda: come si può rimanere a produrre e lavorare in un Meridione strangolato da manovre speculative su carburanti ed energia?

La sensazione emersa a Campobello di Licata è che la politica – tanto chi governa quanto chi sta all’opposizione – non si accorga (o faccia finta di non accorgersi) che le imprese sono alla disperazione. L’economia reale non conta più nulla; contano solo la speculazione finanziaria e l’intermediazione parassitaria di soggetti che si arricchiscono alle spalle di agricoltori, pescatori e piccole imprese, un tessuto produttivo che ormai va coniugato al passato. Un declino accelerato dall’ingresso sconsiderato e senza controlli di merci di massa a basso costo dall’estero, che calpestano i rigidi protocolli sanitari imposti ai nostri produttori.

Un salotto distante dal territorio che muore

Senza voler essere irriverenti, l’evento ha finito per assumere i contorni di un raduno per pochi eletti radical chic. Una bolla protetta, incapace di sintonizzarsi sul grido di dolore di quei pochissimi siciliani che ancora resistono eroicamente allo spopolamento delle aree interne e allo tsunami dei costi di produzione. Se la sinistra e la politica in generale pensano di contrastare lo spopolamento con le nostalgie del passato e senza risposte strutturali alla tempesta perfetta che sta distruggendo le nostre aziende, allora il “diritto a restare” rimarrà soltanto un bellissimo e tragico slogan da piazza.

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