Si delegittimano l’un l’altro giorno dopo giorno.
Conte e Schlein hanno l’ambizione di guidare il campo largo. Non sanno definirlo, dargli un’identità e un programma, portarlo all’unità.
Non sono capaci di fronteggiare e battere Meloni, né l’uno né l’altra.
Del resto l’avversario vero dei Cinque stelle è il Partito Democratico, dove crescono fastidio e ostilità per gli ex grillini. Non hanno la lungimiranza e la generosità di individuare insieme chi potrebbe unificare le forze. Danno tempo ed argomenti a Meloni per nascondere i suoi insuccessi, rinviano giorno dopo giorno la scelta del leader, delle alleanze e del programma comune.
Buttano la palla in tribuna e immaginano le primarie, per delegare ad altri compiti propri dei gruppi dirigenti. Pensano ad una prova muscolare, al termine della quale i contrasti, le diffidenze indurranno chi perde il confronto a tirare i remi in barca, a ritenere che la battaglia, quella vera, non li riguardi.
Il tempo lavora per Meloni e i due esponenti del campo largo la aiutano a velarne gli insuccessi e mostrano una palese incapacità di essere vera alternativa.

