Gio. Set 17th, 2026

“NESSUNO POTRA’ TOGLIERCI CIO’ CHE ABBIAMO BALLATO”–RANUCCI INVITA AGRIGENTO A LEZIONE DI POLITICA E GIORNALISMO

(testo e foto di D.R.)—Un minuto e mezzo di applausi quando entra in scena. Lui ringrazia a mani giunte e dedica l’applauso ai giornalisti di Report, poi, calmo e suadente, fa risuonare  tra le pareti di tufo del teatro, storie e brogliacci, agguati e amici mancati. Tutta una galleria di politici  con gli affaracci che li riguardano e che sembrano usciti da un unico vignettista. In questo lo aiutano molto le immagini che lascia scorrere su un grande schermo e  che racchiudono una sorta di “catilinaria-filippica-enciclica laica” contro la guerra, le bombe al fosforo, le falsità, le distrazioni di massa, i predatori della politica perduta.   Sullo schermo appaiono le facce della storia, lui rincara enumerando  archiviazioni e assoluzioni,  con nomi e cognomi alla cui visione i 700 spettatori della cavea (più gli uomini di scorta attenti e silenziosi) rispondono con malcelate risate o sbottano in mormorii di disappunto che smentiscono il comunicato bofonchiante di Fratelli d’Italia che riteneva inopportuno  lo spettacolo. Ne fanno le spese dirigenti Rai, agenti di segreti servizi, Renzi ,Faraone, Gasparri, (di cui Ranucci suole dire solo il cognome), Tosi, Andrea Ruggeri di FI, Tanzi Parmalat, Bruno Vespa, deputatini del caravanserraglio presente e passato, giornalisti embedded e non embedded.  Ranucci  innalza un altare a suo padre sottufficiale della Finanza,ricorda la sua famiglia, il suo maestro di giornalismo Roberto Morrione  alla cui apparizione sullo schermo si leva un grande applauso a significare che la gente non dimentica e sa riconoscere.

Noto al grande pubblico come conduttore e anima della trasmissione televisiva Report, Ranucci ha condotto gli spettatori in un viaggio intenso e ravvicinato dentro le dinamiche di un mestiere complesso e spesso pericoloso. Lo spettacolo ha rappresentato una vera e propria lente d’ingrandimento su tutto ciò che normalmente resta al di fuori dell’inquadratura: il lavoro oscuro di ricerca, la tutela delle fonti, le pressioni e gli attacchi subiti, le battaglie legali e le decisioni etiche vissute sul filo dell’equilibrio — proprio come un trapezista sospeso nel vuoto senza rete di protezione.

In”Diario di un trapezista”, Ranucci ripercorre incontri decisivi, inchieste storiche e momenti intimi che hanno segnato la sua vita professionale e personale. Con uno stile narrativo schietto, personale, diretto e autentico, il giornalista ha proposto una riflessione profonda sul valore imprescindibile della libertà di stampa, sul diritto dei cittadini ad essere informati e sull’importanza del giornalismo indipendente come presidio fondamentale della democrazia.

L’evento ha offerto una serata straordinaria che si è contrapposta naturalmente al cartellone  dei falsi dei dell’Olimpo greco di cui Agrigento è incauta produttrice, per ascoltare direttamente dalla voce di uno dei suoi protagonisti “le storie dietro le storie” narrate da un maratoneta del bene comune che ha frequentato il male per trarne il bene e il falso per conoscere la verità.

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