Gio. Set 17th, 2026

L’Arte di Scrivere di Pietro Seddio

L’analisi che mi appresto a scrivere, parlando del libro “La stilografica sotto il camice”, regalatomi dal dr. Davide Mazzocchi e dalla dott.ssa Simona Bernini, della Clinica Vete-rinaria Croce Azzurra di Casteggio, parte dalla frase scritta da Cartesio che racchiude una serie di elementi che formano la cultura del genere umano dando alla stesso un ruolo specifico e stigmatico.

E’ molto significativo, intanto, comprendere, anche succintamente il pensiero del grande filosofo il quale scrive che “l’arte di scrivere non è ornamento letterario, ma il riflesso diretto di un metodo basato su chiarezza, ordine e semplicità.

Scrivere bene significa ordinare i pensieri con rigore geometrico, usando parole trasparenti per comunicare la verità senza ambiguità.

I Principi della Scrittura Cartesiana sono:

Evidenza e chiarezza: Usare solo concetti così chiari e distinti da non poter generare dubbi.

Ordine logico: Procedere dal semplice al complesso, imitando il metodo della matematica.

Stile accessibile: Rifiutare il latino scola-stico e oscuro per scrivere anche in volgare (francese), aprendo il sapere a chiunque usi bene la propria ragione.

Funzione comunicativa: La scrittura serve a guidare la mente del lettore nello stesso percorso di scoperta compiuto dall’autore.

Sono elementi strutturali che da sempre ac-compagnano il genere umano e da quando si è evoluti imparando a scrivere e leggere, la vita so-ciale è cambiata radicalmente in maniera esponenziale e definitiva.

Tutto questo viene indicato facendo riferimento al testo avuto in regalo che attesta la professionalità di chi ha scritto e pubblicato, e sono in tanti. Un testo diverso assai interessante che stigmatizza come l’intelletto umano è un elemento strutturale della vita di ciascuno e il sapere che milioni di umani, donne e uomini, spesso si trovano con la penna in mano e un foglio di carta perché intenzionati a scrivere le loro emozioni ha un valore pregnante e molto positivo. Possiamo dire che la scrittura sorregge la vita stessa dell’uomo ed io per questo ho voluto affermare che:

L’Arte vive con l’Uomo

Ma ancora prima di iniziare a sfogliare il libro per conoscere i contenuti e gli autori che, come già detto, sono tanti e tutti veri professionisti che giornalmente professano con amore, cura, interesse e non potrebbe essere diversamente per-ché seppur i soggetti sono gli animali loro sono i veterinari.

Già, i veterinari hanno scritto riuscendo a for-mare un interessante volume il cui successo letterario non si discute perché la realtà che lo avvolge premia tutti per l’idea avuta, per essere riusciti a scrivere i loro articoli e poi, d’accordo, per pubblicare il libro. Un evento letterario che nella pieghe dell’analisi può partecipare ai tanti Premi importanti che caratterizzano la vita di questo Paese, terra di scrittori, scienziati, sportivi, amanti dell’arte in genere proprio perché il testo, nella sua diversità di analisi e scrittura personale, alla fine si amalgama, come se accadesse un mira-colo (i tanti miracoli letterari) che renderà eterno il testo e se è vero che fra cent’anni questi emeriti professionisti non indosseranno più il loro camice bianco, come io non pigerò più i tasti del computer, le parole scritte, ormai cristallizzate, vivranno in eterno, come è accaduto per scrittori nati migliaia di anni or sono e che ancora vengono ricordati.

Il libro

Ho sottolineato che la scrittura è viva da millenni e che fin dai tempi antichi tantissimi “autori” hanno lasciato scritti ancora studiati, letti, conservati nelle biblioteche o nei musei di tutto il mondo ed allora per poi utilizzare i termini di paragone entriamo in quel lontano mondo certi di trovare somiglianze che nel tempo non si sono mai perdute

Per i Greci dell’età classica, la scrittura era considerata un pharmakon (un termine ambiguo che significa sia rimedio che veleno). Autori come Pla-tone nel Fedro sostenevano che, sebbene utile come promemoria, la scrittura indebolisse la memoria e non potesse difendersi o dialogare come la viva voce.

La critica filosofica: Perdita della memoria:

La scrittura abitua la mente a confidare in segni esterni anziché nel ricordo interiore.

Mancanza di dialogo:

Il testo scritto ripete sempre le stesse cose e non risponde alle domande di chi brama la vera conoscenza.

Illusione di sapienza: Chi legge testi scritti accumula nozioni senza un vero insegnamento o una reale comprensione.

L’ambivalenza del mezzo

La superiorità dell’oralità:

Il vero sapere nasce solo dal confronto dialettico faccia a faccia.

La contraddizione d’autore: Pur criticando il mezzo grafico, lo stesso Platone e altri autori usarono i libri per fissare e tramandare il proprio pensiero.

Facile trovare le similitudini e aggiungo che leggendo il testo ho potuto evidenziare che sono riscontrabili gli elementi utilizzati da quegli scrittori che sono identici ai nostri e a quelli di tutte le epoche già trascorse non perdendo alcuna validità letteraria.

Perché questo libro viene ad assumere un valore particolare?

Non si tratta di un romanzo, di un saggio, di un’opera teatrale, di raccolta di poesie, no e poi chi ha scritto non lo si può definire canonicamente uno scrittore perché il suo scrivere, in questo caso, ha quasi un ruolo secondario, come una prova, un voler tentare in  quanto gli Autori sono, come già dicevo, tutti veterinari che durante il giorno nei loro ambulatori si trovano ad essere in compagnia di animali che loro esaminano, curano, guarisco-no, ma soprattutto amano giacché la loro umanità viene a plasmare l’animale che può assorbire il meglio che ogni veterinario offre.

E questo è già un servizio che non ha prezzo ed è così importante sottolinearlo perché da alcuni anni gli animali umanizzati sono entrati negli ospedali a fare compagnia gli ammalati di tutte le età e di tutti i generi. E vedere i sorrisi di questi “umani” nel loro letto di sofferenza sorridere, carezzarli, rimane una visione che ha del sacro e i protagonisti sono loro: veterinari e animali.

In questo particolare contesto non è importante di scrivere per analizzare la forma, lo scritto, il finale, quanto bisogna entrare in questo loro mondo variegato, caleidoscopio, pronto a far vedere i colori dell’arcobaleno pur trattandosi di lavori manuali e poi con gli animali.

Ecco, questo particolare vuole essere l’asse e la struttura di tutti gli scritti che sono stati rac-col-ti. Un grandissimo scrittore siciliano, premio Nobel, si è espresso su questo argomento e in un simile contesto penso che sia valido sapere e conoscere il pensiero di Luigi Pirandello.

Per Luigi Pirandello scrivere non è raccontare una storia ordinata, ma smascherare il caos della vita.

L’arte dello scrittore nasce dal “sentimento del contrario”: non ci si ferma all’apparenza delle cose, ma si guarda dentro per scoprire la fragilità e le maschere dell’uomo moderno, diviso tra le covenzioni sociali e la frammentazione dell’io.

I Principi della Scrittura – Il caos e la forma:

La vita scorre informe e mutevole; la società ci impone una forma fissa.

Scrivere significa catturare questo conflitto.

L’umorismo: A differenza della comicità che si ferma all’avvertimento del contrario, l’arte umoristica scompone la realtà e mostra il dolore nascosto dietro il ridicolo.

La crisi dell’identità: I personaggi non sono mai uno, ma centomila e nessuno.

La pagina scritta riflette questa perdita di una identità certa e assoluta.

Il relativismo: Non esiste una verità fissa o oggettiva. Ogni punto di vista vale l’altro e la scrittura svela questa infinita pluralità di specchi.

Le Forme dell’Espressione

Il romanzo della crisi: Da Il fu Mattia Pascal a Uno, nessuno e centomila, la narrazione perde la trama tradizionale per farsi flusso di coscienza e soliloquio.

La novella: Considerata un vero e proprio laboratorio, serve a bloccare un istante grottesco o amaro della vita quotidiana.

Il teatro nel teatro: Con capolavori come Sei personaggi in cerca d’autore, la scrittura scenica rompe la farsa e la finzione, portando sul palco il dramma vivo dell’essere.

Entrando in questi meandri del pensiero umano ci si accorge come il pensiero di questi grandi non è per niente difficile scorgere come i riflessi denunziati sono uguali o identici a quelli utilizzati da questi uomini con il camice bianco. E loro, scrivendo, non si sono resi conto, che a piede soffice, lasciando svolazzare i lembi del loro camice, sono entrati nel mondo della fantasia letteraria spinti dalla loro vitale collusione con il mondo animale. Tutto questo è bello ed è umano immaginarli mentre scrivevano, magari dopo aver tra-scorso una giornata pesante e mentre i loro cari dormono, mentre la loro mano, le loro dita, spremendo il cervello hanno deciso di scrivere le loro emozioni, e posso dire che hanno centrato il bersaglio e non si può avere un giudizio diverso, perché diversi sono gli scritti, quindi affermare che tutti sono validi sotto tutti i punti di vista e quando si troveranno, senza camice, ad entrare in una biblioteca, o libreria, al museo e prendono un testo qualsiasi, a loro piacente, è giusto che possano pensare: anche io sono scrittore.

Si, scrittore perché è testimoniato dallo scritto e non ha importanza se non è un romanzo di centinaia di pagine, ma solo un articolo di poche pagine. Pagine eterne che renderanno eterno l’Autore.

E noi che scriviamo abbiamo un valore: sconfiggiamo la morte in quanto saremo a vivere con i nostri scritti e quando i posteri leggeranno quelle pagine noi torneremo ad essere vivi perché nessuno più ci dimenticherà.

L’idea che ha stigmatizzato questo magni-fico lavoro sembra che abbia anche due interpreti lungimiranti. Il dr. Mazzocchi e la dottoressa Bernini, aggiungendo che sono stati promossi alcuni concorsi che hanno visto i medici partecipare ed alcuni sono stati premiati da altrettanto professionisti:

Giulio Maria Chiodi, Professore Ordinario di Filosofia del diritto e di Filofosia politica

Felice Novazzi, Vicepresidente dell’Ordine dei Medici Veterinari Provincia di Pavia

Mauro Querci (presidente) giornalista

Flavio Santi, scrittore, poeta e traduttore

Elena Varesi, veterinaria, scrittrice

Una presenza di altissimo profilo che stigmatizza come questa iniziativa ormai è un evento accaduto ormai cristallizzato nelle forme e nei con-tenuti capace di far trascorrere delle ore piacevoli a tutti coloro che lo leggeranno, e saranno molti e tutti soddisfatti.

Ecco perché la mia analisi si muove tra tanti binari, ma tutti alla fine conducono alla meta attraverso la collocazione di elementi: simili a pietre che mano a mano si uniscono e tracciano la strada, parimenti questo è il risultato ottenuto dagli scritti raccolti e pubblicati e proprio per avvalorare questa mia tesi, penso di essere coerente, citando il grande Umberto Eco che ha saputo dire la sua sapendo che i suoi testi ormai hanno raggiunto le vette più alte e luminose della letteratura mondiale. Ed ecco il suo sano pensiero:

Per Umberto Eco, l’arte di scrivere non era un atto di pura ispirazione divina, ma un lavoro di costruzione artigianale, un gioco di strategie e regole precise. Scrivere significa plasmare il testo pensando a chi lo leggerà, unendo rigore semiologico, ironia e una profonda consapevolezza della lingua.

I Principi della Scrittura- Il lettore ideale: Scrivere vuol dire costruire attraverso le parole il proprio lettore modello, anticipandone le mosse e le reazioni.

Chiarezza e controllo: La lingua deve essere maneggiata con cura chirurgica, evitando gli eccessi barocchi o l’uso pigro dei cliché.

Ironia e autoconsapevolezza: Non bisogna mai prendersi troppo sul serio; l’intelligenza del testo passa anche attraverso il sorriso e il dubbio critico. Le Regole Pratiche (in stile Eco) Eco ha spesso stilato ironici decaloghi e regole di stile (ispirate anche al suo celebre saggio Come si fa una tesi di laurea) per insegnare l’onestà e la pulizia espressiva: Evita le allitterazioni (i suoni ripetersi sgradevolmente). Non esagerare con le virgolette; se usi una espressione ironica, segnalala senza abusare dei segni grafici.

Misura le parole: Usa i termini con precisione millimetrica, sapendo che ogni segno ha un peso specifico nel sistema del testo.

Bada alla struttura: Un testo funziona se l’architettura logica regge, proprio come una cattedrale medievale o un congegno narrativo alla maniera del Il nome della rosa.

Ecco le similitudini, le cellule vitalizzate che hanno formato il libro che io, indegnamente ed umilmente, sto analizzando per provare il piacere di unirmi a questo corpo magnifico di Veterinari accompagnati dai loro animali fonte di vita per tutti. Ed è quanto mai significativo citare un verso di Oscar Wilde (che si trova citato nel libro) che risulta oltremodo appropriato: A stare con gli animali si corre il rischio  di diventare persone migliori

Possiamo affermare che è vero questo pensiero tanto che a scriverlo è stato un grande scrittore pensando, alla fine, che forse tra quei fogli scritti possa essere presente un vero Scrittore pur essendo un Veterinario, ma valido professionista.

La materia prima in mano ai Veterinari

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