(di Paolo Cilona)—Da diverse settimane e’ tornata di moda la parola “abusivismo”. Il vocabolario lo riporta come un esercizio arbitrario di un’attivita’ o di una professione regolata da norme di legge. Dalle nostre parti l’abusivismo e’ circoscritto alle costruzioni edilizie realizzate in zone sottoposte a vincoli di inedificabilita’. La proliferazione di costruzioni abusive nella zona A sono il frutto della tolleranza operata da diversi soggetti che per legge erano e sono tenuti a far rispettare i vincoli imposti dal legislatore in difesa di un’area di grande interesse pubblico. A partire dal 1968, ovvero, due anni dopo la frana del 19 luglio 1966, che ha avuto poi il merito grazie ai Decreti Gui-Mancini di salvare il piu’ grande patrimonio archeologico del Mediterraneo, centinaia e centinaia di persone hanno nel tempo realizzato in barba alla legge manufatti, case, ville, palazzi. Tutto e’ stato fatto alla luce del sole e probabilmente con il concorso esterno della politica del consenso. “Costruisci e futtitinni” parole melodiose della tolleranza. Un giorno arrivo’ nella Valle il ministro dell’Interno Enzo Bianco, per assistere alla demolizione di una casa costruita in proprio in zona A. Quel giorno lo Stato dimostro’ il suo volto di sentinella del diritto. Poi decenni di silenzio mentre il numero delle abitazioni cresceva notevolmente. Piu’ che di tolleranza, oggi bisogna parlare di omissioni, in una terra dove e’ sempre prevalso l’ interesse del singolo in danno della citta’. A dare risposte alle pratiche abusive la Regione assunse centinaia di tecnici con il compito di esaminare le domande di sanatoria. Con il trascorrere degli anni probabilmente molti di questi tecnici, (geometri, periti, architetti, ingegneri) furono assegnati ad altre incombenze Sta di fatto che l’abusivismo edilizio si e’ sempre mosso lungo la tela di Penelope. E un ULISSE ancora non si vede all’orizzonte.
(le foto si riferiscono a “Villa Mal Giocondo” con interpreti agrigentini).






