(di Paolo Cilona)— L’illusione si spezza, purtroppo, davanti alla realta’. Poco piu’ di centocinquanta persone hanno protestato davanti la sede del comune di Agrigento per l’ acqua. L’atavica indifferenza ha segnato ancora una volta una cruda realta’. Gli agrigentini stanno tutti bene, le piscine sono piene, i serbatoi pieni, le vasche piene, i recipienti pieni, l’erogazione dell’acqua e’ giornaliera. Il verde pubblico e quello privato grazie alle amorevoli cure dei giardinieri e’ assai vivace e florido. Se la citta’ e’ sommersa d’acqua per quale motivo la gente doveva recarsi con bidoni vuoti a protestare davanti la casa del popolo di Agrigento ? Questa e’ la domanda che tutti si sono chiesti. La risposta che si puo’ dare e’ la seguente: Salvo casi rarissimi tutte le abitazioni di Agrigento (escluse quelle del centro storico) dispongono di grandi vasche di raccolta (autoclavi) dalla capienza di migliaia di metri cubi, che consente ai residenti di sopportare la turnazione settimanale. Non si spiega diversamente. E poi unico caso al mondo gran parte degli agrigentini dispone di piu’ abitazioni poste a San Leone, Cavaleri Magazzeni e in altre zone vicine alla citta’, con la certezza di poter disporre del prezioso liquido. Il problema dell’acqua sta a monte. L’Aica e’ una bardatura politica con realta’ comunali eterogenee e con tipologie diversificate. Contatori si in alcuni comuni e totale assenza in altri. Chi paga a forfait e chi in altro modo. Comuni debitori e comuni in regola. La via da seguire e’ quella dell’acqua come bene pubblico con due soli Enti dai compiti ben precisi. L’Ente che eroga l’acqua dalla fonte fino all’imbocco della rete del singolo Comune. E’ un modo semplice in cui si concretizza un rapporto tra fornitore e beneficiario. Sara’ poi compito del Comune organizzare la distribuzione dell’acqua in modo efficiente (installazione dei contatori, squadre di intervento per le eventuali rotture o delle perdite, ufficio amministrativo per i contratti e gli incassi, ufficio legale e di riscossione. Questa e’ la strada da seguire per mettere fine all’Aica e responsabilizzare il settore idrico dei vari comuni

