Lun. Ago 10th, 2026

L’Eschilo “siciliano” di Incudine e Ovadia è arte di canto e suoni

(di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)–Testo in rime dialettali e musiche della tradizione mediterranea per la tragedia universale

Terza rappresentazione della Rassegna del teatro classico e del mito ieri sera all’arena dell’Efebo al parco botanico di Agrigento. L’antica cava di tufo era praticamente al completo per lo spettacolo in cartellone: Le supplici di Eschilo.

A dieci anni della prima, ritorna l’adattamento di Mario Incudine, Moni Ovadia e Kaballà de Le Supplici del drammaturgo greco Eschilo. Ritorna l’esodo di Danao e delle sue cinquanta figlie che fuggite dall’Egitto, approdano ad Argo. Trovano rifugio e ospitalità dal re Pelasgo che accoglie i rifugiati per volere della popolazione, per proteggerle dai cugini che a forza le vogliono in spose.

Su questa trama semplice Mario Incudine e Pippo Rinaldi Kaballà concepiscono le loro musiche che rievocano i territori della tragedia, suoni e arie mediterranee ritmate, suadenti melodie che spaziano dall’aura popolare siciliana a quella orientaleggiante. Il testo, quasi tutto in siciliano con alcuni momenti in greco moderno e qualche espressione araba, è tutto in ottava rima e lo spettacolo è interamente in musica e canto dal vivo.

80 minuti di intensa tragedia musicale e riferimenti socio politici

Il testo mantiene ed esalta le tematiche di Eschilo relative alla diaspora, alla migrazione, alla persecuzione. Nell’esodo si rimarca l’affidamento al destino, a dei antichi e moderni e a sovrani accoglienti. Il coro delle Supplici di Danao richiama una processione popolare adorante e venerante di canti di supplica e invocazioni a Zeus: un dio che rappresenta tutti. Danao, un “benigno” e bravo Paride Benassai, cerca di far uscire dal Recinto Sacro (un attuale centro di accoglienza) le sue figlie supplicando Pelasgo (un ispirato e intenso Moni Ovadia) di accogliere i fuggitivi. Il sovrano lascia che a decidere sull’accoglienza sia la popolazione (fosse stato un presidente del consiglio li avrebbe mandati in Albania). E la popolazione approva l’inclusione, anche a rischio di una guerra con Egitto: Pelasgo e Danao possono esultare al grido di “Nasciu a democrazia”, le supplici possono danzare festose a ritmi siculo/arabi. Ma l’Araldo di Egitto (Giovanni Calcagno) arriva ad Argo per riprendersi le donne. Ma le supplici sono un esempio di forza e resistenza, doti che si innalzano nelle cantate struggenti dove spiccano le voci soliste di Alessandra Salamina e Anita Vitale. Pelasgo nega il bottino umano a Egitto e caccia via i prepotenti.

Ma una parlata incomprensibile (e non è il siculo) fa deragliare lo spettacolo.

La musica ininterrotta per tutta la durata dello spettacolo non stanca minimamente per la ricchezza di suoni e ritmi ora minimi e soavi, ora incalzanti oppure cadenzati sulla narrazione. E in questo Mario Incudine è maestro. Così come a suo agio è nel suo ruolo di cantastorie (dalla platea si nota e si approva). Il testo poetico in un siciliano comprensibile anche ai non isolani, tutto in ottava rima dà a volte l’impressione di assistere a una rappresentazione di trovatori ma del nord Africa. Gli “inserti” arabi diventano comprensibili per l’espressività di attori e attrici, ottimi anche nelle parti più recitate. Ma quando nel momento topico della rappresentazione, quando il re Pelasgo/Ovadia duella verbalmente con l’araldo di Egitto, quando si discutono le ragioni delle parti contendenti e Ovadia lo fa in un linguaggio incomprensibile alla platea; nonostante l’accaloramento del “vecchio” attore cerca di far trasparire la capacità persuasiva del suo discorso; quando l’argomentazione che concede grazia alle supplici e manda a mani vuote i violenti pretendenti; quando il “vuoto” lessicale disorienta il pubblico, lo spettacolo deraglia. E a nulla vale che l’araldo risponda in siciliano comprensibile al re dal linguaggio oscuro. Danao e le sue figlie sono portate in salvo dentro le mura di Argo ma lo spettacolo sembra finire in maniera monca.

Le parole dell’accoglienza sono oggi incomprensibili? È senz’altro vero ma il pubblico che  applaude sembra disorientato.

Le Supplici di Eschilo

Adattamento di Mario Incudine, Moni Ovadia e Kaballà

con: Mario incudine, Moni Ovadia,  Giovanni Calcagno, Paride Benassai, Alessandra Salamida, Anita Vitale

Coreografie di Dario La Ferla

musiche dal vivo eseguite da Antonio Vasta, Pino Ricosta, Manfredi Tumminello

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