Lun. Ago 10th, 2026

BREVE LA RESURREZIONE DELLA SETTIMANA PIRANDELLIANA CHE SI FA BEFFE DELLA MORTE

Ne Il  Vitalizio di Camilleri e Romani si ride con Pirandello

(di FRANCESCO PRINCIPATO)—Dalla novella Il vitalizio Andrea Camilleri trasse una commedia che portò in scena nel 1994 proprio ad Agrigento e che negli anni  successivi fu replicata anche dal Piccolo Teatro Pirandelliano di Pippo Montalbano e Giovanni Sardone. E chissà se qualcuno si è ricordato di quella rappresentazione di quasi trentanni fa, vedendo in scena Rosamaria, la figlia di Pippo, interpretare con piglio e una maestria la parte di Malanotte, un ruolo/cameo che la compagnia Associazione Città Teatro di Catania ha affidato alla brava attrice girgentana.

L’adattamento leggero, molto dinamico di Andrea Camilleri ha fatto della novella dal tema alquanto  drammatico, una commedia leggera, rurale, metaforica, dinamica. Per poter portare nel limite orario della rappresentazione teatrale un pur breve romanzo, l’autore empedoclino ha dovuto selezionare i passi da “mostrare” ma soprattutto ha creato quadri rappresentativi rapidi, nella prima parte fin troppo veloci nell’avvicendamento scenico. La regia di Giuseppe Romani è andata ben oltre la leggerezza scelta da Camilleri, facendo del racconto, sì ironico ma comunque doloroso, una piece più che brillante, addirittura comica.

La storia narra del commerciante Scinè, venditore di stoffe in via Atenea che, spinto dalla moglie, vuole acquisire i terreni del circondario girgentano. Per speculazione e avidità, in combutta con il notaio Zagara, cerca anziani possidenti “con un piede nella fossa” e offre un vitalizio in cambio della proprietà. L’affare va bene con il primo contraente: Ciuzzo Pace muore dopo appena sei mesi dal contratto. Poi è il vecchio Morabito a firmare e concedere la sua terra. Ma la fortuna questa volta non arriderà allo spietato speculatore: la morte sembra non volersi fermare a casa Morabito.

Se Camilleri regala alla commedia toni da prima e seconda fase pirandelliana, quella del teatro siciliano e del teatro umoristico/grottesco, con richiami evidenti al Liolà e a La giara, la regia di Carlo Muratori punta tutto sulla godibilità farsesca della rappresentazione. Vincenzo Volo nel ruolo del campiere Grigoli è un comico di immediata efficacia, suscita le risate ad ogni mimica, ad ogni battuta del suo copione. Seppure bilanciato dal flemmatico pessimismo di Morabito, anche la figura interpretata dal bravo Angelo Tosto fa passare in secondo piano gli altri “pirandellismi” diversi dall’umorismo. Sopravvive in questa messinscena la visione beffarda della morte, la grottesca rappresentazione di un derisorio croupier che sbanca gli scommettitori sulla vita altrui. Ma della poesia, dell’intimità quasi da confessionale del vecchio Morabito ci sono solo piccoli scampoli. Solo un cenno all’amore per la sua terra, al legame con le sue bestie che dovrà abbandonare.

In platea ci mancano i caratteri dei personaggi, il giudizio sui ruoli, sulle maschere. Le caratterizzazioni, a tratti veramente forti, sembrano avere solo lo scopo di divertire. Delle riflessioni sull’essere, sul ruolo di ognuno, sulla maschera che rappresentiamo per gli altri, in scena si vede poco. Resta solo la forma che si fa beffe della vita: quel Morabito che torna proprietario e si gode la roba oltre i centocinque anni di età.

Se qualcosa sembra sfuggire della tematica del racconto Il vitalizio, lo spettacolo invece regala due ore di divertimento, di interesse, di curiosità. Non ci si annoia quasi mai (forse solo per i repentini cambi di quadro), ci si diverte e si presta attenzione e interesse per gli sviluppi delle vicende, nella speranza di veder puniti i cattivi e veder sopravvivere il raggirato.

La compagnia è stata improntata alla caratterizzazione (forse eccessiva o superflua in taluni personaggi), il ritmo imposto dalla regia è brioso e gli attori si sono dimostrati all’altezza dei ripetuti applausi tributati ad ogni affievolimento di luce. Di Angelo Tosto nel ruolo del protagonista e di Vincenzo Volo abbiamo detto, così come di Rosamaria Montalbano. Dobbiamo per dovere e per merito citare anche Tiziana Bellassai, Lorenza Denaro, Paolo Di Noto, Anita Indigeno, Raniela Ragonese, Giovanni Rizzuti, Santo Santonocito ed Elia Rizzuti.

Tutti gli attori sono stati accomunati dagli applausi del pubblico dell’Efebo presente per questa prima serata (presentata da Rosy Mandracchia) della Settimana Pirandelliana, una settimana a dir il vero molto breve, considerato che continuerà con la commedia L’uomo, la bestia e la virtù e chiuderà con il gala del premio Kaos Montalbano. Dopo i banchetti luculliani del 2025 capitale della cultura, Agrigento e il suo teatro sembrano essersi messi a dieta. (fotogallery di D.R.)

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