Gio. Set 17th, 2026

AL “TEATRO DELL’EFEBO” UNA IFIGENIA DISTURBATA DAL KARAOKE

Ifigenia in Aulide di Euripide (versione italiana di Fabrizio Sinisi)

con: Andrea Tidona, Alessandra Fallucchi, Fabio Pasquini, Massimo Odierna, Carolina Vecchia

regia di Alessandro Machia

produzione Zerkalo – Roma

(di FRANCESCO PRINCIPATO)—Gran parte del pubblico del teatro dell’Efebo di Agrigento si è alzato in piedi alla fine della rappresentazione della tragedia Ifigenia in Aulide, l’ultima opera di Euripide che andò in scena postuma e con finale forse scritto dal figlio. Il pubblico ha tributato apprezzamento per la compagnia che si è impegnata sul palco nonostante fosse stata distratta da qualche problema tecnico  e soprattutto dalla molestia di musiche, dj set e karaoke che da qualche locale nelle vicinanze del teatro venivano sparate ad altissimo volume, da soverchiare il fondo musicale della tragedia in scena. Il nervosismo in certi frangenti si è letto nella recitazione iniziale dei bravi attori sul palco e solo la maestria e l’esperienza di attori eccellenti come Andrea Tidona e Alessandra Fallucchi hanno mantenuto comunque alto il livello della rappresentazione.

La pluri rappresentata tragedia di Euripide narra della sosta forzata dell’esercito Acheo di Agamennone e del fratello Menelao, in viaggio verso Troia per riprendersi la moglie Elena. Ma una bonaccia provocata dalla dea Artemide per il “vizio” della caccia del re di Micene, impedisce alle navi di proseguire oltre Aulide. L’indovino Calcante si fa interprete delle volontà divine e afferma che solo con il sacrificio della figlia Ifigenia, Agamennone potrà riprendere la via verso Troia.

La prima parte del dramma è incentrata sulla decisione di Agamennone di aderire all’intesa divina e e al suo tormento e pentimento per la messa a morte della figlia. E Andrea Tidona sfodera tutto il suo mestiere e il suo talento per esprimere, senza mai eccedere, il dolore e il tormento di padre ma anche i doveri di capo di stato, di generale assoluto. Ha mandato la lettera per convocare la figlia per proporla in matrimonio in Aulide a Achille ma al contempo ne invia un’altra per annullare l’invito e mette la vita di Ifigenia nelle mani degli dei, o del caso: a quale lettera darà corso la figlia?

Sulla deliberazione del sacrificio c’è uno scontro aspro fra i fratelli Agamennone e Menelao, fra quanto si è disposti a sacrificare per il potere, per il comando e quale peso abbiano nella vita di un uomo a confronto con la pacifica convivenza, con gli affetti, con l’amore. Ma Menelao è il meno adatto a propendere per la salvezza della nipote Ifigenia, lui che ha armato eserciti per riprendersi la fedifraga Elena. Tidona/Agamennone e Menelao/Fabio Pasquini trasmettono sentimento e ragionevolezza al pubblico attento e suscitano applausi all’uscita di scena.

In Aulide arrivano Ifigenia e la madre Clitennestra ma scoprono la falsificazione di Agamennone. E se Ifigenia è convinta dal padre che del suo sacrificio ne va dell’onore e della esistenza stessa del regno di Ellade e accetta di morire, Clitennestra non ha alcuna intenzione di cedere la figlia né per capriccio degli dei, nè per i giochi di potere e per la volontà di vittoria del marito. Cerca aiuto nel finto promesso sposo Achille per convincere il re ma sembra tutto inutile: Ifigenia sarà scarificata. A nulla varranno le suppliche, le implorazioni della madre afflitta. Alessandra Fallucchi riesce a trasmettere tutto il pathos della tragedia, irradia il pubblico di amore materno e ribellione, di temperamento e dolorosa mestizia e riscuote applausi a scena aperta.

Ifigenia in Aulide del regista Alessandro Machia ha un allestimento spartano (passi il gioco di parole): scena praticamente vuota, costumi essenziali, musiche leggere di sottofondo (fin quando sono state annullate per l’invasione acustica esterna), movimenti scenici essenziali, coreografie necessarie. Uno spettacolo lodevole e che comunque poteva essere ancora più ben apprezzato e abbiamo già detto all’inizio dei motivi tecnici e dei disturbi. Non ci ha convinto solo la visione dei due giovani promessi sposi proposta da Machia: Ifigenia (brava e applaudita la giovane Carolina Vecchia) ha dato l’impressione della ragazza moderna e arrivista, pronta a sacrificarsi per la gloria e l’immortalità, più che per il bene comune del regno spartano; l’Achille, interpretato da Massimo Odierna, ci è apparso borioso e enfatico da richiamare alla mente un moderno “maranza”. Ma forse sono proprio questi i richiami della regia ai difetti dei giovani attuali?

Comunque a fine spettacolo pubblico in gran parte in piedi ad applaudire la seconda rappresentazione della rassegna del teatro classico e del mito programmata dal consorzio comunale di Agrigento. Una rassegna che ci auguriamo possa crescere sempre più in numero di rappresentazioni, perché di qualità già ce n’è più che a sufficienza. Un festival del teatro classico potrebbe avere sede al giardino dell’Efebo di Agrigento. Solo si riuscisse ad escludere gli elementi di disturbo che si sono avuti ieri e che hanno creato impaccio agli attori in scena e fastidio al pubblico numeroso presente nella splendida cava/teatro dell’Orto Botanico di Agrigento.

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