(di Paolo Cilona)—Per sessant’anni ad Agrigento ha regnato l’arbitrio, la lottizzazione politica, l’arroganza del tutto fare (vedi la Villa del Sole). Attorno al silenzio assordante sono nate carriere politiche, incarichi apicali, ricchezze personali. La legge non si addice, i regolamenti non servono, i controlli neanche a parlarne. Eppure la citta’ fu rivoltata come un calzino all’indomani della frana del 19 luglio 1966. Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il Decreto dei vincoli carta straccia ? Assolutamente no ! Ma licenza di costruzione con la certezza di trovare sul logo della citta’ non i tre telamoni ma le tre scimmie che non vedono, non sentono e non parlano. A fare fortuna in primis i proprietari dei terreni vincolati, poi i notai, seguono i palazzinari, i venditori di mattoni forati, cemento, infissi, apparecchi sanitari, elèttrici, mobili ecc.ecc. Con una forte accelerazione spuntavano come funghi le abitazioni. La voce univoca che circolava come un tam tam nei palazzi e nei cantieri era: “Costruisci e futtitinni”. Nel silenzio generale in quelle abitazioni nascevano bambini, poi giovani, poi adulti e infine anziani. Quante storie dentro quelle mura domestiche!. Poi un giorno venne addirittura un ministro per assistere alla demolizione di una casa abusiva. Poi il ritorno del silenzio. Oggi tutto e’ riesploso a seguito di un esposto presentato alla Procura da parte degli assetati del quartiere di Maddalusa. Il problema dell’approvvigionamento idrico assai complesso viene al momento superato dalla decisione congiunta dâ parte del Comune, Protezione Civile e Azienda sanitaria locale ( con attenzione ai nuclei familiari fragili) perchè come riferito dal responsabile regionale della Protezione Civile Cocina:”La legge proibisce il rifornimento idrico alle case abusive e ciò non è derogabile né negoziabile”.


