(di Paolo Cilona)—La vicenda che sta sulle pagine dei mezzi di informazione locale (e non solo) e’ partita da una dettagliata denuncia da parte di numerosi abitanti del quartiere Maddalusa ricadente nella zona ‘A, ovvero all’interno del perimetro del parco Archeologico ove vige il Decreto Gui-Mancini che stabilisce la inedificabilita’ assoluta. Il decreto in questione era stato voluto prima dallo Stato e fatto proprio dalla Regione siciliana all’indomani del” sacco di Agrigento”, citta’ diventata famosa nel mondo per i Tolli in cemento armato. La frana del 19 luglio 1966 salvo’ il piu’ grande bacino Archeologico con i suoi millenari Templi dell’antica Akragas, oggi patrimonio dell’umanita’. Gli agrigentini erano a conoscenza dei vincoli ma hanno voluto sfidare le leggi e i vincoli. Tutto questo e’ stato possibile con la complicita’, il silenzio comportanentale delle istituzioni statali, regionali e comunali. Gente che ha avuto la residenza, il contatto della luce, diversi anche il contatto dell’acqua, gente che probabilmente ha avuto approvato l’accatastamento, altre persone che hanno visto il loro quartiere abusivo magari organizzato. Sono passati 60 anni dalla frana e magari mezzo secolo dall’abusivismo del “Costruisci e futtitinni,” per ribadire che la vicenda e’ seria e che l’amministrazione Sodano, in opera da poche settimane, si trova a gestire un enorme problema che coinvolge l’intera comunita’ e tanti uffici pubblici regionali e statali. In questo momento riesplode la vicenda della Villa del Sole. Abusiva o realizzata nel rispetto delle norme urbanistiche? Il Comune dovrebbe celebrare la frana del 19 luglio 1966 con un importante convegno per ricordare gli scempi edilizi ed urbanistici avvenuti sul territorio della citta’ prima e dopo la frana. Agrigento merita rispetto. Fare uscire gli scheletri dagli armadi per rendere la citta’ normale e farla uscire dalla palude dei favoritismi.



