(di Giacomo Minio)—Il testo è un unicum, la storia completa ed aggiornata dell’Opus Dei, realizzata grazie all’accesso alla biblioteca dell’opera, ricca di documenti e testimonianze, durata oltre 5 anni, di ricerche e confronti. Oltre una attenta ricostruzione, una parte di rilievo è relativa alla formazione: essa non costituisce un elemento accessorio della vita cristiana, bensì una dimensione essenziale della vocazione battesimale. L’idea centrale che attraversa tutta la pedagogia dell’Opus Dei è che la santità non possa essere ridotta a un sentimento religioso o a una generica buona volontà, ma richieda una solida costruzione della persona nella sua integralità. Da qui deriva il carattere peculiare della formazione promossa dall’Opera: una formazione permanente, organica e unitaria che abbraccia simultaneamente la dimensione umana, professionale, dottrinale-religiosa, spirituale e apostolica.
La santificazione del lavoro presuppone infatti la competenza professionale. Non può esistere, nella prospettiva dell’Opera, una separazione tra eccellenza umana ed eccellenza spirituale. Per questo motivo la formazione umana occupa un posto fondamentale: maturità del carattere, senso della responsabilità, libertà interiore, capacità di giudizio, equilibrio affettivo e rettitudine morale costituiscono il terreno sul quale si innesta la vita soprannaturale.
Escrivá rifiutava una concezione intimistica della fede e vedeva nell’esercizio competente della propria professione uno dei principali luoghi dell’incontro con Dio. L’università, il laboratorio, il tribunale, l’ospedale, l’impresa o la scuola diventano così spazi di testimonianza cristiana. Da qui nasce l’insistenza sulla serietà dello studio, sull’aggiornamento continuo e sulla ricerca dell’eccellenza accademica.
A tale dimensione si affianca la formazione professionale; il nucleo più originale del progetto formativo dell’Opus Dei risiede probabilmente nell’importanza attribuita alla formazione dottrinale e teologica. Escrivá riteneva insufficiente una religiosità fondata esclusivamente sulla devozione o sulla tradizione familiare. Da qui la necessità di uno studio sistematico della filosofia e della teologia.
Questo ideale trovò una formulazione istituzionale nello Studium Generale dell’Opus Dei, poi evolutosi nel tempo fino a divenire il nucleo dell’attuale formazione accademica ecclesiastica dell’Opera. In esso si sviluppava una vera e propria Ratio Studiorum, cioè un ordinamento degli studi caratterizzato da rigore metodologico, gradualità pedagogica e sistematicità disciplinare.
In tale prospettiva, l’apertura di università ed il conseguimento del dottorato assumono un significato che va oltre il semplice riconoscimento accademico. Escrivá considerava gli studi dottorali un autentico servizio alla Chiesa e alla società. Il dottore non è soltanto uno specialista, ma una persona capace di contribuire alla produzione del sapere, al dialogo tra fede e cultura e alla formazione delle nuove generazioni. Per questo motivo, fin dagli inizi dell’Opera, numerosi membri sono stati incoraggiati a conseguire dottorati nelle discipline più diverse: teologia, filosofia, diritto, medicina, economia, scienze naturali e discipline umanistiche.
Questa attenzione alla formazione superiore trova la sua espressione più compiuta nelle istituzioni universitarie promosse dall’Opus Dei. Fra esse occupa una posizione centrale la Università di Navarra, concepita da Escrivá come un grande laboratorio di dialogo tra fede e cultura. L’università non nasce come uno strumento di proselitismo confessionale, ma come una comunità accademica pienamente inserita nel mondo della ricerca scientifica internazionale.
Nel pensiero del fondatore, l’università possiede una missione eminentemente culturale. Essa deve essere un luogo nel quale la ricerca della verità venga perseguita con libertà metodologica e rigore scientifico. La fede non sostituisce la ragione, ma la illumina e la orienta verso una comprensione più profonda della realtà. Per questo Escrivá parlava spesso della necessità di una “unità di vita”, cioè dell’armonia tra sapere professionale, vita intellettuale e fede cristiana.
La funzione delle università promosse dall’Opera consiste dunque nel formare professionisti altamente qualificati che siano contemporaneamente persone dotate di una solida coscienza etica e di una profonda cultura umanistica. In tale prospettiva, l’università non è soltanto un luogo di trasmissione di competenze tecniche, ma una scuola di libertà responsabile, di ricerca della verità e di servizio al bene comune.
Si comprende allora come il rapporto tra formazione e università occupi una posizione strategica nella visione di Escrivá. La chiamata universale alla santità, che costituisce il cuore del messaggio dell’Opus Dei, richiede infatti la trasformazione cristiana delle strutture temporali. Ma tale trasformazione non può essere affidata all’improvvisazione. Essa esige uomini e donne capaci di incidere nella cultura, nelle professioni, nelle istituzioni e nel dibattito pubblico grazie alla forza della competenza, della riflessione e dell’esempio personale.
Per l’Opus Dei, pertanto, l’università rappresenta molto più di un ambiente professionale: essa è uno dei luoghi privilegiati nei quali si realizza l’incontro tra fede e ragione, tra vita spirituale e ricerca scientifica, tra santità personale e servizio alla società. La formazione universitaria diviene così una forma concreta di apostolato intellettuale, orientato non soltanto all’acquisizione del sapere, ma alla costruzione di una cultura capace di riconoscere la dignità della persona umana e la sua apertura alla verità e a Dio.







