Gio. Lug 16th, 2026

AGRIGENTO:il diritto costituzionale alla tutela della salute

(di Alessio Lattuca)— Mi chiedo ripetutamente quali siano le ragioni (e se ve ne siano) che impediscono ai cittadini agrigentini di fruire del diritto costituzionale alla tutela della salute: che dovrebbe garantire a tutti i cittadini pari opportunità di accesso alle cure indipendentemente dal luogo di residenza.

L’ assenza di alcune specialità ad alta complessità, come la neurochirurgia, costringe spesso i pazienti a essere trasferiti verso altre strutture, con conseguenti rischi clinici nei casi tempo-dipendenti, come traumi cranici, emorragie cerebrali e ictus.

Pertanto, individuare le responsabilità politiche significa guardare a più livelli istituzionali:

La Regione Siciliana, che ha la competenza primaria sull’organizzazione sanitaria e sulla programmazione della rete ospedaliera.

I governi regionali che si sono succeduti negli ultimi decenni, chiamati a definire la distribuzione dei reparti specialistici e degli investimenti sul territorio.

Le direzioni generali delle aziende sanitarie e ospedaliere, responsabili dell’attuazione delle scelte organizzative e della rappresentazione dei fabbisogni locali.

La rappresentanza politica territoriale, che avrebbe dovuto sostenere con maggiore forza le esigenze di una provincia che conta oltre 450.000 abitanti e che continua a soffrire una significativa mobilità sanitaria passiva.

Naturalmente, va ricordato che la presenza di una neurochirurgia non dipende solo dalla volontà politica: servono personale altamente specializzato, sale operatorie dedicate, terapie intensive e risorse economiche. Tuttavia, proprio per questo, la politica ha il compito di programmare e colmare gli squilibri territoriali quando essi diventano strutturali.

Nel caso di una mia amica  che colpita  da ictus abbia dovuto affrontare un trasferimento via ambulanza verso Caltanissetta per l’impossibilità di utilizzare l’elisoccorso dimostra quanto la fragilità della rete possa incidere concretamente sui tempi di cura. In patologie neurologiche acute, infatti, ogni minuto può essere determinante per la prognosi.

Sono elementi di inaudita gravità che si dicono a chiedersi come sia possibile che, dopo tanti anni, una provincia delle dimensioni di Agrigento continui a non disporre di servizi strategici come la neurochirurgia. È evidentemente che le responsabilità siano da attribuire  a una programmazione politica e amministrativa che non è stata capace di garantire ai cittadini agrigentini gli stessi diritti di cui godono altre comunità. Il che richiederebbe accertamenti tecnici oltreché politici.

Giacché la salute non può dipendere dal codice di avviamento postale né dalla fortuna di trovare un mezzo di trasporto disponibile nel momento giusto. La vera domanda è: chi risponde di decenni di ritardi e di una disparità territoriale che continua a mettere a rischio la vita delle persone?

Alessio Lattuca

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