Gio. Lug 16th, 2026

NON CI SERVE UNA CITTÀ PERFETTA ci serve una città vera

(di Mattias Lo Pilato)—Nel mio ultimo post avevo scritto:

“Da oggi un nuovo inizio”.

E forse è proprio da qui che bisogna ripartire.

Dalla necessità di rompere un’abitudine.

Quella di vedere la politica sempre uguale a sé stessa, anche quando cambia faccia, simbolo o slogan.

Per anni questa terra è stata raccontata come piena di potenzialità.

Eppure troppe volte è stata svuotata lentamente:

di giovani, di entusiasmo, di occasioni, di fiducia.

Non per colpa di una sola parte.

Non per colpa di un solo nome.

Ma per una mentalità che nel tempo si è radicata ovunque.

La mentalità di chi pensa che amministrare significhi controllare.

Di chi considera il cambiamento una concessione.

Di chi parla di futuro senza avere mai davvero il coraggio di lasciargli spazio.

E allora ogni volta si ripete lo stesso schema:

nuove promesse, vecchi equilibri, nuovi slogan, vecchie logiche.

Ma una città non cresce se resta prigioniera delle stesse dinamiche da trent’anni. E soprattutto: una città non cambia davvero se i giovani vengono cercati solo quando servono applausi, presenza o consenso. Noi non siamo una fotografia da campagna elettorale.

Non siamo il contorno di decisioni prese altrove.

Siamo una generazione che vuole contare. Che vuole partecipare.

Che vuole costruire. E dentro questa visione c’è anche un altro tema fondamentale: il valore delle donne.

Perché ancora oggi, troppo spesso, si parla della presenza femminile come fosse un dettaglio da sottolineare, una formula da esibire o un equilibrio da sistemare.

Io invece penso che una donna valorizzata rappresenti molto di più.

Rappresenta competenza. Sensibilità. Determinazione. Capacità di ascolto. Concretezza.

E penso sinceramente che una città cresca quando smette di usare le donne come simboli e comincia finalmente ad affidarsi davvero al loro valore. Il futuro non ha bisogno di figure decorative.

Ha bisogno di persone credibili. E oggi la politica dovrebbe avere il coraggio di fare una cosa semplice ma rivoluzionaria:

lasciare spazio. Spazio alle idee nuove. Spazio a chi non appartiene ai soliti circuiti. Spazio a chi ama questa terra senza volerla possedere.

Perché questa città non ha bisogno di padrini.

Ha bisogno di energie.

Di visione.

Di verità.

Il ballottaggio non può essere soltanto una sfida tra schieramenti.

Deve diventare una domanda collettiva:

che futuro vogliamo lasciare a questa terra?

Io una risposta ce l’ho.

Voglio una città dove i giovani non debbano andare via per sentirsi vivi. Dove una ragazza non debba dimostrare il doppio per essere ascoltata. Dove il merito conti più delle appartenenze.

Dove chi fa politica torni ad avere il coraggio di servire e non di occupare spazi.

Adesso tocca a noi.

A chi ha smesso di credere che “tanto non cambia mai niente”.

A chi è stanco delle solite dinamiche.

A chi sente che questa terra merita molto di più.

Non restate a guardare.

Non lasciate che decidano sempre gli stessi.

Se vogliamo davvero un nuovo inizio,

allora il momento è adesso.

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