(di Mario Gaziano)—Nel debordante circo mediatico sul caso Minetti tra *adozione* e *grazia presidenziale* si solleva prepotentemente su Netflix il film LA GRAZIA di Paolo Sorrentino. Il regista e autore dell’ esaltante LA GRANDE BELLEZZA prova a tradurre in linguaggio cinematografico un proprio ipotetico romanzo nel cassetto. In effetti LA GRAZIA è – a mio parere- un lungo racconto della *incomunicabilità* alla Michelangelo Antonioni. *Incomunicabilità* qui risolta, però, epifanicamente. Il tema delicato e importante si muove su due binari: l’eutanasia e la Grazia Presidenziale. Temi spinosi e attualissimi. Il linguaggio cinematografico non corrisponde compiutamente ai due drammatici assunti, risultando appunto narrativo, da romanzo, dunque. I dialoghi navigano tra intellettualismo e meditazione filosofica. Forzatamente obbligati i riferimenti alla Intelligenza artificiale ( il cane robotico) e la parabola della leggerezza ( la sospensione di Servillo nella navetta spaziale). Il registro complessivo alleggerisce la sensibilità umana ed affettiva, affidando allo sguardo enigmatico del protagonista i sottili riflessi esistenziali. Vincono le suggestioni e le emozioni del regista e autore Paolo Sorrentino, maestro indiscusso del cinema sensoriale


