Lun. Ago 10th, 2026

Fata Morgana: l’illusione benefica di Gianfranco Jannuzzo

(di Francesco Principato–fotogallery di Diego Romeo)—Fata Morgana è il miraggio, è il mito, è la speranza, soprattutto è l’illusione, quell’illusione che in un pezzo passionale e romantico dello spettacolo Gianfranco Jannuzzo ci invita a continuare a inseguire. Perché il mancato raggiungimento non esprime una disfatta, bensì il benefico stimolo a perseverare nell’inseguimento dei sogni. È uno dei momenti di riflessione del testo dello show visto ieri sera al teatro Pirandello di Agrigento, assieme agli altri monologhi scritti dall’attore e regista “girgentano” e da Angelo Callipo, autore e sceneggiatore, nonché collega redattore di Teatro.it. Sono i momenti in cui Gianfranco ci invita a riflettere sul rispetto del genere femminile sfiorando il dramma del femminicidio; ci rende partecipi del suo concetto di accoglienza; ci emoziona con il pensiero alle proprie radici, quelle lacerate e mai strappate completamente lungo il peregrinare dei popoli migranti, siano essi siciliani o veneti, bianchi o neri. Sono momenti di intensità toccante, sono momenti di esibizione drammatica di un attore che nella maturità incanta anche quando non vuole far ridere. Ma non c’è retorico piagnisteo in queste riflessioni, c’è semmai la speranza di esperienze storiche, dalle antichità fino a oggi. C’è un’umanità intera, identica ad ogni latitudine, c’è la Sicilia dei lustri greci e normanni, fino alle piazze intitolate ai moderni martiri: dallo Stupor Mundi all’orrore delle stragi. Sono i momenti meditativi di questo one man show ma Fata Morgana è un festival della risata: Jannuzzo sfodera tutto il suo repertorio comico, quello imparato alla scuola di Gigi Proietti e negli spettacoli di Antonello Falqui, quello collaudato e apprezzato in tutta Italia.

Eppure nei primi minuti dello spettacolo Gianfranco Jannuzzo non ci è sembrato nella massima forma, oppure qualche battuta “a vuoto” forse è stata dettata dall’emozione di ritrovarsi davanti al suo pubblico di Girgenti, al cospetto di amici e parenti. Ma sono state nuvole passeggere, poi il comico si è sciolto e con lui tutto il pubblico. Riso e allegria hanno invaso la platea, plaudente alla galleria di personaggi proposti o ripresentati dell’attore. Applausi scroscianti hanno accompagnato il “giro d’Italia” dei tipi da barzelletta rappresentati, così come sonore risate hanno sono state elargite ai suoi vecchi cavalli di battaglia e ai suoi omaggi ai tipi farseschi di una volta: dai grandi attori come Renzino Barbera ai suoi vecchi amici di quartiere, comici involontari. D’altronde la grande capacità di Gianfranco Jannuzzo è quella di rendere divertenti i semplici tic delle persone comuni, di trasformare in comicità l’indole della gente, di far ridere con semplici luoghi comuni. Tutto questo perché Gianfranco Jannuzzo è comico di razza, è maschera seducente, è il gentleman della risata: mai una volgarità, mai una scurrilità, mai una blasfemia. Con Gianfranco Jannuzzo si avvera perfino la magia di ridere di una barzelletta già conosciuta.

E ne racconta molte in due ore di spettacolo intenso dove si assiste a sketch esilaranti ma anche a momenti musicali grazie alle melodie di Francesco Buzzurro, altro grande artista girgintano, eseguite dal vivo da Angelo Palmeri (oboe), Chiara Buzzurro (chitarra), Alessio La China (Violoncello) e Nicola Grizzaffi (piano e tastiere). Ma non solo. Fra una intrigante “riflessione in riva al mare” e un esilarante narrazione di un funerale siciliano, è lo stesso Gianfranco Jannuzzo che siede al pianoforte a rinverdire i trascorsi familiari. E non gli basta: si lancia addirittura in arditi vocalizzi jazz supportati dal divertito battimani del pubblico. Dura quasi due ore lo spettacolo e ci si dispiace che finisca, perché Gianfranco è la persona ideale con cui intrattenersi, il commensale ideale di un invito a cena.

È uno spettacolo divertente questo Fata Morgana, lo è per la verve sempre viva di Gianfranco Jannuzzo, lo è per le gags dilettevoli, per le risate che suscita. Ma è anche uno spettacolo toccante, perché le emozioni che il protagonista trasmette sono facilmente raccolte dal pubblico perché condivisibili. Anche dai non girgintani, anche fra i pochi non fedeli di San Calò, il santo nero.

Fata Morgana-di Gianfranco Iannuzzo e Angelo Callipo–scene di Salvo Manciagli-musiche originali di Francesco Buzzurro-regia di Gianfranco Iannuzzo

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