Mer. Mag 13th, 2026

Palermo, la grande bellezza  arabo-normanna

(Testo e foto di Francesco Principato) —Il palazzo dei Normanni è la più vetusta residenza reale d’Europa. Residenza del sovrano Federico II è oggi sede dell’assemblea regionale siciliana, immeritata continuazione di quello che fu il parlamento siciliano che, nato nel 1097, è considerato uno dei più antichi della storia. Ma oltre a ospitare gli attuali parlamentari siciliani ha qualche grande pregio: l’architettura che ingloba i periodi storici che vanno dall’epoca fenicio-punica (visibile nello scavo delle fondamenta), all’epoca  bizantina-araba (con i corridoi ancora praticabili), al periodo normanno. E qui ci fermiamo con gli stili perché la nostra prima meta del viaggio nella Palermo arabo-normanna è proprio la Cappella Palatina. Il gioiello siculo-normanno che, edificato  nel 1117, il re Ruggero II trasformò in quello che dal  2015 è uno dei patrimoni mondiali dell’umanità mondiale Unesco. Il tour palermitano non può che iniziare da qui, ma solo dopo aver fatto la fila che inizia fuori dalla palazzo reale, fra giovani scolaresche, gruppi di escursionisti attempati e turisti dagli idiomi dissimili. Coda che continua nel chiostro in cui vediamo sfilare onorevoli crucciati (non è un buon periodo per i legislatori siciliani) e portaborse fintoccupati quanto i commessi in divisa blu.

Saliamo al primo piano, sempre in fila, e cominciamo a scattare qualche foto: i mosaici esterni reclamano già la loro attenzione. Finalmente, dopo un’ora di attesa, entriamo nella basilica e restiamo incantati e rimirare le pareti, le colonne, i pavimenti, il soffitto. Gira la testa a vedere tanta bellezza: mosaici sfavillano palesando figure religiose e simboli cristiani. Il Cristo Pantocratore, la Vergine in trono, i quattro evangelisti sovrastano i visitatori in un abbiente che così piccolo mostra appieno la delicatezza e precisione dei collage artistici di marmi e graniti, quelli che integri formano le colonne che reggono il celebre soffitto intagliato di scuola araba e tipico dei monumenti persiani. Si resta incantati e non si vorrebbe uscire da quell’immersione di bellezza ma la fila incombe, altri sono in coda come noi dalle dieci e… a mezzogiorno usciamo dalla chiesa, dove si continua a celebrare messa ma soltanto la domenica, quando i deputati non circolano per il palazzo: non si mischia il sacro e la bellezza con il profano e… il giro continua.

Attraversiamo Porta Nuova, l’arco trionfale voluto dal vicerè Marcantonio Colonna, e caliamo per il  Cassaro, che poi sarebbe Via Vittorio Emanuele ma che da quando è stata tracciata, dai fenici nel VII secolo A. C. ha cambiato tanti nomi fra cui l’arabo Al Qasar, da cui il palermitano U Cassaru appunto. Poca strada e arriviamo alla seconda tappa del giro: la chiesa della Santa Vergine Maria Assunta, ovvero la maestosa Cattedrale di Palermo. E qui l’ammirazione non è per gli interni della basilica, non è per gli stili architettonici che nel tempo si sono accavallati nell’adornare i muri e le volte, gli altari e le colonne. Non solo. È dall’esterno che si valuta la maestà della costruzione sacra: il  campanile absidale è una torre di merletto come anche le guglie delicate; le tarsie delle absidi sembrano arazzi di pietra; gli archiponti sembrano dita che sorreggono tanta bellezza; i due campanili di nord ovest si contendono sguardi ammirati e i santi che circondano la chiesa e la piazza sembrano sorvegliare e fare la guardia a cotanta magnificenza e bellezza. Non possiamo restare in contemplazione più di tanto, ci sono altre tappe, altri traguardi normanni da raggiungere.

Scendendo ancora per il Cassaro in direzione di Porta Felice, la dirimpettaia sul mare di Porta Nuova, ci fermiamo ai Quattro Canti dove quattro stagioni, quattro sovrani e quattro patrone simboleggiano i quattro quartieri (definirli mandamenti richiamano brutte cose). Ci giriamo a 360 gradi e poi imbocchiamo la perpendicolare via Maqueda, ma prima facciamo una capatina veloce dentro la chiesa del SS. Salvatore: noi amanti della drammaturgia non potevamo negare un inchino alla “chiesa teatro”, chiamata così per la pianta quadrata, l’altare rialzato e le sedute disposte come una platea. Ne ammiriamo gli intarsi di marmo delle colonne e ci segniamo per l’uscita.

Proseguiamo per piazza Pretoria, diamo un’occhiata ai ricordi che suscita la facciata della facoltà di giurisprudenza e puntiamo su piazza Bellini, indirizzandoci sulla coppia di piccolissime chiese affiancate e rialzate dal piazzale. Saliamo gli scalini e guardiamo a destra e a sinistra: dobbiamo scegliere a chi dedicarci per prima. La chiesa di San Cataldo dalle cupole rosse oppure quella di Santa Maria dell’Ammiraglio? Giriamo a destra per ammirare l’esempio più evidente dell’incrocio  dell’architettura orientale e occidentale. La chiesa di San Cataldo, restituita dall’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme alla cultura architettonica e alla fruizione del pubblico, è costituita da un interno murario in arenaria con arcate cieche a vista, con ghiere traforate di influsso arabo, a far risaltare le cupole rosse a calotte lisce. Dal 2015 anche questa piccola chiesa fa parte del patrimonio culturale dell’Unesco. Usciamo e fatti pochi passi entriamo nella cappella prospiciente: la chiesa della Martorana.

La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio fu edificata nel 1143 da Giorgio di Antiochia, ammiraglio di re Ruggero II e in seguito concessa al vicino convento delle suore benedettine fondato Eloisa Martorana, da cui la denominazione usuale. La prima impressione che abbiamo  entrando è quella di sentirsi ancora in un’ala della Cappella Palatina. I mosaici bizantini ricoprono quasi per intero le parti murarie laterali ma anche le base e i capitelli delle colonne che dividono l’ambiente in tre navate. Nella volta, dove i mosaici non arrivano, sono gli affreschi a farci restare a naso in su e a farci girare la testa. Un prezioso tabernacolo in lapislazzuli e un dipinto raffaellita dell’Ascensione confermano anche in questo tesoro architettonico la commistione di stili e la magnificenza dell’arte nel corso dei secoli. La chiesa è tutt’oggi concattedrale dell’epachia di Piana degli Albanesi osservante il rito bizantino.

Con questo giro a Palermo abbiamo così ultimato il percorso Arabo-normanno iniziato a Monreale e poi continuato a Cefalù. Questo di Palermo è stato un tour di un giorno, dalle 9,30 alle 14,00, ora in cui gli addetti al patrimonio ecclesiastico hanno letteralmente sospinto fuori i numerosi visitatori.  D’altronde a quell’ora occorre dedicarsi a pratiche più materialistiche: non solo il cervello vuole la sua parte, anche lo stomaco reclama.

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