| L’intervento di Antonella Ferrara Sono sempre stata convinta che la cultura non possa – e non debba – restare confinata nei propri ambiti tradizionali. Che debba, piuttosto, attraversare i luoghi della formazione, misurarsi con le domande delle nuove generazioni, con quella qualità particolare dell’attenzione che appartiene a chi è ancora, nel senso più pieno, in costruzione. È da questa convinzione che nasce la partnership tra Taobuk e l’Università di Messina. Una partnership che, negli anni, si è tradotta in qualcosa di concreto e strutturato: il coinvolgimento di studentesse e studenti nei percorsi di tirocinio all’interno del Festival, un laboratorio in cui competenze diverse si incontrano e ragazze e ragazzi, provenienti da percorsi differenti, condividono uno stesso obiettivo: misurarsi con la complessità del reale, e con le responsabilità che ogni progetto culturale porta con sé. È, in questo senso, una forma di fiducia. E non è un caso che proprio la fiducia sarà il tema della prossima edizione di Taobuk: non come dato acquisito, ma come condizione esigente e fragile, che tiene insieme una comunità solo nella misura in cui viene continuamente praticata. L’incontro con Matteo Saudino si colloca esattamente in questo orizzonte. Perché parlare di Costituzione, parlarne davvero, al di là della lettera, significa parlare di fiducia. |