(di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)—Il piacere dell’onestà, la commedia messa in scena dalla compagnia teatrale ABC con la regia di Guglielmo Ferro, come Ma non è una cosa seria, è una commedia di Luigi Pirandello che narra di un matrimonio “bianco” e che richiama nel testo anche Pensaci Giacomino!, l’altra opera teatrale con le nozze di facciata. Il piacere dell’onestà è il sentimento che prova Angelo Baldovino, un immarcescibile Pippo Pattavina, uomo di scarsa moralità e pieno di debiti, quando accetta di sposare Agata, l’amante del marchese Colli interpretata da Francesca Ferro: la ragazza è incinta e il marchese è già sposato per cui occorre un matrimonio riparatore. Nozze pro forma e di breve durata quindi, giusto il tempo per attribuire al nascituro un cognome e una convenzionale moralità. Poi il genitore fittizio sarà messo alla porta con disonore e i due amanti potranno riunirsi, addirittura il marchese potrà apparire a tutti come il salvatore della giovane famigliola.
Baldovino, nella bugiarda messinscena che gli si propone, vede l’occasione di vivere un’altra vita, l’opportunità di “costruire” un’altra sua persona, di indossare una nuova maschera. Il nuovo e onesto Baldovino, fra disquisizioni etiche e citazioni cartesiane, pone però la sua condizione: “Onesto io onesti tutti”. Ma al progetto di “mascariare”, infangare il suo personaggio messo in atto dal marchese, la finzione implode, la “carne” torna irrefrenabile a scacciare la finzione e una risposta nuova e diversa emerge dal padre e marito per farsa. Una risposta che non è nemmeno pronunciata.
La rappresentazione pirandelliana sincera e corrispondente di Guglielmo Ferro…
Il regista catanese porta in scena un Pirandello integrale, senza contaminare questo suo “Piacere“ di attualismi ipocriti né di tematiche modaiole e senza stravolgere i caratteri originali dei personaggi. Il testo della commedia è integrale e nella prima parte, introduttiva nonché infarcita di colloqui verbosi, il regista alza il ritmo dei dialoghi, impone vivacità scenica e di impostazione. La parte propedeutica della narrazione scorre con interesse anche grazie alla bravura di Debora Bernardi, la madre di Agata, di Riccardo Maria Tarci, il marchese Colli e Giampaolo Romania, quel Maurizio Setti esecutore dell’inganno.
… l’immenso mestiere di Pippo Pattavina…
Vedere in locandina un attore di 87 anni interpretare il marito di una puerpera può far pensare a una inverosimiglianza, a un eccesso di finzione teatrale. Ci si può domandare se non esistano attori in grado di impegnarsi in una commedia così complessa e in un ruolo così difficile. Si potrebbe pensare a priori a una scrittura per compiacenza o celebrativa. Poi si apre il sipario e il Baldovino/Pippo Pattavina fa dimenticare l’incongruenza anagrafica fra attore e personaggio. La platea è catturata dalla vitalità del maestro, dalla poliedricità e dalla elevata caratura artistica. Pattavina passa dal ritmo della prima parte alla battuta sospesa del finale, al gesto eloquente più di un discorso, all’espressione feconda di innumerevoli sfaccettature. E allora si dimentica dell’età dell’attore, si è presi semmai dalla capacità recitativa e comunicativa maturata in 70 anni di teatro.
… e l’allestimento minimalista
Basta poco per impostare le scene di una commedia essenzialmente basata sui dialoghi, sulle esposizioni di pensieri, di teorie, di sofismi. Una scenografia essenziale mostra un salotto lindo e luminoso oppure, con lo spostamento di un paio di arredi, inquadra uno studio efficiente o un salone da alta borghesia. Le pareti sono semplici pannelli che nell’ultima scenografia (di Salvo Manciagli) appaiono dirupati. I disegni di luci (di Santi Rapisarda) sono essenziali e splendono quasi per tutta la narrazione, solo per il tragico epilogo sembrano nascondere i veri volti dei protagonisti. Le musiche sono quasi un sussurro. Questa versione della commedia pirandelliana è tutto un piacere, un piacere da godersi dalla platea.
L’equilibrio precario tra verità e menzogna, fra onestà e immoralità.
In Il piacere dell’onestà, Luigi Pirandello punta il suo obiettivo focale sul concetto di onestà: “È più facile essere eroe che galantuomo; eroi si può essere una volta tanto, galantuomini, si dev’esser sempre”. Su questo continuo dilemma rimorde la coscienza di Baldovino, se continuare a onorare il patto e fingere lealtà e per questo essere disonesto oppure se è onesto rivelare la verità, anche a costo di commettere il furto e quindi rivelarsi corrotto. Quale sarà la decisione giusta? A sciogliere il rovello di Baldovino ci penserà Agata. Sarà il sentimento a dare risposta, sarà l’impegno a crescere una nuova generazione, le nuove generazioni. Queste generazioni che non hanno dubbi quando si tratta di scegliere fra la convenienza e la correttezza, queste generazioni che sconoscono parole antiche quali etica, deontologia, moralità e che non riescono ad avere piacere dall’onestà.

























