Mer. Mag 13th, 2026

Extra Moenia: un torrente di compassione inonda la platea del Palacongressi di Agrigento

(di Franco Principato-Fotogallery di Diego Romeo)—Letteralmente la locuzione latina “extra moenia” significa fuori dalle mura, fuori dalla sede appropriata e, in questa accezione usata da Emma Dante per titolare questa sua performance teatrale, si può sicuramente tradurre con un “fuori di casa”. Ossia all’esterno delle “quattro mura” in cui ognuno si rinchiude e si isola, lontano dagli altri, appartato dal mondo e dalla vita che non sia la sua. Extra moenia può essere quindi un treno, una piazza, una chiesa, un bar. Può essere la strada, quella strada che si percorre al risveglio di ogni giorno, quella strada che percorriamo, volenti o dolenti, assieme agli altri.

Emma Dante definisce questa rappresentazione “una commedia più performativa e performante che narrativa, dove si ritrovano persone che si incontrano ogni giorno in una città: c’è un ferroviere, c’è la donna ucraina che scappa dalla guerra e arriva in Italia e fa la puttana, c’è il migrante che arriva dal Congo e si è fatto il viaggio nel deserto e nel Mediterraneo, c’è il militante che esalta la guerra, ci sono gli innamorati ma lei non si decide a dirgli sì, c’è lo stupro del branco. Non c’è una trama ma accadimenti legati al presente”.

Ma questi sono solo gli episodi e i personaggi principali della commedia. Perché Extra Moenia e i quattordici attori ti scaricano addosso un torrente di esperienze, una marea di prospettive di vita, una valanga di sentimento che ti prendono direttamente alla bocca dello stomaco a volte senza nemmeno passare da una disamina intellettiva. C’è l’attraversamento istantaneo della scena di un rider in bici per la sua consegna, la sfrattata che cerca casa, il calciatore che desidera il professionismo e fa il breakdancer perché sogna il mondo dello spettacolo. C’è una vita anche in un solo attimo di apparizione scenica.

C’è soprattutto Emma Dante e la sua capacità di comunicare emozioni, quella Emma Dante che ci ha intenerito con Mishelle di Sant’Oliva e che ci ha fatto indignare con Cani di bancata, o che ci ha sorpreso con il capolavoro Le sorelle Macaluso. E come quel grande successo, anche questa pièce è un esempio di danzatheater. Ma che più che di danza dalla platea si assiste a movimenti usuali che assumono l’armonia della coreografia. Soprattutto sul palco si cammina, si marcia. All’inizio ognuno dei personaggi lo fa per conto suo ma subito il movimento diventa coordinato e, pur cambiando direzione, si muove all’unisono. Nessuno marcia da solo.

I protagonisti sembrano dirci che stiamo tutti sulla stessa strada: la donna iraniana che nel campus di Teheran si spoglia per protesta contro il regime; l’ufficiale che esalta la guerra e i suoi guadagni; il ferroviere che annuncia un treno che sembra non arrivare mai; la donna stuprata da un gruppo di militari; gli sposini che vogliono convolare a nozze. Ma nel microcosmo di ognuno, nelle relazioni, negli incontri e nelle frustrazioni singolari si specchiano drammi e tragedie sociali di interesse e gravità universale.

C’è la fuga dall’Africa incendiata da guerre civili, c’è la violenza sulle donne, c’è il patriarcato resistente, c’è l’inquinamento distruttivo, ci sono i divieti e le limitazioni della libertà. Ma c’è anche la speranza, quella che ci farà continuare a galleggiare in un mare di plastica e spazzatura. Ma questa deriva potrà essere dolce solo se saremo assieme agli altri.

Come dice la stessa Emma Dante, Extra moenia, affidato alla sua compagnia Sud Costa Occidentale, è ormai diventata una creatura dei bravi quattordici attori in scena. Ma chi pensa che Extra moenia sia un facile collage di monologhi o di episodi deve andare a vederlo, per assimilare e capire come si costruisce uno spettacolo teatrale che non è basato su una trama precisa. Piuttosto si evolve in episodi, in parole e suoni, immagini vive e gesti che si intersecano, che muovono un ingranaggio che può sembrare casuale ma che è di una precisione cronografica.

Bastano pochi minuti e i personaggi così originali ma così diffusi diventano protagonisti già conosciuti, quasi amichevoli. E in questo connubio sentimentale fra scena e platea non può che nascere quel “cum patior”, quella compassione che è partecipazione alla sofferenza altrui. Quella condivisione che a teatro si chiama pathos.

Se poi aggiungiamo che Extra moenia è uno spettacolo bello a vedersi, nonostante la quasi assenza di scenografia, e bello anche da sentire, non possiamo che considerarlo una delle migliori pièce di Emma Dante e degna di calorosi applausi.

Quelli che al Palacongressi di Agrigento il pubblico ha tributato con grande consenso.

Extra moenia

scritto e diretto da Emma Dante

Compagnia Sud Costa Occidentale

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