Non è una storia che si dovrebbe raccontare, soprattutto a pochi mesi dalla conclusione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025. Eppure è accaduto: nel cuore di uno dei luoghi simbolo della città, una scultura è stata gravemente danneggiata, lasciando dietro di sé interrogativi, amarezza e indignazione.La vicenda nasce nell’ambito delle iniziative legate ad Agrigento Capitale della Cultura 2025, quando – solo in una fase avanzata della programmazione – alcune associazioni culturali del territorio sono state coinvolte nell’organizzazione degli eventi inserite nel Moviti Fest. Tra queste, un’associazione locale l’Openspace Theater di cui è presidente l’artista e operatrice culturale Ilaria Bordenca, che, pur con tempi ristretti, ha dato vita a un progetto diffuso “La Notte dei Musei”, articolato in mostre e performances in diversi luoghi museali della città: dal Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo al Teatro Luigi Pirandello, passando per il Collegio dei Filippini, il Monastero di Santo Spirito e il Museo Diocesano.L’obiettivo era chiaro: valorizzare le risorse artistiche locali, spesso trascurate proprio nell’anno in cui Agrigento avrebbe dovuto esprimere al massimo la propria identità culturale. Un patrimonio fatto di artisti, opere e tradizioni già presenti sul territorio, e che poteva integrarsi con la cultura e l’arte importata dall’esterno.La prima Notte dei Musei, intitolata “Apparizioni e Sparizioni Pirandelliane”, è stata dedicata a Luigi Pirandello, con performances (teatro, musica, danza) attuate negli spazi del Teatro Pirandello, e una mostra di undici sculture dell’artista conterranea Rosa Tirrito a lui dedicate, allestita nel porticato del Comune antistante il teatro stesso, a ridosso delle mura e ben posizionate su adeguati piedistalli, unico spazio disponibile a causa della mancanza di spazi interni.Una scelta non priva di rischi, ma necessaria per rispettare il legame simbolico tra l’opera e il luogo. Al termine del progetto, l’associazione ha deciso di assumersi direttamente la responsabilità di lasciare le sculture installate, con l’intento di mantenerle visibili per l’intera stagione teatrale del Teatro Luigi Pirandello, fino a maggio-giugno 2026. Una scelta compiuta per amore dell’arte e per continuare a offrire alla città un’occasione di fruizione culturale. L’obiettivo, inoltre, è quello di valorizzare nel tempo questo patrimonio artistico affinché, in futuro, le opere (circa 1000) – che risiedono sia nella sede dell’associazione OpenSpace Theater sia nella Casa Museo Bordenca/Tirrito – possano essere donate al Comune di Agrigento, diventando parte integrante del patrimonio pubblico della città.Per mesi, nonostante eventi, degustazioni, manifestazioni teatrali e musicali svoltesi nello stesso spazio, le opere sono rimaste intatte.Fino a pochi giorni fa. Nei primissimi giorni della Sagra del Mandorlo in Fiore, durante un sopralluogo, è stata scoperta l’amara realtà: una delle sculture, raffigurante tre volti di Pirandello, è stata ritrovata distrutta. I frammenti erano stati ricomposti alla meglio sul piedistallo, come a voler nascondere l’accaduto. Nessun testimone, nessuna segnalazione.Un gesto le cui responsabilità restano ignote, tanto da spingere l’associazione a presentare denuncia contro ignoti. Ma al di là dell’aspetto legale, ciò che colpisce è il valore simbolico dell’accaduto.Non si tratta solo del danneggiamento di un’opera – pur significativa dal punto di vista artistico ed economico – ma di un vero e proprio sfregio all’arte e alla cultura. Colpire, inavvertitamente o con dolo, una scultura dedicata a Pirandello, nel luogo che più lo rappresenta, assume un significato quasi paradossale: come se fosse stata colpita l’identità stessa della città.Un episodio che riaccende una riflessione più ampia: quella sulla cura del patrimonio culturale e sul riconoscimento degli artisti locali. Perché, come dimostra questa vicenda, il problema non è solo chi ha compiuto il gesto, ma anche il contesto in cui è avvenuto.E così, in una città che per un anno intero ha celebrato la cultura, resta l’immagine di un Pirandello “ferito”. Un simbolo amaro, che sembra raccontare – ancora una volta – le contraddizioni di Agrigento: ricca di bellezza, ma troppo spesso incapace di proteggerla


