Sab. Apr 11th, 2026

PRESENTATO A RACALMUTO IL LIBRO DI ENZO SARDO “Educare alla Solidarieta’”

La cronaca

Sabato 4 aprile 2026 nel salone Pietro D’Asaro (Bar Linda) di Racalmuto è stato presentato l’ultimo libro del vulcanico Enzo Sardo dal titolo Educare alla solidarietà. Il volume contiene una presentazione del teologo Massimo Naro ed una postfazione dell’avvocato Giovanni Tesè. Il coordinamento è stato svolto dal dott. Carmelo Borsellino..Dopo i saluti del Sindaco Calogero Bongiorno che ha evidenziato il lavoro eccellente che svolge Enzo Sardo con la sua costante passione di pubblicare libri che interessano la promozione umana e culturale del nostro territorio è intervenuta la  Presidente della Fidapa Angela Giglia che ha portato i saluti dell’associazione,.Primo relatore è stato il giovane Giovanni Borsellino cui ha fatto seguito la dottoressa Simona Taibi che ha evidenziato come solidarietà sia molto importante nel rapporto tra medico e paziente. Ulteriori interventi  di grande significanza sono stati quelli del tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Castronovo e dell’avvocato Giovanni  Tesè il quale ha terminato il suo intervento con una brillante proposta ossia la possibilità che ogni giovane adotti un anziano perché  tale progetto rappresenta il massimo della solidarietà umana. Ultimo intervento quello dell’autore  che ha rimarcato come questo libro nasca “per contrastare l’ egoismo, il qualunquismo e l’immoralità diffusa e per combattere ogni forma di violenza attraverso il brillante concetto della solidarietà”.

IL COMMENTO

EDUCARE ALLA SOLIDARIETA’” un libro di Enzo Sardo

Il libro che oggi commenteremo, ci consegna un concentrato, un vademecum di riferimenti e di consigli, anche subliminali, che la sua lettura ci dispensano. IL LIBRO È UN INVITO ALLA SOLIDARIETÀ! I riferimenti alla solidarietà contenuti nella carta costituzionale italiana, nell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis di Papa Giovanni Paolo II, e nella dichiarazione universale dei diritti umani e nella carta dei diritti fondamentali dell’UNIONE europea, ci spingono verso la solidarietà con fierezza e ci esortano ad un modello che nell’epoca in cui viviamo, sembra offuscato, se non dimenticato. Viviamo in un mondo abbandonato all’indifferenza, che ci isola, ci rende egoisti, ci allontana da ciò che ci fa vivere bene la nostra spiritualità – intesa non solo in senso religioso – e che ci rende tristi. L’uomo è fatto di carne, anima ed emozioni, nel rapporto con se stesso e con gli altri. Perciò l’egoismo diventa rapporto solo con se stesso, ma senza rispetto di se stesso e della propria anima, porta al materialismo, ad una effimera ed ingannevole percezione della felicità. Un rapporto di amore con se stessi e con gli altri ci salva dall’egoismo e dall’isolamento, e porta dentro di noi “lo stare bene”. Perciò mai, come in questo periodo, parlare di solidarietà e soprattutto averla vissuta, fa bene e ci allontana dall’isolamento dell’indifferenza. La solidarietà è aria fresca nella vita nostra e del prossimo, soprattutto se fatta senza gesti clamorosi e tornacontistici (per i quali spesse si baratta con l’ipocrisia), ma piccoli gesti quotidiani, e nel silenzio della propria anima. La solidarietà ci porta a quella gioia interna che ci allontana dal materialismo e dagli inganni del mondo. E fare del bene, Ci fa bene.  L’uomo è nato per amare e per essere amato. Ma per essere amato bisogna che “ci facciamo amare”.  E’ una reciprocità ! Amare per sentirsi amati! E allora, fare il bene,  paradossalmente, diventa anch’essa una forma “nobile “ di egoismo.  Stiamo bene, facendo stare bene gli altri.  Ma solo se io bene viene fatto gratuitamente, senza aspettarsi nulla in cambio, allora diventa “pienezza” dell’individuo. Dare e dare con gioia, senza aspettarsi nulla in cambio. Accogliersi e sostenerci reciprocamente!

E come ha detto Papa Francesco: “accogliersi e sostenersi reciprocamente equivale a sperimentare una tensione che lentamente cessa di essere tensione per diventare INCONTRO, ABBRACCIO: si confonde chi aiuta e chi è aiutato.” Ma cos’è la solidarietà?

E’ IL PREOCCUPARSI DELL’ALTRO PIU’ DEBOLE E INDIFESO!!!

E’ RICONOSCERE LA DIGNITA’ ALTRUI, ALTRIMENTI SI OFFUSCA LA NOSTRA!!!

E’ L’ANTIDOTO ALL’INDIFFERENZA. Quanto dolore, quanta ingiustizia c’è oggi nel mondo. E non dobbiamo pensare ad un mondo lontano, un mondo che non ci appartiene.

Dolore, ingiustizia, inganno, sono anche sotto casa nostra, e spesso anche dentro casa nostra! Il nostro prossimo non è quello che verrà dopo, ma è quello “prossimo”, cioè quello che ci sta accanto che vive nella nostra stessa comunità! E’ prossimo il compagno di scuola, è prossimo il collega di lavoro, è prossimo il tuo familiare, è prossimo il tuo conoscente, è prossimo anche quello che non conosci. Un gesto di solidarietà accende una fiammella di speranza in coloro i quali sono “vittime”.

MA COME SI EDUCA ALLA SOLIDARIETA’? prendendo spunto dal libro di Enzo Sardo, una persona innamorata del pensiero “gentile” “garbato” e “sobrio”, uomo di speranza ma al tempo stesso preoccupato per il futuro della società, e facendo proprio un pensiero a lui caro sulla “decadenza invisibile” che ha invaso la nostra società!I suoi scritti ci lasciano sempre uno spunto di riflessione. Il suo impegno culturale, per diffondere il messaggio e la cultura della solidarietà! Con il suo ultimo scritto, Enzo Sardo ci lascia una guida, un invito, uno stimolo ad un percorso umano “solidale” e “sociale”. (di Diego Romeo)

La testimonianza di GIOVANNI BUSCARINO su “EDUCARE ALLA SOLIDARIETA’ “ di ENZO SARDO

Buon pomeriggio a tutti, sono Giovanni Buscarino. È per me un onore oltre che un piacere intervenire alla presentazione del libro di Enzo Sardo, mio carissimo amico. 

Libro che definirei un vero e proprio “vademecum” una guida per chiunque voglia assumersi un impegno civile. È ciò che dissi a Enzo fin dalla prima lettura della bozza.

Dopo aver letto il libro di Enzo, mi sono chiesto: quale spazio ha la solidarietà nel mondo imprenditoriale dove il profitto e la competizione la fanno da padrone? 

Come sapete Andrea ed io abbiamo creato una startup qui a Racalmuto nel 2019 più o meno ben consapevoli delle difficoltà che avremmo potuto incontrare in un territorio lasciatemi passare il termine: arido, in cui migliaia di giovani ogni anno, conclusi gli studi emigrano o vanno a studiare fuori e rimangono lì. 

Andrea ed io invece eravamo della stessa idea, entrambi non volevamo emigrare e quindi abbiamo deciso di rimanere qui provando a fare qualcosa di diverso, andando contro anche a chi ci diceva di andare ad aprire l’azienda a Dubai che non si pagano le tasse!

Oggi dopo 7 anni Andrea ed io siamo ben consapevoli di quanto sia stato difficile riuscire a far crescere Up Your Shoot, ma non abbiamo mai avuto dubbi sulla nostra scelta.

Ultimamente sto leggendo un libro molto interessante scritto da Vito Teti scrittore, antropologo e saggista italiano, anzi Calabrese! La restanza, mi ha colpito una frase che dice: “La restanza è il diritto di poter abitare i luoghi in cui siamo nati senza sentirci sconfitti, significa sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e nel contempo da rigenerare radicalmente”. Questa è l’idea che Andrea ed io abbiamo cercato di incarnare con Up Your Shoot, e i frutti non sono tardati ad arrivare. Abbiamo avuto diversi collaboratori che dall’inghilterra, dalla germania e dalla norvegia sono ritornati in Sicilia, anzi adesso uno di loro si sta candidando come consigliere comunale ad Agrigento, innescando quindi un piccolo circolo virtuoso, ad effetto palla di neve, o volano.

Quindi la solidarietà diventa una sfida imprenditoriale, dobbiamo avere il coraggio di creare ecosistemi industriali capaci di trattenere i giovani o di farli rientrare, offrendo loro non solo un lavoro, ma una prospettiva di vita libera e decorosa.

Con il suo libro Enzo ci insegna che la virtù principale della solidarietà è la sua accezione relazionale. Non si tratta semplicemente di “dare” qualcosa ai più bisognosi, ma di lavorare con gli altri, rendendoli soggetti del proprio riscatto.

Come dice un vecchio adagio: dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. Per quelli come noi che facciamo impresa, questo significa superare l’idea del “one-man business” per investire in progetti che sappiano coinvolgere e “fare rete”. 

Leggendolo ho compreso che la solidarietà non è un gesto che si compie verso chi è in difficoltà e credo che, per un imprenditore, solidarietà significhi condividere il futuro. Come detto poc’anzi Andrea ed io abbiamo scelto Racalmuto perché la solidarietà più grande che stiamo facendo alla nostra terra è smettere di considerarla una terra da cui fuggire e iniziare a vederla come una terra in cui investire.

Il libro di Enzo inoltre riporta l’esempio straordinario di don Antonio Loffredo nel Rione Sanità a Napoli. Egli ha trasformato un territorio soffocato dalla criminalità in un modello di economia della bellezza e della legalità, coinvolgendo i giovani in cooperative e fondazioni. Questo è ciò che intendiamo per impresa solidale: un’attività che non si limiti a produrre beni, ma che rigeneri il tessuto sociale.

Una cosa che mi ha colpito nel libro è stata scoprire che il 20 dicembre non è solo un giorno di corsa ai regali, ma la Giornata Internazionale della Solidarietà Umana. L’ONU ha scelto questa data per ricordarci l’importanza di darci una mano a vicenda e lottare insieme contro la povertà. Mi piace molto l’idea di diffondere questa consapevolezza, magari portandola nelle scuole e nelle università, perché la solidarietà non è solo un bel gesto, ma il vero “collante” che rende solida la nostra società. Spero che parlarne oggi aiuti a far sentire tutti un po’ più parte di quella “carovana” che cammina insieme verso il futuro, e di ricordarsi del 20 Dicembre

In conclusione, credo che il messaggio più forte sia che la solidarietà non è un costo nel bilancio di un’azienda, ma un investimento nel “capitale umano” e sociale. Come imprenditori, siamo chiamati a costruire ponti dove ci sono muri e ad aprire porte tra mondi diversi.

Perché, come recita un antico proverbio africano citato all’interno del libro nella postfazione di Giovanni Tesé: “Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, camminiamo insieme“. E noi, come comunità e come sistema produttivo, abbiamo bisogno di andare lontano.

Grazie.

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