(di Mario Gaziano)— E’ un guaio. Un guaio serio. Per gli sportivi agrigentini. Per i calciatori agrigentini di tutte le serie. Per i tifosi più o meno scalmanati. Pasolini che amava il calcio sentenziò in diverse occasioni ” il gol è un’invenzione”della fantasia e della intuizione folgorante”. Ecco: proprio ciò è mancato irrimediabilmente. Il tocco fulminante. L’intuizione. La fervida e fervorosa fantasia calcistica. Così è finita anche, in qualche modo, una piccola speranza economica agrigentina. Dopo il flop economico turistico di Agrigento capitale della cultura, che ha causato (testimoniano gli analisti specializzati), una perdita del 30 per cento di presenze ora ci si mette pure la Nazionale di calcio , preziosa per gli storici e sempre decantati risultati. Come se le glorie passate garantissero vittorie certe e scontate. La Bosnia? Ma che è… ? La Macedonia del nord? Ma che vuoi…che sia? Non è così. Penso ora alle svanite sperate economie, non più realizzabili, delle centinaia di pizzerie territoriali, alle perplessità sbigottite di pub e community party che si apprestavano a impiantare grandi schermi.per un pubblico sportivo sovrabbondante, spendaccione e fiducioso nei tiri e nei dribbling dei nostri eroi del prato verde. Ai negletti, adesso, bancarellai e ambulanti che contavano di arrotondare con la vendita di gadget e di bandiere e bandierine tricolori. Alle discoteche in preparazione di celebrare i successi notturni.post vittorie azzurre. Ai giornali sportivi locali speranzosi nel raddoppio delle vendite. Alle TV e alle radio private di Agrigento scaldati dai nuovi palinsesti pieni di riconquistati spazi pubblicitari. Alle baby sitter sostenute dalle generose remunerazioni di giovani coppie ( fuori con gli amici per godersi la felice atmosfera conviviale dello sport). E ai giovani universitari fuori sede, pronti a tornare per condividere con i propri concittadini e paesani la propria passione sportiva con fiumi di birre, aranciate,e coca cola che resteranno invendute negli scaffali dei supermercati. E agli antennisti e ai tecnici TV rimasti, ahi loro, senza i calcolati cospicui guadagni per pagare mutui e fidi bancari. Insomma un crac tutto agrigentino. E,naturalmente, nazionale. Con un pensiero conclusivo: povera Italia, sempre più povera, purtroppo non solo sportiva. Speriamo nel 2030, se ci saremo…..,dico, a quel prossimo Mondiale.


