(di Mario Gaziano)— Scendeva su dal cielo infuocato del sole di agosto una dolce,sospesa,melodia. La dolce, struggente, voluttuosa*Sapore di mare*. Le libere dorate spiagge della San Leone degli anni ’60 fremevano al vibrare delle dolcissime note di un malinconico Gino Paoli che confondeva, tra emozioni e sommessi sentimenti, i cuori di giovani e ragazze, palpitanti di amori trovati o smarriti. Volavano le parole d’amore in cerca di animi aperti dove germogliare come fiori di mandorlo, ad inseguire sogni nei propri privati prati di perduti pensieri. Era Gino Paoli ad ispirare gli animi con la sua voce morbida e graffiante e con la sua intimissima poesia, in versi lirici e immanenti. E oltre le dorate e lucide spiagge sanleonine, era il poeta cantautore a dominare negli anni ’80 il travolgente successo del Cafè Concerto, segnato dalla dolcezza di un cantautore intramontabile,*senza fine*. Dolcezza trasferita dal trio Sanfilippo-Ferlisi e poi dal Pasquale Gallo quartet. Con una popolazione che invadeva danzando tutto il maestoso lungomare: dove a distanze alternate promuoveva la danza folk- popolare il Plettro del giovanissimo maestro Tom. Sinatra…e più avanti il rock del maestro Finistrella con Bellini Li Causi e il suo scatenato complesso. Ma era trionfante la dolcezza naturale del grande poeta cantautore genovese. Ed ancora alla fine degli anni ’90 al Palacongressi c’era Gino Paoli a sospendere gli animi e gli spiriti di un incantato popolo agrigentino. Volavano le parole e le melodie ad aprire nell’infinito *cielo* le pareti di *una stanza*. Ed ancora nei primi anni 2000 il più grande chansonnier agrigentino, Tonino Migliaccio, incantava il pubblico del teatro da camera all’Empedocleo con la straordinaria *Eravamo quattro amici al bar*. Ricordi che lievemente si sfumano con il malinconico sottofondo di *Sapore di sale* metafora di uno sfuggente *sapore di vita* che vorremmo immaginificamente trattenere.


