(di Salvatore Petrotto)—La Costituzione è di carta, e questo lo sappiamo. Va solo applicata, così com’è. Non necessita di particolari e macchinose modifiche. Specie come quelle proposte dai neofascisti che ci governano in questo momento. Semmai è pura propaganda dire che è colpa della Costituzione se scoppiano determinati scandali.
Tanto per fare un parallelismo potremmo fare riferimento alla necessità, strombazzata da sempre, di cambiare la legge elettorale per assicurare la stabilità. Nulla di più falso e fuorviante! La Meloni, anche con questa legge del tutto antidemocratica, è a capo di uno dei governi più longevi della storia repubblicana.
Eppure, con questa scusa, da più di un Ventennio a questa parte ci hanno tolto le preferenze quando siamo chiamati a, si fa per dire, eleggere i nostri parlamentari nazionali.
Anche adesso la Meloni, cosa fa? Mentre c’era la campagna elettorale ed ora, ad urne chiuse non fa che parlare di cambio di legge elettorale. A quale pro? Tutti quanti, compresa lei, si guardano bene dal ripristinare le preferenze. Magari lo dicono a parole, ma poi alla fine lasciano inalterato il sistema elettorale che prevede le liste bloccate.
Questa è la vera battaglia da combattere. Far si che i parlamentari ritornino a rispondere agli elettori. Bisogna ristabilire il rapporto che c’era una volta tra elettore ed eletto. Oggi i parlamentari rispondono al segretario del partito che li ha messi in lista, che a sua volta risponde alla lobby d’interesse che sostiene questo o quel segretario.
La democrazia la si può definire tale solo se è il popolo a decidere i propri rappresentanti che sono chiamati ad approvare le leggi, comprese le modifiche della Costituzione. Ad una maggioranza parlamentare, peraltro espressione per lo più di una lobby post fascista, totalmente succube dell’esecutivo, non si può affidare l’arduo compito di modificare la Costituzione.
Le proposte di modifica erano infatti inique e punitive. Il sorteggio diversificato, discriminatorio nei confronti dei magistrati, visto che prevedeva che per loro si doveva procedere col sorteggio puro, mentre la componente politica avrebbe dovuto essere selezionata dal Parlamento, o per meglio dire dalla maggioranza parlamentare, una volta approvata la legge d’attuazione. Per non parlare dell’alta corte disciplinare che mi ricorda tanto i tribunali speciali di epoca fascista. E poi come dimenticare l’errore di non essersi accorti che rimaneva in vigore l’articolo 107 della Costituzione, in cui c’è scritto che le sanzioni disciplinari che nel nuovo articolo, il 104, avrebbero dovuto essere comminate da questa fantomatica Alta Corte, rimanevano contemporaneamente di competenza del CSM. Si tratta di una grave disattenzione e dimenticanza che, in caso di vittoria del SI, avrebbe provocato interminabili contenziosi ed il ritorno in Parlamento per una nuova modifica costituzionale, possibilmente con un altro referendum.
Per non parlare dei profili di incostituzionalità del già citato articolo che prevede i sorteggi diversificati per la componente togata e quella laica. In quel caso si viola la basilare norma di principio prevista dall’art. 3 della Costituzione in cui si dice che la legge è uguale per tutti. E potrei continuare all’infinito.
Insomma, non c’è che dire sulla capacità e la competenza di chi ha lavorato per tre anni, per rifilarci un madornale pastrocchio, distraendo peraltro l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri problemi reali che si chiamano, per esempio, salari, stipendi e pensioni da fame, a causa del carovita e delle speculazioni garantite da un Governo nazionale per lo meno incapace e disattento.

