Sab. Apr 11th, 2026

SU “LE MONDE DIPLOMATIQUE”: Restitutio ad integrum ~~ Poesie 2014-2024 di Margherita Rimi

(di Giuseppe Condorelli)—«Il corpo:/ è sempre lui che sbaglia/ che si animala (…) Deve scegliere di sal­varsi/ questa volta// Compiere una Restitutio ad Integrum», E uno dei versi fon­danti di questa ampia antologia di Mar­gherita Rimi, poeta agrigentina, medico e neuropsichiatra infantile. L’aspetto ori­ginale che la sostanzia è certamente il ri­fiuto della metaforizzazione del corpo. Il corpo non è allegoria, è luogo di trattura, di esposizione ed è soprattutto presenza. A scrivere è infatti la poeta-medica, che si incammina verso la «disfazione» del corpo rispetto alla sua esplorazione «in­tensiva», che ne ha fatto per esempio, Polly Atkin. Il titolo stesso dunque non va in­teso nel senso di «ripristino dello stato ori­ginario» ma come utopia problematica: ciò che è stato violato – corpo, linguag­gio, memoria – non può davvero tornare com’era. La poesia allora non ricostrui­sce ciò che è stato, bensì è chiamata ad in­terrogare le rovine. E tuttavia, connotan­dosi come «psico-aiia tomo-patologica», tenta una sorta di risarcimento simboli­co: più etico che terapeutico. La tensione del libro non è nella guarigione, ma nel gesto che la invoca: un atto di resistenza che non cancella il trauma, lo nomina e lo attraversa. ÀI centro resta il corpo, ogget­to di una vera e propria storia d’amore: «Il racconto del corpo/è lì//nel calco//la scrittura// impronta genetica nuda», in una dialettica continua tra corpo e parola, sintomo e corrispondenza, come se la poesia obbedisse ad una sorta di bipolari­smo grazie al quale il corpo cerca la paro­la e viceversa, un «sintomo da inversio­ne» o meglio, di corrispondenza: «Tutto contro di me/ il mio corpo.// E io contro di lui/ che non so che fare// ammetto// di tenerlo». E il gesto poetico non è riparati­vi): ma ambisce ad un nuovo equilibrio, provvisorio ma necessario. In Rimi il cor­po rimanda sempre ad altro. È un corpo che resiste al senso, e proprio per questo costringe la lingua a una postura di preci­sione. quasi di responsabilità: «In sacrifi­cio per me portava una poesia». Ne na­sce una scrittura clinica e controllata che disarticola il lessico scientifico, sussu­mendolo e facendone una protesi su cui si innestano silenzi, spazi bianchi, frasi sospese, errori voluti e improvvise incur­sioni dialettali. Anche il tempo è spezza­to, stratificato, soprattutto nella sezione finale. Restitutio memoriae, dove la scrit­tura diventa esposizione e testimonianza contro la rimozione. Perciò la duplice coppia degli esergo – Hugo e Leopardi; Montessori e Alceo – sono i vettori fonda- mentali che delimitano i campi di forze del libro. E se la prima indica l’impossibi­lità di una restituzione senza perdita – e Rimi si colloca tra sogno di guarigione e consapevolezza della corruzione – Mon­tessori invece offre la cornice teorica deiralterità infantile, mentre la «conchi­glia» di Alceo incarna una meraviglia pre-logica, sensibile, che l’adulto ha smarrito. La restitutio diventa così un at­to di resistenza contro l’oblio, somatico e linguistico: non un ritorno all’origine, ma il recupero di una voce-bambina den­tro la coscienza adulta. L’integrità allora non è il punto di arrivo, bensì una istanza aperta: che cosa resta di noi dopo la frattu­ra? E può la parola poetica, bambina, far­si luogo – se non di guarigione – almeno di autenticità?

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