È stato ucciso un tiranno, ma la guerra di Netanyahu, e del suo succube Trump, prosegue e prepara un crimine conto l’umanità. Contro noi, figli e nipoti. Churchill: “Lo statista che cede alla febbre della guerra deve rendersi conto che, una volta dato il segnale, non è più il padrone della politica, ma lo schiavo di eventi imprevedibili e incontrollabili.”
di Corradino Mineo— È stato ucciso un tiranno, ma la guerra di Netanyahu, e del suo succube Trump, prosegue e prepara un crimine contro l’umanità. Contro noi, figli e nipoti. Churchill diceva: “Lo statista che cede alla febbre della guerra deve rendersi conto che, una volta dato il segnale, non è più il padrone della politica, ma lo schiavo di eventi imprevedibili e incontrollabili— “Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto”. Ebbro di potere, l’ottantenne Donald Trump ostenta il cadavere di un Ayatollah, che di anni ne aveva 86. Vittoria? Nel sud dell’Iran un missile ha distrutto una scuola femminile invece di una vicina caserma. El Pais mostra il cratere. Ieri sera il segretario dell’ONU Guterres aveva lamentato lì 85 vittime. Le stime più recenti dicono104. Danno collaterale.
Alì Khamenei era molto odiato, dalla diaspora e in Iran tra le donne che si sono tolte il velo, gli studenti che denunciano la repressione, i familiari delle vittime, uccise, incarcerate, fatte sparire dal regime. Fu eletto presidente durante la guerra americana per procura, condotta da Saddam Hussein dal 1980 al 1988. Alla morte di Khomenei, 1989, avrebbe dovuto diventare “guida suprema” Montazeri, che aveva criticato la repressione e chiedeva democrazia. Fu costretto a dimettersi e la scelta cadde su Khamenei, non uno studioso riconosciuto e per insediarlo dovettero cambiare la Costituzione. Ha sostenuto Guardiani della Rivoluzione, ormai ricca mafia politico militare, e Polizia dei Costumi, che stupra le donne.
La sua morte provocherà la caduta del regime? A Teheran qualcuno ha festeggiato sotto le bombe. Ma Le Monde mostra la foto di una manifestazione di oggi contro USA e Israele. Netanyahu si fa riprendere al telefono con Trump, ripete che mai un presidente americano gli è stato così vicino e promette che la guerra di Israele proseguirà fino schianto del regime. L’ambasciatore americano, Huckabee, chiede un Medio Oriente tutto israeliano dal Nilo all’Eufrate. E Trump? Dopo aver insultato i predecessori per le guerre, oggi – lo scrive Caracciolo- “sposa lo stile di Netanyahu: guerra per la guerra. Senza strategia. Meglio: la strategia è la guerra”. New York Times ricorda, però, una frase di Churchill: “Lo statista che cede alla febbre della guerra deve rendersi conto che, una volta dato il segnale, non è più il padrone della politica, ma lo schiavo di eventi imprevedibili e incontrollabili.”
I Guardiani della Rivoluzione godono ancora del sostegno sia degli oligarchi che delle famiglie dei “martiri”, alle quali passano sussidi e ai cui figli offrono lavoro e carriera. Il sentimento nazionale iraniano teme l’implosione della Persia in sette staterelli. Arabia Saudita, e ancor più Oman e Qatar, non vogliono una lunga guerra né troppo potere e Israele. Francia, Regno Unito, Germania chiedono che Washington e tel Aviv fermino i bombardamenti e si riaprano le trattative. La destra italica gongola: “Trump fa sul serio”, il Secolo; L’Ayatollah è morto, sinistra in lutto”, Libero. Per il Fatto l’Unione Europea “sta con gli aggressori”.Trump ha ritrovato la fede di Bush e invita gli iraniani a ribellarsi: “Nessuno era disposto a fare quel che ho fatto. Dovete reagire”.
Xi Jinping aspetta sulla riva del fiume il cadavere del nemico. Putin spiega ai russi che dell’Occidente non ci si può fidare, mentre chiede a Trump di abbandonare del tutto l’Ucraina regalandogli la vittoria che gli manca da 4 anni. Io penso che non ci possa essere pace senza giustizia. Né guerra senza stragi di bambine. Che il diritto internazionale di Roosevelt e Obama fosse imperfetto e spesso ipocrita, ma da preferire al mito, presente e vivo, della forza. Penso che Starmer, Macron e Merz non siano all’altezza delle sfide, che restino legati a un passato che non tornerà. Ma vedo un rigurgito allarmante di colonialismo, razzismo, guerre di religione, genocidio. Il futuro non si trova nel passato remoto. Perciò dico: È stato ucciso un tiranno, ma la guerra di Netanyahu, e del suo succube Trump, prosegue e prepara un crimine contro l’umanità. Contro noi, figli e nipoti.


