(testo di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)—I ragazzi irresistibili di Neil Simon
L’ironia, il rimpianto, la benevolenza lungo il viale del tramonto dei ‘giganti’ Orsini e Branciaroli
I ragazzi irresistibili (The sunshine boys) è una commedia di Neil Simon del 1972 che divenne un film cult nel 1975, vincitore di un Oscar e quattro Golden Globe. Ispirato a due attori realmente esistiti (Joe Smith e Charles Dale), narra dell’invito a una serata celebrativa in televisione che dovrebbe mettere fine all’astiosa separazione che chiuse la loro lunga carriera. Ma il ritrovarsi è causa di nuove incomprensioni, di rivendicazioni e rivalse, frutto soprattutto della diversità caratteriale e della discordanza di visione del futuro. Il regista Massimo Popolizio riporta in scena la commedia dell’americano Simon con due ‘grandi vecchi’ del teatro italiano: Umberto Orsini e Franco Branciaroli
Branciaroli e Orsini: l’impegno non ha età
Franco Branciaroli è Willy Clark: scorbutico, sarcastico e vanesio. Si ostina a voler calcare ancora le scene e impone al nipote suo agente Ben Clark (il bravo Flavio Francucci) di ricercare ogni tipo di scrittura. Umberto Orsini è Al Lewis, la spalla perfetta del duo famoso. Al è persona dolce, amabile, consapevole e soprattutto è cosciente di quando è l’ora di dire basta. La sua colpa, agli occhi di Willy, è stata proprio quella di abbandonare le scene per ritirarsi in campagna, in casa del figlio, costringendo così al ritiro forzato anche il partner artistico. Il nipote Ben riesce ad ottenere una scrittura televisiva ma solo se in coppia e i due vecchi comici si ritrovano. I due ‘giganti’ Orsini e Branciaroli: 170 anni in due, 130 anni di carriera eppure l’impegno, l’energia, la brama di calcare la scena, di annodare il rapporto con la platea sono sempre intatti.
I dialoghi serrati di Simon, la vena ironica di Branciaroli, l’arguzia leggiadra di Orsini
Se la prima parte, quella dove la commedia è incentrata sul dialogo fra l’agente-nipote Ben e lo zio attore disoccupato Willy, sembra a volte prolissa, nonostante i dialoghi intensi di Simon e la sagacità delle battute del comico, la commedia volge nella seconda parte nel verso dei sentimenti. Il duo brillante diventa la coppia smarrita che cerca i motivi di una separazione unilaterale, rivivono il passato appagante ma attraverso ripicche ingigantite e incomprensioni in verità abbastanza rade. Al tiene testa al partner ma con amabilità e infine decidono di darsi quell’ultima occasione, di tornare allo spettacolo, seppure per una sera.
Lo scorrere del tempo e i mutamenti dello spettacolo
I due protagonisti entrano nello studio televisivo e provano lo sketch del dottore, il loro più famoso. Ma nulla è più uguale alle loro vecchie rappresentazioni, la TV non fa per loro: non c’è il pubblico, le risate e gli applausi sono pre-registrate e fuori tempo, manca il calore della platea. I princìpi dello spettacolo non sono più quelli dei loro tempi, forse loro stessi sono fuori dal tempo. Solo che il burbero Willy non vuole arrendersi al volgere dell’epoca, Al invece è consapevole della propria senilità; Al è acquiescente, Willy è bellicoso al punto da buscarsi un attacco di cuore.
Solo con l’affezione e in compagnia si può percorre serenamente il viale del tramonto
L’incidente di Willy dà l’occasione al compagno Al di manifestare il suo sentimento di affetto. Prima lo fa con invii di fiori e cioccolatini, poi con le sue visite che man mano da fastidiose diventano per Willy ben accette e la coppia si ricompone. Ma non è sulla scena che il duo si ritrova, è nei ricordi di cui diventa divertito partecipe tutto il pubblico. La coppia rivive il passato con festosità, prendendo coscienza che il tempo ha la sua velocità e non quella che vorremmo. Pensano anche al futuro Al e Willy e lo immaginano insieme nella stessa casa di riposo per attori. Una commedia, questa I ragazzi irresistibili, che con la direzione di Popolizio evolve, muta, offre diverse sfaccettature e diverse decodificazioni emotive. E la grandezza di Branciaroli e Orsini sta tutta nell’impersonarle e offrirle al pubblico, risiede nel provocare quel magico passaggio dal sorriso alla commozione, dall’allegria al rimpianto, alla speranza. La grandezza di due attori che ci fanno interrogare se quel che stiamo vedendo sulla scena sia finzione o realtà. O è ancora l’una e l’altra.














