(di Margherita Rimi*)—La scomparsa improvvisa di Maria Rita Parsi ci ha colti di sorpresa e anche disorientati. Psicologa, psicoterapeuta, saggista, aveva ricoperto diversi ruoli istituzionali: componente dell’Osservatorio Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e membro del Comitato ONU sui diritti del fanciullo; è stata anche Presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus, da lei ideato. Ha ricoperto, inoltre, il ruolo di esperta dell’ Osservatorio per l’Infanzia e l’Adolescenza del Dipartimento per le politiche della famiglia. La sua vita è stata dedicata allo studio e alla ricerca, all’insegnamento e ad altre attività – dalla saggistica alla divulgazione, all’impegno istituzionale – per la tutela e la cura dell’infanzia e per la difesa dei diritti di bambini e bambine.
La sua visione dell’infanzia si basa primariamente su principi etici oltre che su rigorosi pilastri tecnico-scientifici e psicologici. Nei suoi libri e nei suoi interventi divulgativi ha richiamato più volte l’attenzione sull’infanzia, esemplare il suo profuso impegno contro gli abusi e i maltrattamenti sui bambini e per la tutela dei loro diritti. La studiosa non si è limitata a osservare e analizzare il delicato universo dei bambini, ma ha saputo guardare la realtà con i loro stessi occhi. Una forma di empatia che tutti noi adulti dovremmo coltivare. Parsi ci ha parlato dal punto di vista del bambino e non da un costrutto di idee sull’infanzia, cosa che di frequente, al contrario, caratterizza il pensare dell’adulto sui bambini; anche se a volte in modo inconsapevole. La studiosa ha lavorato con i bambini, li ha incontrati direttamente e dalle loro voci ha appreso il loro modo di parlare, di disegnare, di giocare: da loro ha appreso il vissuto di dolore e di sofferenza. Parsi, senza volgere la testa, ha rilevato anche le responsabilità educative e affettive degli adulti: dai genitori alle famiglie, dagli insegnanti all’ambiente microsociale. Un contesto, quello degli adulti, dove la studiosa evidenzia le carenze formative, emotivo-relazionali e dove insiste la violenza, assunta oggi nei comportamenti dei giovani adolescenti. E, purtroppo, la violenza ha spesso origine intrafamiliare, nelle disfunzioni relazionali tra genitori e bambino. Tra i tanti suoi libri mi piace ricordare Le mani sui bambini (1998) e I quaderni delle bambine (1990), testimonianza coraggiosa della sua attività clinica con i bambini vittime di abusi sessuali.
Noi le siamo grati per aver lavorato con tanta generosità e operosità per la civiltà dei bambini, ovvero nella direzione secondo cui noi procediamo da tempo, sostenendo che i bambini siano portatori di una civiltà umana peculiare, tale da identificarli come un vero e proprio popolo: il popolo dei bambini. (*poetessa e neuropsichiatra infantile).











