Agrigento saluta Nuccio Mula, maestro silenzioso della vita culturale
Agrigento perde oggi una delle sue figure più autorevoli e discrete: Nuccio Mula, critico d’arte, poeta, scrittore e animatore culturale, uomo che ha dedicato l’intera esistenza allo studio, alla scrittura e alla trasmissione del pensiero. Con la sua scomparsa viene meno una presenza costante, mai invadente ma sempre riconoscibile, capace di orientare il dibattito culturale cittadino con rigore e misura.
Nuccio Mula ha attraversato per decenni la vita intellettuale agrigentina con uno stile inconfondibile: colto, profondo, mai compiaciuto. La sua attività critica e giornalistica si è espressa soprattutto attraverso collaborazioni continuative con la stampa locale, dove ha firmato interventi settimanali che spaziavano dall’arte alla letteratura, dalla memoria storica alla riflessione sul presente. I suoi scritti non cercavano il consenso facile, ma l’approfondimento, il dialogo, la responsabilità della parola.
Attorno a lui si è formata, nel tempo, una vera comunità culturale. La sua casa, colma di libri, riviste, appunti e opere d’arte, era un luogo di incontro e confronto: un laboratorio di idee dove giovani autori, artisti, studiosi e appassionati potevano sentirsi accolti e ascoltati. Nuccio Mula aveva il raro dono di saper riconoscere il talento senza ostentazione, e soprattutto di incoraggiarlo con generosità.
La mia esperienza personale con lui inizia nel 2008, in un momento per me decisivo. Dopo aver letto alcune mie poesie, mi chiamò con entusiasmo sincero: non per una critica distante, ma per spronarmi, per convincermi che quelle parole meritavano di essere pubblicate. Fu una telefonata che non dimenticherò mai. Da lì nacque un rapporto fatto di consigli, indicazioni, letture suggerite, ma anche di confronto umano e intellettuale.
Grazie a lui ho vissuto anni di crescita autentica, entrando in contatto con numerosi intellettuali del territorio e con esponenti della cultura italiana che, senza il suo tramite, difficilmente avrei incontrato. Nuccio Mula non imponeva visioni, non pretendeva adesioni: insegnava a pensare, a dubitare, a migliorare. È stato lui a introdurmi, passo dopo passo, nella vita culturale di Agrigento, rendendomi parte di un mondo fatto di dialogo, studio e rispetto reciproco.
Oggi non scompare soltanto un critico d’arte o uno scrittore, ma un maestro nel senso più alto del termine, uno di quelli che lasciano un segno non con il rumore, ma con la coerenza e la dedizione. Il suo lascito vive nei suoi scritti, certo, ma soprattutto nelle persone che ha formato, incoraggiato, accompagnato.
A lui va il mio ringraziamento più profondo e il mio saluto riconoscente. Agrigento perde una guida culturale; io perdo un maestro e un uomo che ha creduto in me quando tutto era ancora da costruire.
UNA POESIA DI NUCCIO MULA
Contemplo i cocci della mia esistenza
sparsi dinanzi a me come le foglie
cadute sotto i passi della gente
nel loro autunno adesso pure mio
E non possiedo avanzi di collanti
per tentare in extremis d’assemblarli
ma non m’importa proprio più di tanto
poiché mi servirebbe ormai a ben poco
Rimane l’amarezza del vedermi
decomposto in piovaschi di frammenti
mentre la vita passa e si disperde
nell’inclemente attesa del the end
Nuccio Mula 10 aprile 2016





