Mer. Feb 18th, 2026

DON CARMELO PETRONE RICORDA NUCCIO MULA

Cari lettori, con commozione e nel segno della speranza cristiana, vi comunichiamo che il nostro caro Nuccio Mula è nato oggi,  a vita nuova, lasciando in tutti noi la testimonianza di un uomo che ha cercato la Bellezza come riflesso del Divino.

Ricordare Nuccio Mula significa ripercorrere la vita di un intellettuale poliedrico, un uomo che ha saputo fondere arte, critica, giornalismo e impegno civile in un’unica, coerente visione del mondo.  (leggi qui la sua biografia)

Nuccio, come si faceva chiamare, è stato una figura di spicco nel panorama culturale cittadino, provinciale, siciliano e nazionale. Docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti “Michelangelo” di Agrigento, ha dedicato la sua vita all’analisi e alla promozione della bellezza in tutte le sue forme.

Da Critico d’Arte e Letterario, ha curato innumerevoli mostre e pubblicazioni, distinguendosi per una profondità d’analisi raramente riscontrabile. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1974, ha collaborato con testate di prestigio, portando sempre un punto di vista originale e mai banale. Membro di prestigiose istituzioni, tra cui l’Associazione Internazionale Critici d’Arte (AICA) dell’UNESCO.

Un capitolo fondamentale della sua attività pubblicistica è legato alla collaborazione con il nostro settimanale. In questa sede, Mula ha trovato lo spazio ideale per esprimere la sua sensibilità culturale e sociale in maniera particolare con la rubrica settimanale “Diario Multimediale”. Non si trattava di un semplice commento ai fatti della settimana, ma di un vero e proprio esercizio di stile e riflessione:  Mula utilizzava il pretesto del dialogo con il proprio diario per sviscerare i temi di attualità, politica, cultura e costume. Il titolo rifletteva la sua capacità di connettere linguaggi diversi,  dall’immagine alla parola, dalla storia alla tecnologia. La rubrica era un appuntamento fisso per molti, un momento di sosta riflessiva nel caos dell’informazione moderna, dove la critica non era mai fine a se stessa ma sempre volta alla costruzione di un pensiero critico. L’eredità di Mula risiede proprio in questa sua capacità di essere stato un ponte tra i saperi.

In questa occasione desidero riproporre una puntata della sua rubrica del 13 dicembre del 2025, in occasione del 60° di vita del nostro settimanale dal titolo: “Anch’io ho 60 anni, come il più grande Amico della mia vita”

Caro diario, quando il Direttore, onorandomi, m’ha chiesto di dedicare la puntata di oggi al nostro comune “Amico”, m’ha fatto ricordare, anzitutto, una comunanza cronologica ed esistenziale: “lui” compie adesso 60 anni, ed io, fra tre mesi, altrettanto. Coetanei, pertanto; e con un’esistenza che ci ha affiancati non solo per numeri e genetliaci, ma per fatti, condivisioni, e anche conflitti epocali, dissensi, distacchi, tramutatisi, alfine, in anelate, rinnovate solidarietà di affetti e di ritorni. Vado con ordine a ritroso nel tempo. Nacqui a “San Giullà” il 31 marzo del 1956, in una casa dinanzi al Palazzo allora solo Vescovile, e appena a una cinquantina di metri dalla redazione de “L’Amico del Popolo”. Nel maggio del 1969 avevo 13 anni e stavo già terminando la quinta ginnasio. Un giorno mi decisi, finalmente, a bussare alla porta della nostra Redazione, anche oggi lì in questa sede “storica”, e mi fu aperto (il Vangelo non sbaglia mai, caro diario) poiché avevo deciso che, da grande, avrei fatto il giornalista e mi sarei occupato, anche in altri contesti, di scrittura. E infatti é a quel fatidico maggio che risale il mio primo articolo, pubblicatomi dopo una settimana di gavetta in mezzo ad inesauribili cataste di bozze da controllare, tipo scrivania di Fantozzi: ardua prova che mi temprò a vita fisico & cervello e che, soprattutto, mi diede l’impareggiabile privilegio di condividere una vita redazionale con persone, fino a quel momento, solo ideali referenti e modelli da leggere ed ammirare su “L’Amico”, ma che, da subito, divennero miei reali Maestri di professionalità e di vita: il Direttore, Alfonso Di Giovanna (questo il mio primo dialogo con lui: “Vorrei pubblicare un articolo”, “Ok, ma prima siediti lì e correggimi di corsa tutte queste bozze, usciamo oggi, forza, lestu”), Stefano Pirrera, vocione da burbero benefico, icona di humour e sapienza, di compostezza e genialità, che mi chiamava “u picciliddru”, minacciandomi la dannazione eterna se mi fosse sfuggito un solo errore di stampa (ma si vedeva lontano un miglio che lo faceva solo per ridersela di soppiatto a vedermi terrorizzato), Diego Romeo, intellettuale “fuori dal coro”, acutissimo elzevirista, che mi additò i valori della libertà di stampa e m’insegnò a lavorare di penna e spada, di sciabola e fioretto, di coraggio e coerenza, di sarcasmo e ironia. Furono, quelli, tempi “eroici” e tormentati, doviziosi e lacerati di fermenti, dubbi, discorsi “da portare avanti”, di posizioni e letture audacemente accoppiate, d’un cattolicesimo inquieto nei suoi quotidiani (e settimanali…) contrasti con la gerarchia, di “lotta dura senza paura” e di assemblee redazionali “infuocate”. In redazione si sapeva, però, che, prima o poi (ma più prima che poi) la corda troppo tesa si sarebbe spezzata. E avvenne proprio così. “L’Amico”, un giorno, tornò in edicola con un altro Direttore e un altro staff, noi andammo in edicola con un altro settimanale (e fu, pur se amaramente, un’esperienza indimenticabile). Chiuso “Scelta” per auto-estinzione finanziaria, restai disoccupato, e per anni mi dedicai, oltre che alla scuola, a scrivere testi letterari e critici ed a collaborare con altre testate. Ma “L’Amico” mi mancava da morire: “il primo amore non si scorda mai”. Per fortuna, nel gennaio 2003, durante una mia conferenza, conobbi Don Carmelo Petrone. E già la settimana successiva, su “L’Amico”, iniziò questa rubrica (prima “Tv e dintorni”), affidatami con una fiducia di “carta bianca” che credo e spero d’avere sempre ricompensato in tutta sincerità e gratitudine. E anche adesso, a quasi 60 anni (come, oggi, festeggia 60 anni questo settimanale, sin dalla sua nascita Faro illuminato, illuminante e adamantino del Giornalismo e della Storia ecclesiastica, civile e culturale non solo di Agrigento e del suo territorio) non chiedo e non voglio assolutamente altro, solo questo piccolo ma, me lo auguro, apprezzato spazio di cronaca e di riflessione, caro diario. Buon compleanno e “ad maiora semper”, Amico del Popolo, Amico mio.”

I funerali saranno celebrati il 29 gennaio 2026, alle ore 15:30, nella Parrocchia SS. Crocifisso (San Vito) di Agrigento.

Mentre lo affidiamo al cuore misericordioso di Dio e alla preghiera dei nostri lettori, esprimiamo il nostro cordoglio alla moglie Emanuela, alla figlia Federica e ai familiari tutti per la scomparsa del caro Nuccio.

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