( testo e foto di Francesco Principato)—Pubblico fitto e attento al Teatro Samonà di Sciacca per la prima della pièce teatrale di TeatrOltre L’ultima Bolgia, scritta e diretta da Gianleo Licata. Un testo inedito e moderno che prende spunto dalle terzine di Dante Alighieri per portare sul palcoscenico dissertazioni morali e filosofiche sulla natura dei sentimenti umani, sulle conseguenze delle azioni.
Un nuovo viaggio all’inferno porta il poeta fiorentino ad attraversare l’Ade ma ad attenderlo non c’è il sapiente Virgilio bensì un inaspettato Lucifero in minigonna e tacchi a spillo. Ed è proprio il diavolo ad impegnarsi in un’arringa giustificatrice e in un atto d’accusa nei confronti dell’uomo e dei suoi peccati: bramosia di potere, odio, superbia, invidia, narcisismo fanno le persone più luciferine del demonio stesso. Immediatamente si constatano i riferimenti attuali, sebbene l’ambientazione della rappresentazione sia fissata negli anni venti del secolo scorso. Riflettendo ci sembra non casuale questo riferimento al ventennio propedeutico a uno scempio di ogni diritto umano, preparatorio a persecuzioni, guerre e lutti; ventennio che ci sembra molto somigliante a questi anni nostri.
Lucifero, interpretato da una instancabile ed energica Alessia Cattano, punta il dito contro l’uomo, contro il sommo poeta, e lo chiama ad essere testimone delle nefandezze commesse dal Bene e speciosamente addossati al Male. Franco Bruno, convincente e attento Dante, vede presentarsi al suo cospetto alcuni personaggi della sua Commedia ma anche testimoni della punizione ingiusta subita dai rappresentanti del Bene. Ugolino della Gherardesca rivive la sua smisurata punizione, Ciacco e le sue terzine ci fanno ripensare nuovamente ai nostri giorni quando predice la vittoria dei Neri. E in questo personaggio Nicola Puleo scuote d’emozione il pubblico, più ancora del suo Caronte e Astaroth. Così molto emozionante e densa di pathos è stata Francesca Licari nell’interpretazione di Elisa de Cervantes, messa al rogo per le sue conoscenze o forse per il solo fatto di essere donna, ma che comunque volge al perdono il suo obiettivo.
Ed è nel tunnel buio di quest’ultimo viaggio che Dante vede una luce che può salvare l’uomo: l’amore. Le terzine del canto quinto, quelle che narrano di Paolo e Francesca, declamate da Dante e Lucifero, abbracciati in un valzer, indicano la strada della salvezza: espiazione e perdono. In fondo Lucifero ha commesso solo un peccato di superbia per voler esser al pari di Dio, gli uomini lo superano in protervia e in ogni altro vizio di vanagloria.
Lo spettacolo riscuote applausi ad ogni alternanza recitativa. La drammaturgia interessa, il ritmo alto non lascia spazio e pause di concentrazione, nel pubblico ma soprattutto negli attori. La piéce scorre in maniera precisa, nei tempi, nei sincronismi, negli interventi musicali. La regia di Licata definisce bene personalità e intensità recitative. Ma sono gli attori a portare in alto questa rappresentazione: gli esperti Franco Bruno e Nicola Puleo e le giovani Alessia Cattano e Francesca Licari governano la scena, trasportano le loro parole al pubblico senza una sbavatura, senza un’incertezza, dando prova di una professionalità inusuale per una compagnia che continua ancora (secondo noi a torto) a definirsi amatoriale.








