Ven. Mar 13th, 2026

UN PERFETTO CANOVACCIO TEATRALE PER AGRIGENTO CITTA’ VALVASSINA

(di Paolo Cilona)— La vicenda del Consorzio Universitario  ha tutti gli ingredienti per una novella dal titolo : “Spes contra Spem” ovvero “Sperare contro ogni speranza”. İ fatti accaduti meritano una scena teatrale dove il “vento di posizione” coinvolge i diversi soggetti della politica locale, provinciale e regionale. È consuetudine almeno in terra di Sicilia che le nomine siano sempre designate secondo i dosaggi politici nell’ambito principalmente delle forze che governano il Comune, la Provincia e la Regione. Alla base della nomina,  l’appartenenza politica  ha un valore aggiunto compresa  quella di trovarsi all’ombra del potente di turno. La meritocrazia nella designazione, seppure abbia un suo valore, non sempre viene tenuta in  conto perchè prevale il “mobilio politico” del candidato ovvero il valore intrinseco dell’appartenenza e della sua forza sul piano elettorale. İl ritorno di Nené Mangiacavallo, in un primo tempo fortemente auspicato dalla stessa Giunta di Governo, è rimasto per così dire “sospeso” per gli avvenuti fatti e fattacci  politici rilevanti all’interno della stessa maggioranza di governo con il ritiro delle deleghe ad alcuni assessori appartenenti allo scudo crociato. Da qui il nostro argomentare  di cronisti perché la verità attorno alla retromarcia riguardante l’onorevole Mangiacavallo la conosce solo il presidente Schifani. Spettera’ allo stesso rispondere, magari ad una interrogazione, all’assemblea regionale siciliana. Quello che occorre fermamente sottolineare è che non c’è  più tempo da perdere perché a rimetterci sono gli studenti, le loro famiglie e l’istituzione universitaria. La gente voleva un polo universitario al pari di Enna ma si è dovuta accontentare di un Consorzio che segna il passo. E qui viene in  mente un fatto realmente accaduto addirittura  nel lontano 1861 allorquando Agrigento per diatribe interne alla politica perdette La Corte d’Appello a vantaggio di Caltanissetta. E così , ancora una volta, la città valvassina  di Agrigento rimane “schifanizzata” e “cuffarizzata”.

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