Il giallo anomalo di Richard Levinson e William Link approda al Palacongressi di Agrigento
(di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)—Dopo più di due anni dal debutto al Parenti di Milano e dopo le (non tante) repliche in giro per l’Italia, la commedia degli americani Levinson e Link che ha dato vita alla lunghissima serie con protagonista Peter Falk, va in scena al Palacongressi di Agrigento per la stagione teatrale Riflessi Culturali. Crediamo che siano in pochi coloro che non conoscano la serie del tenente Colombo e la “anomalia” del giallo rovesciato: nel genere “Howcatchem” l’assassino è subito noto e tutto l’impegno del detective è volto a smontare l’alibi ottimamente congegnato e punire l’autore di quello che all’inizio di ogni storia sembra un “delitto perfetto”.
Anche in questo commedia noir diretta dal regista Marcello Cotugno, che è stata il prequel della serie, c’è un assassino da smascherare: lo psichiatra Roy Flemming pianifica e realizza l’omicidio della ricca e possessiva moglie Claire, con la complicità dell’amante Susan, attricetta di soap. Il delitto sembra essere riuscito benissimo, fino a quando un ostinato, trasandato, logorato, pignolo tenente della polizia di Los Angeles comincia a raccogliere indizi che sembrerebbero minuscoli, insignificanti e irrilevanti per l’inchiesta.
Un’ottima scenografia di Alessandro Chiti riporta sul palco, con veloce rotazione, i due ambienti principali della rappresentazione: lo studio dello psichiatra e la bella residenza della ricca coppia. Qui incontriamo il dottor Flemming (Pietro Bontempo) e la moglie Claire (Sara Ricci); l’amante Susan (Samuela Sardo) e il procuratore Dave (Ninni Salerno). Nello studio in stile Old England si progetta l’uxoricidio, nella sfarzosa abitazione, fra musica jazz, sbalzi di luci e con immagini cinematografiche che scorrono a centro dell’arlecchino del palco, l’uxoricidio si realizza.
E poi entra in scena lui, Gianluca Ramazzotti, che fa rivivere in scena Peter Falk. In ogni movimento, in ogni pausa, in ogni tono, in qualsiasi azione scenica il tenente Colombo è quello che abbiamo sempre visto nel piccolo schermo. Ma Ramazzotti non circoscrive la sua interpretazione del protagonista principale, unisce anche quella che è la recitazione sua, c’è la sua personale ironia del personaggio.
All’ottima e apprezzata prova di Gianluca Ramazzotti non si sono affiancati gli altri protagonisti: personaggi appena accennati e privi di marcata personalità hanno lasciato tutta la scena sulle spalle del tenente e del suo contendente l’assassino Pietro Bontempo. Sarà stata sicuramente una scelta registica ma se accanto all’esiguo spessore dei personaggi femminili e del procuratore, si palesano periodi di lentezza dell’azione scenica, i momenti di noia diventano inevitabili. Ma forse sarà anche l’assenza della curiosità della scoperta del colpevole, sebbene il tenente cominci a svelare le minuzie investigative che assommandosi cominciano a smontare l’alibi dell’assassino, comincino a rendere partecipe anche il pubblico dei suoi convincimenti di investigatore. Il tenente Colombo acquisisce sempre più certezze e… simpatie. Ma come farà il detective a smontare l’alibi inattaccabile e a incastrare l’assassino? Non sveleremo sicuramente il vero enigma di questo genere giallistico.
Procedimento inquisitorio nella patria dell’accusatorio.
Non sono solo i gialli del tenente Colombo ad essere anomali, lo è anche il suo modo di indagare: fuori da ogni logica del diritto dell’accusato. Oggi non ci potrebbe essere un tenente Colombo che “punta” un presunto colpevole e non lo molla finché lo prende per sfinimento; oggi Colombo non potrebbe addurre prove acquisite al di fuori del codice di procedura; oggi Colombo non potrebbe parlottare con un procuratore impegnato al rinnovo della carica elettiva piuttosto che all’accertamento della verità. Nè in America tanto meno in Italia. Almeno fino a oggi, fino alla prossima riforma della giustizia. Magari domani anche qui i procuratori saranno eletti o nominati dei ministeri e avremo investigatori che “puntano” presunti colpevoli.
Spettacolo piacevole con qualche pausa di troppo questo Tenente Colombo: analisi di un omicidio. Alla fine è risultato uno spettacolo interessante, recitato bene e ben curato nell’aspetto scenico. Soprattutto è un’operazione di rivisitazione di una serie di grande successo, è un omaggio scenico a un grande attore, è una commedia piacevole. La pecca principale è il conformismo, il conformismo al quale è ridotto il femminicidio. Ma almeno sulla scena infine un riflusso morale arriva, forse.























