Al teatro della Posta Vecchia significativa affluenza di cittadini per assistere al convegno “Comitato per il No al referendum sulla riforma della Giustizia”, promosso dall’Associazione nazionale Magistrati. Queste le dichiarazioni chiave per votare convintamente NO al referendum del prossimo marzo.
“Questa riforma cosi come è stata concepita non apporta nessun miglioramento al sistema giudiziario ne può in qualche modo venire incontro alle preoccupazioni dei cittadini, che riguardano i tempi della giustizia nel settore penale, riguardano il senso di insicurezza per l’ordine pubblica e l’incolumità pubblica, e sono tutte problematiche importanti alle quali questa riforma, sulla separazione delle carriere, non da una risposta. Bisogna considerare anche che la riforma così come è stata concepita comporterà una riorganizzazione complessiva e dei costi che non saranno indifferenti” , ha dichiarato Manfredi Coffari, Presidente della Sottosezione ANM di Agrigento. Presenti con i loro interventi il Procuratore Giovanni Di Leo e altri magistrati come Wilma Mazzara e Giuseppe Miceli, oltre al prof. Andrea Merlo e tanti esponenti del mondo dell’avvocatura, dell’associazionismo e della società civile. Tra i presenti l’on. Ida Carmina del Movimento 5Stelle, l’ex presidente Corte d’Appello Salvatore Cardinale, il segretario della CGIL Alfonso Buscemi, il rappresentante di Lega Ambiente, Gucciardo.
“E’ importante andare a votare come senso di impegno civile. E’ una riforma costituzionale ed è importante che ci sia una mobilitazione da parte di tutti i cittadini che si vogliono interessare delle questioni dello Stato”; ha dichiarato il Presidente della Sezione distrettuale dell’ANM, Carlo Hamel. La riforma, secondo le ragioni del No, non rende la giustizia più efficiente, anzi la rende meno indipendente. Divide i magistrati, crea nuove gerarchie e apre varchi alle interferenze dell’esecutivo. Con la riforma il giudice e il Pm non diventeranno più giusti, ma più controllabili. La riforma rende più facili le pressioni indebite della politica sulla giustizia.“E’ una riforma che altera gli equilibri costituzionali della magistratura. Riteniamo che le persone devono essere informate soprattutto sugli aspetti piu tecnici, riteniamo che sia una riforma che non migliora il servizio della giustizia ma altera l’equilibrio a favore del potere politico”; ha detto il giudice Matteo De Nes, responsabile territoriale del Comitato, che ha coordinato l’incontro. Per i nostri lettori riportiamo di seguito le opinioni espresse in un video dello storico Alessandro Barbero contro il quale si sta accanendo la parte più “becera” dei social.
Ci ho messo un po’ a decidere di girare questo video in cui spiego le ragioni per cui voterò no”. Inizia così l’intervento con cui Alessandro Barbero spiega pubblicamente le ragioni del suo voto no al referendum sulla separazione delle carriere. Sono 4 minuti e mezzo di video, inviato dallo storico al Comitato “Società civile per il no”, guidato da Giovanni Bachelet, che lo ha pubblicato sul suo canale Youtube. Barbero mette in fila i motivi che lo hanno spinto a schierarsi contro la riforma del ministro Carlo Nordio. Parte da un elemento: “Il referendum non è sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudic. La separazione di fatto c’è già. Già adesso il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta nella vita e pochissimi lo fanno”, spiega lo storico, riferendosi al fatto che oggi i passaggi di ruolo tra pm e giudici avvengano con percentuali da prefisso telefonico (Nel 2023 8giudici su 6.665, lo 0,12%, diventati pm. Ventisei pm su 2.186, l’1,19%, diventati giudici). Prosegue Barbero: Al centro della riforma “c’è la distruzione del Consiglio superiore della magistratura, così come era stato voluto dall’assemblea Costituente. E allora spieghiamoci: il Csm è l’organo di autogoverno dei magistrati con funzioni anche disciplinari, cioè fa qualcosa che prima sotto il regime fascista faceva il ministro della Giustizia. Quindi, era il governo, cioè la politica, che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava: “I padri costituenti vedevano benissimo che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini dal governo e che possono essere puniti dal governo. Per questo la Costituzione prevede che il Csm sia composto per due terzi da magistrati ordinari eletti dai colleghi e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici eletti dal Parlamento”. Il Csm, dunque, “è la garanzia che la magistratura sarà sì in contatto col potere politico, ascolterà le ragioni del governo, ma sarà libera nelle sue scelte, non dovrà obbedire agli ordini”. Se passerà il Sì la riforma indebolirà il Csm con il rischio di una deriva autoritaria. “Intanto perché prevede che sia sdoppiato, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e che al di sopra dei Csm ci sia un altro organo disciplinare separato, anch’esso composto da rappresentanti dei magistrati e da membri di nomina politica. Ma soprattutto la riforma prevede che in tutti questi organi i membri togati, cioè quelli che rappresentano i magistrati e che finora erano eletti dai colleghi, siano tirati a sorte. La giustificazione di questa misura pazzesca che non si usa in nessun organo di grande responsabilità, è che la magistratura e politicizzata, cosa considerata orribile, e che quando vota la magistratura elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti e questo si vorrebbe evitarlo”. Il vero nodo, dunque, è rappresentato dal sorteggio ibrido: puro per i componenti togati dei Csm, cioè i rappresentanti dei magistrati, temperato per i laici, gli esponenti della politica, che saranno sorteggiati sulla base di un elenco compilato dal Parlamento. Solo che di questa lista non si è ancora specificata la consistenza numerica, che potrà essere di poco superiore (o addirittura identica) al numero di posti da coprire. Di fatto quindi la politica – a differenza della magistratura – continuerà a scegliere in qualche modo i propri rappresentanti al Consiglio superiore. Dunque avremo due Csm “dove i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui“. “A me sembra che questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore. Dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni. Ora, naturalmente, chi è favorevole alla riforma può benissimo dire, come infatti molti dicono, che va bene così. È proprio questo che vogliamo. Uno stato moderno ed efficiente deve funzionare così. Io la penso diversamente e per questo voterò no. E alla fine ho deciso che poteva aver senso che provassi a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò”.




















