(di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)–L’amore rivoluzionario dello spettacolo di Laurito e Gragnaniello emoziona e diverte il numeroso pubblico del Pirandello.
Marisa Laurito monta uno spettacolo dove l’argomento è l’amore, quello che lei definisce rivoluzionario: l’amore di quel grande cuore che lei dipinge in scena ma anche l’amore tossico di questa società dove amare senza compenso è diventato irrazionale, dove amare l’altro, amare il diverso, amare chi eccepisce la tua opinione è così contraddittorio da sfociare in odio. E’ su queste brevi introduzioni che si librano le composizioni di Enzo Gragnaniello, è su questi temi, organizzati dalla regia di Massimo Venturiello, che la mandolina di Piero Gallo, il violoncello di Erasmo Petringa e le percussioni di Massimo Caligiuri, integrano la chitarra e la voce di Massimo Gragnaniello in un concerto che inizialmente ribalta i canoni della tipica canzone napoletana. Le musiche sanno di blues, di ritmi afro-mediterranei, di sonorità universali e viscerali e le canzoni iniziali, che denunciano l’assenza di amore perfino per la terra, sono Povero munno, L’ammore è na rivouzione e Sto cercanno. Gli arrangiamenti sono avvolgenti e compositi, creano un’atmosfera di coinvolgimento. La complicità emotiva è ampliata da Marisa Laurito che fra un aneddoto musicale e una riflessione emotiva introduce quel sentimento inumano troppe volte nascosto sotto la parola amore. Ci pensa ancora la band di Gragnaniello e le canzoni più toccanti di Enzo a creare una cortina di commozione: Donna e Cu’mmè toccano l’anima del pubblico e scatenano applausi.
Dal pathos al divertimento
Marisa Laurito abbandona il pennello a quadro ultimato e narra l’episodio del debutto di Napoli milionaria di Eduardo de Filippo, descrive il clima della seconda guerra, riporta le parole finali del capolavoro: S’ha da aspettà, Ama’. Ha da passà ‘a nuttata, per ribadire che a tutt’oggi la nottata non è ancora passata.E la band intona ‘O surdato ‘nnamurato ma la vecchia canzone di Aniello Califano ha un ritmo malinconico, addolorato, a ricordare come non ci sia nulla di positivo a fare il soldato, a morire soldato. E’ un’ultima riflessione sull’amore malato, sulla mancanza d’amore. Poi tocca ai classici napoletani, quelli che hanno fatto la storia della canzone partenopea: Luna rossa, Voce ‘e notte e I’ te vurria vasà. e alle più recenti canzoni di Gragnaniello Suonn’ e ‘Stu criato.
E non potevano mancare i motivi dell’avanspettacolo
Dopo la commozione e la denuncia, dopo la lievità sentimentale, è la leggerezza del varietà teatrale a condurre lo spettatore alla fine dello spettacolo: Marisa Laurito si veste dei panni della spregiudicata Ria Rosa e intona Cinematografo per poi cimentarsi in Non sta bene con tanto di mossa. Applausi scroscianti e richieste di bis evidenziano il gradimento del pubblico. Gragnaniello e Laurito non si sottraggono e insieme ai suoi talentuosi musicisti Enzo intona Vasame mentre Marisa canta Reginella, invitando il pubblico a fare il coro del ritornello.
Vasame scansa schemi usuali e luoghi comuni.
Ma non sono solo i brani citati e risuonare nel teatro, molte altre canzoni, e altri aneddoti, hanno arricchito le quasi due ore di spettacolo. Che poteva sembrare un recital per canto e voce narrante, poteva sembrare un revival per nostalgici della canzone napoletana. Invece è stato uno spettacolo espressivo, per certi versi quasi militante ma non solo della musica partenopea. Merito di Marisa Laurito che ha condotto il pubblico dentro le canzoni, pregio delle parole del poeta Enzo Gragnaniello, virtù di musicisti che hanno tirato fuori dagli strumenti emozioni e vibrazioni. Vasame ha divertito ma ha anche toccato le corde dell’anima del pubblico in sala che ha ringraziato con ripetute acclamazioni.












