Ven. Mar 13th, 2026

   LA  NORMALIZZAZIONE  DELLA  CRUDELTA’

(di Rocco Agnone*)—In una recente intervista, resa al quotidiano “La Repubblica”, lo scrittore americano J.S. Foer ha sostenuto che ci si trova “di fronte al fallimento morale del potere americano che normalizza la crudeltà”. L’episodio che ha suscitato tale considerazione è l’uccisione a Minneapolis di una giovane madre innocua da parte di un poliziotto-militare appartenente alla famigerata formazione anti-immigrati denominata ICI. La donna era solo colpevole di protestare avverso il trattamento usato verso gli immigrati e, quindi, meritevole di essere giustiziata con alcuni colpi di pistola sparati a bruciapelo sulla testa. Infatti, ogni genere di diversa manifestazione del pensiero non è tollerata e deve essere spazzata via con l’intimidazione e l’utilizzazione anche di uomini incappucciati, con identità ignota, con scarsi titoli di studio, con un passato a volte non edificante e ben pagati. L’ICI è una milizia che dipende direttamente dal Presidente USA e sulla quale non è azzardato chiedersi se non abbia qualche somiglianza con le SS naziste (in questo caso al posto degli ebrei ci sono gli immigrati). Analoghi caratteri assume il rapimento inedito del capo di uno stato, del quale con espressa dichiarazione si vogliono gestire a proprio piacimento le risorse naturali, con un’azione militare che ha inevitabilmente causato la morte di un certo numeri di uomini, anche civili. Ma tanti altri eventi accaduti in varie parti del mondo in questo scorcio di secolo e nel Novecento, tralasciando i secoli precedenti, sono accompagnati dal tentativo di rendere accettabili le crudeltà inflitte a un gran numero di uomini. Basta accennare al fatto delle molteplici guerre, tutt’altro che necessarie, provocata da pochi uomini, detentori del potere, che hanno disposto indebitamente delle vite di tanti  esseri umani (come esempio basta accennare alle morti orribili sulla linea del fronte di molti  soldati durante la prima guerra mondiale). L’estrema brutalità di tali eventi è manifesta, anche se ancora molti sconoscono un fattore importante che ha accompagnato sempre tali brutalità. Proprio perché si tratta di brutalità, per poterla esercitare occorreva e occorre mascherarla per renderla accettabile, se non addirittura desiderabile, per convertirla, appunto, in normalità. Si ricorre, quindi, alla propaganda di presunti valori. E così, tra gli altri, nasce il valore epico di chi è disposto a dare la propria vita per la Patria, dell’eroe o quasi. In realtà viene richiesto spesso il sacrificio per una patria concepita al servizio della soddisfazione degli interessi particolari di chi ne detiene il potere. Connesso al valore del sacrificio per la Patria è l’imposizione del valore dell’obbedienza a chi detiene anche il comando militare. Illuminanti al riguardo sono le prese di posizione, di perenne attualità, di don Milani. Ecco qualcuna delle sue significative manifestazioni di pensiero:” I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cioè che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante”; “Se l’avessero educato a guidarsi con la coscienza invece che con l’Obbedienza “cieca, pronta, assoluta” quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50 milioni di morti)”. In definitiva il don Milani, che riteneva esistessero valori “ben più alti” di quello assegnato alla Patria, portò alla luce una verità fondamentale e attuale nell’epoca della caccia al migrante:” Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Insomma di fronte ai sepolcri intitolati a militi più o meno ignoti l’unica cosa da fare non è la celebrazione del valore da chi è stato mandato a morire in nome dell’obbedienza, ma suscitare in noi una grande pietà, una amorevole compassione per fratelli a cui è stata tolta la vita indebitamente. E sempre restando nell’ambito degli uomini di Chiesa e delle loro relazioni con le vicende del mondo, infine, non si può non accennare agli atteggiamenti di papa Leone XIV. Certamente ha enunciato frequentemente una serie di principi molto validi (particolarmente apprezzabile è stata la posizione critica assunta nei confronti della tendenza al riarmo nella giornata dedicata alla pace). Però in una realtà del mondo che rischia di precipitare rovinosamente con grave danno dell’umanità e di chi è più fragile e meno potente non è sufficiente la proclamazione con stile solenne di principi anche se sacrosanti. Inoltre, occorre astenersi da azioni oggettivamente ambigue. Ad es. appare discutibile il ricevimento da parte del papa della venezuelana Machado, che aveva dichiarato di voler donare il Nobel della pace attribuitole al Presidente Trump per la sua azione militare in Venezuela, presupposto, a suo avviso, dell’instaurazione di uno stato libero (non risulta che tale dichiarazione le sia stata contestata). Dopo l’udienza, poi, la Machado in una nota ha dichiarato:” Ho espresso al Pontefice la mia gratitudine per il suo sostegno … e con il sostegno della Chiesa e la pressione senza precedenti del governo USA, la sconfitta del male nel paese è più vicina che mai”. Dunque la Machado a seguito dell’udienza con il Pontefice avrebbe dedotto che il sostegno del papa e l’azione militare di Trump in Venezuela convergono per la realizzazione di un unico obiettivo.  Discutibili sono anche i rapporti avuti dal segretario vaticano Parolin con quello americano Rubio per cercare di favorire il rifugio a Mosca del presidente venezuelano Maduro, evitando in tal modo lo spargimento di sangue a seguito di una azione militare per catturarlo. Quindi, tutto sommato l’azione di Trump di liberarsi di Maduro e mettere le mani sulle risorse del Venezuela con un’azione militare o, comunque, con la minaccia di farlo poteva essere di fatto accettabile purché si evitasse il bagno di sangue (in tal modo mandando a buon fine la minaccia con il rendere l’obiettivo più comodamente raggiungibile). Considerate le suesposte premesse quali comportamenti la preoccupante realtà mondiale richiederebbe a una personalità come quella del Pontefice? Non certamente il sostegno di cui parla la Machado, ma prese di posizioni coerenti con i valori evangelici. Lui dovrebbe essere il testimone del Dio di Gesù nella quotidianità terrena. Nel caso di circostanze particolari non dovrebbe esprimere la volontà del Dio che rappresenta, tutore degli oppressi e degli ultimi, così come è stata indicata in un versetto del profeta Isaia:” La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento”? E di conseguenza dovrebbe pubblicamente dire a Trump più o meno:” A sostegno della dignità di tutti gli esseri umani ti dico che non puoi offrire al mondo il modello dell’esercizio del potere senza limiti se non quello della tua volontà; che devi sciogliere il tuo nucleo paramilitare (ICE) contro gli immigrati che, tra l’altro, ha provocato l’assassinio di una donna inerme; che devi fare rientrare nel suo paese il capo di stato e la moglie che hai prelevato con un’azione violenta; che devi rinunciare alle tue pretese neocolonialiste su altre nazioni”.

In conclusione: se nel mondo non ci saranno adeguate reazioni popolari, di personaggi autorevoli, di capi di stato consapevoli, indirizzate all’instaurazione di un’etica pubblica da porre alla base della governabilità, la crudeltà diventerà sempre più normale e, quindi, crescerà sempre più la sofferenza di una moltitudine di esseri umani. (*Rocco  Agnone-già Provveditore agli studi di Ragusa)

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