L’esilarante metateatro di Michael Frayn e il duraturo successo di Attilio Corsini & C.
( di Francesco Principato-fotogallery di Diego Romeo)—Se da più di quarantanni Rumori fuori scena dello scrittore inglese Michael Frayn miete successi in tutti i teatri del mondo non ci sarà un motivo solo e bastava andare a vedere lo spettacolo di ieri al Palacongressi di Agrigento per comprenderli tutti. Si capisce perché la messinscena della compagnia Attori & Tecnici diretta dal regista Attilio Corsini continua a mietere successi fin dal debutto del 1983 al teatro Flaiano di Roma con la traduzione di Filippo Ottoni.
Nel capolavoro di originale comicità dei Frayn c’è prima di tutto il metateatro moderno, con il regista in platea che cerca di ultimare la prova generale della recita di una commedia degli equivoci da rappresentare; c’è la moltitudine di caratteri umani e di rapporti personali all’interno della compagnia; c’è infine la trecentesima replica di una combriccola di attori ormai stanca e insofferente alla forzata convivenza. In tre atti vengono portati allo scoperto gli umori di attori e tecnici, con pregi e difetti, e le traversie di ogni spettacolo. In tre atti si ripete la stessa commedia da visuali diverse: del regista durante le prove, degli attori nel fuori scena e infine all’ultima replica. Tutte le tre versioni della rappresentazione diventano occasioni di gags esilaranti, di battute argute, di situazioni brillanti che trascinano il pubblico in un crescendo di ilarità e divertimento.
Dalla “summa” umoristica alla comicità universale
La comicità del testo di Michael Frayn, e dell’allestimento di Attilio Corsini, non poggia le basi sul gioco di parole, sulla satira sociale, sulla rappresentazione degli aspetti ridicoli dei caratteri umani, sull’azione buffa o sulla situazione assurda, sulla coincidenza spassosa. La comicità di Rumori fuori scena si basa su tutto questo e ancora altro: le fisime del mondo del teatro e le rivalità più o meno artistiche sono ulteriori motivo di comicità e divertimento. E poi c’è il grande ritmo della recita, il sincronismo perfetto dell’azione scenica: un meccanismo da ingranaggio d’orologeria.
L’inossidabile regia di Attilio Corsini e l’ottimo affiatamento del cast
Un cast di attori bravi e perfettamente integrati assicurano la fluidità dei 150 minuti di spettacolo, tiene alta l’attenzione dello spettatore e induce continuamente alla risata, stimolata dall’assortimento delle provocazioni spassose. Una messinscena ormai molto oliata, identica fin dalla prima e con attori già presenti fin dal debutto a cui si sono innestati nel tempo giovani che non sfigurano accanto ai maestri della cooperativa Attori & Tecnici. Accanto alla “vecchia” governante Viviana Toniolo, al “navigato” regista Carlo Lizzani e all’irresistibile attore beone Roberto Stocchi, e all’esperto Stefano Messina, i giovani Virginia Bonacini, Marco Simeoli, Chiara Bonome e Simone Balletti completano un cast che calca in maniera perfetta la scenografia sontuosa di Bruno Garofalo dimostrando non solo doti attoriali ma anche dinamicità fisica eccellente, necessaria per tenere il ritmo altissimo della pièce.
Un classico moderno destinato a durare
Rumori fuori scena è una di quelle commedie destinate a diventare un classico, uno di quei capolavori che non affidandosi a mode del momento né a stili passeggeri è designato a durare nel tempo. Eppure Michael Frayn non si può certo considerare un autore comico, anzi la sua attività di scrittore giornalista saggista è stata sempre indirizzata all’impegno sociale e a temi universali. Runori fuori scena è un’altra prova che quando gli autori seri e profondi vogliono divertirsi, e divertire, sanno veramente come fare.
Voto 4/5


















