Mar. Gen 13th, 2026

MANNINO, CHE LEZIONE DI STORIA!

(di Nicola D’Agostino)—Il dialogo tra Lillo Mannino e Paolo Valentino, ieri ad Acireale, sull’attuale scenario internazionale ed europeo e sulle ragioni che hanno portato a recenti conflitti e guerre, sulla necessità infine di individuare percorsi di pace equi, è stato di livello altissimo. Una lezione di storia e geopolitica che non teme confronti con altre esperienze di livello nazionale: siano esse convegnistiche, piuttosto che televisive.

Abbiamo imparato che le radici dell’invasione in Ucraina affondano nei secoli scorsi, nella propensione imperialista russa mai negata, negli interessi economici ed espansionistici, nella crescente radicalizzazione di nuovi blocchi geografici, politici e commerciali che svolgono la funzione di ingerenza, di controllo e di guida di Stati satelliti.

In questa visione del nuovo mondo, che parte dal crollo del muro di Berlino, dal superamento del blocco sovietico-comunista e dalla nascita dell’Europa che conosciamo (con i suoi enormi pro e le sue innegabili fragilità), ecco che gli attuali Trump, Putin, Xi Jinping, veri padroni del mondo, se lo stanno organizzando ad uso e consumo delle economie (spesso anche di guerra) che rappresentano.

Le loro innegabili rivalità (finanziarie, produttive, culturali anche) irrigidiscono le posizioni in loro favore, favorendo la costituzione di nuovi blocchi di potere, imponendo di fatto una nuova “pax” mondiale che faccia unicamente gli interessi di USA, Russia e Cina. L’emergente India sgomiterà, gli altri Paesi ricchi sceglieranno l’area di influenza che più gli conviene, quelli più poveri saranno destinati ad essere sottomessi.

Quel che è successo in Palestina lo dimostra, così come ciò che rischia di accadere in Ucraina, laddove la ricerca di una pace qualsiasi va in contrasto con il Diritto internazionale disprezzato e con il ripristino di condizioni di giustizia ed equità a favore di un popolo palesemente occupato.

E l’Europa? I tre big players la pensano allo stesso modo: moneta troppo forte, economia troppo forte, interessi troppi forti. L’Europa va disinnescata con le nuovi correnti politiche sovraniste affidate a politici incolti (i nazisti putiniani dell’Afd tedesca, i populisti putiniani della Lega in Italia, i fascisti putiniani della Le Pen in Francia, tanto per fare tre esempi), l’Europa va dunque divisa come un secolo fa, spacchettata, asservita agli interessi dei nuovi blocchi, perché ritorni ad essere mercato di consumi e mai un vero ed alternativo blocco politico unitario con precisi interessi geografici ed economici.

La Pace degli ultimi 80 anni è finita, le guerre (anche quelle che non si vedono o non sembrano tali: quelle dei dazi, quelle informatiche) sono una realtà devastante, e la nuova pace che il nuovo ordine mondiale ci imporrà, soprattutto a noi europei, rischia di farci fare passi indietro enormi e pericolosi per le nostre giovani e deboli democrazie, che si sono cullate nella convinzione che la solidarietà Occidentale fosse indiscutibile. Non facciamo più parte delle vere trattative, siamo stati esclusi dal Nuovo Occidente che si organizza. Cambierà la cartina geografica ed il Risiko entro cui rischiamo di essere trascinati: l’Europa ha perciò una unica scelta obbligata, quella di non piegarsi e di rilanciare un ruolo più ambizioso, di sfide diplomatiche, commerciali, culturali che imporranno ad una parte dei 27 Stati, i più coraggiosi e volenterosi, di sedersi con i 3 big imponendo un tavolo a 4. Ma serve coesione ed unità tra Italia, Francia e Germania e, chissà, anche con una più lucida Gran Bretagna: gli altri paesi europei si adegueranno, giacché il giochino troppo democratico dei veti sta facendo esclusivamente gli interessi di USA, Russia e Cina e dei pochi Stati “satelliti” infiltrati nella cosiddetta Europa Unita e che preferiscono tradire i comuni impegni per inseguire egoistici interessi particolari.

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