( tratto dal libro “Metaversi apocrifi” di Giuseppina Iacono Baldanza)
Primo dell’anno di ogni anno! Per le vie principali di qualsivoglia città, il giornalista di turno chiede ai passanti: “Cosa si aspetta? Come sarà? È il solito cliché! Ma la curiosità mi trasporta in una immaginifica intervista in cui, a condizioni storico-ambientali diverse, il cronista formula la stessa domanda al Principe Tomasi di Lampedusa e a un comune mortale del nostro tempo.Sebbene ciascuno a suo modo, il primo, alludendo alla famosa frase del nipote Tancredi, direbbe “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”; il secondo si avvarrebbe del detto dei padri “Megliu ‘u tintu pruvatu ca ‘u bonu a pruvari” nella variante “Sacciu chiddru chi lassu ma nun sacciu chiddru ca trovu”. La formulazione delle due risposte è diversa nella forma, ma non nella sostanza, perché il popolo siculo, popolo rispettoso è, specialmente verso il Principe che, oltre a essere titolato, è stato reso immortale dalla letteratura con il “GATTOPARDO”, libro tradotto in quarantasei lingue, con uno studio antropologico su noi siciliani, così dettagliato ca mancu Cesare Lombroso, per convincere noi e il resto del mondo. E al convincimento nni ci purtà subito subito. “Noi siamo Dei” disse. Figuratevi quale grande gioia pi ddri poviri masculi e fimmini scumminati, claudicanti, cjunchi,muti, malimisi, và! Non ci pottiru neanche i greci che, duemila e cinquecento anni prima, oltre i templi, c’avevano trasportato tutto l’OLIMPO. Verità per verità, certi frasi so ancora ‘un ni calano. Non perché siamo irriverenti o ribelli, ma, se è vero, come è vero, che i panni sporchi si lavano in casa, sbandierare, urbi et orbi, “Il sonno, caro Chevalley,, è ciò che i siciliani vogliono ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare”, non fu ‘na trovata geniale. Cca ne nantri si dormi, ma ‘u giustu! E quando non si dorme, nni liggemu ‘u romanzu sò per convincerci ancora cchiossà ca li minchiati li sapiva sparari puru Iddru. Certe affermazioni rimangono incomprese: siamo noi che abbiamo influenzato il Principe o è il Principe che ha influenzato noi? Perché “Il peccato che i siciliani non perdonano mai, è il fare?” È forse pi ‘stu scantu ca rifiutò la nomina di Senatore del parlamento romeno? Poteva, se avesse accettato i saggi consigli del cavaliere Chevalley, regalarci il futuro con una sola proposta di legge: la revisione della sintassi della nostra lingua. Ehi sì, riverito Principe! Com’Ella sa (o non c’ha mai fatto caso?) essa non prevede il futuro. I nostri verbi si coniugano al presente o al passato (raramente all’imperfetto ché a noi poco s’addice). E il “futuro” ‘unn’è? Cu nni l’arrubbà? Nun vulissi ca fussi stato proprio Voscenza per non disturbare lo Status – quo Suo e dei suoi simili! Pari nenti! Ma, per noi comuni mortali, la modifica sarebbe stata importante perché, se è vero com’è che il linguaggio è lo specchio del pensiero, secondo una legge matematica, cambiando uno dei due fattori, si modifica il prodotto. “Le parole sono pietre” ha detto saggiamente qualcuno. Vuoi vedere che da noi, per metamorfosi, diventano zavorra? Che fa il nesci, Principe, o non l’ha mai saputo? E poi, mi perdoni, i dubbi che mi assillano sono molteplici: ‘stu Sedara, padre di Angelica, fu spertu picchì a Voscenza lu futtì nell’accumulo di patrimonio, o fu cchiù spertu Voscenza a rifottergli, con un matrimonio, il patrimonio che aveva accucchiatu, trafficando all’insaputa di Voscenza? Ella colloca noi nel regno vegetale e Sedara nella categoria dei “semidesti! Ma ‘sta categoria chi comprende? Politici, arrinanzati, arruffapopolo ca sinceramente, ‘un mi parinu tantu d’accordo con il pensiero gattopardiano, per il semplice motivo che, se si trovanu dunni sunnu, è perché tutto non è rimasto com’è. S’Ella avesse discorso con costoro, iddri c’avissiru arrispunnuto come il noto scienziato: “Eppur si muove”, frase pericolosa, ma per Galileo, c’appi abiurari per scansarsi d’essere abbrusciato vivo, facendosi solo il carcere, non per Vossignoria! A parte che da noi ‘n carcere ci vanno solo gli strazzati… ma questa è un’altra storia!
Il nostro cervello è formato da cinquantamila miliardi di cellule che Vostra Altezza arriniscì a portarli tutti ‘c confusione. Il grande Gandhi nun scrivì nenti e bbonu fici! Ma con la sola forza del pensiero e… dell’esempio e cu quattru paroli chiari, smuvì milioni di persone, portando a compimento un progetto dunni nuddru c’ avesse scommesso nemmeno un soldo falso. Pure a noi Vostra Eccellenza nnì smuvì, ma li nervi, per essere tradotti e sputtanati in tutte le lingue, meno che la nostra: “u sicilianu”, và!
(Giuseppina Iacono Baldanza)






